L’Europa deve aprire i propri arsenali militari per sostenere l’Ucraina e ripensare radicalmente il proprio modello industriale della difesa, abbandonando una produzione di armamenti troppo sofisticata, costosa e lenta da espandere. È il messaggio lanciato dal commissario europeo alla Difesa Andrius Kubilius in un’intervista al Financial Times, nella quale ha chiesto ai governi europei di mettere a disposizione di Kiev le proprie scorte militari e di accelerare la produzione attraverso sistemi più semplici e scalabili.
“I governi dovrebbero aprire i loro stock per fornire all’Ucraina ciò di cui ha bisogno”, ha affermato Kubilius al quotidiano britannico, collegando il rafforzamento delle capacità militari ucraine anche alle discussioni che iniziano a riemergere in Europa sulla possibilità di riaprire canali negoziali con Mosca.
“La sola formula che può portare alla pace è la cosiddetta pace attraverso la forza”, ha spiegato. “La forza deve stare dalla parte dell’Ucraina”.
Il commissario lituano ha individuato uno dei principali limiti europei nella struttura stessa dell’industria della difesa del continente. Secondo Kubilius, mentre Russia e Ucraina hanno adattato rapidamente la propria produzione alle esigenze della guerra, le aziende europee continuano a privilegiare sistemi estremamente avanzati ma difficili da produrre su larga scala.
“Gli europei producono quella che chiamano produzione ‘haute couture’: tecnologicamente molto sofisticata, molto avanzata, molto costosa e impossibile da aumentare rapidamente”, ha detto al Financial Times. “Gli ucraini producono ciò che l’industria europea definirebbe semplicemente ‘abbastanza buono'”.
L’esempio portato dal commissario riguarda la produzione missilistica. L’Ucraina, ha spiegato, sarebbe in grado di produrre quest’anno circa 700 missili da crociera Flamingo sviluppati internamente, mentre la capacità europea resterebbe sotto le 300 unità. La Russia, secondo Kubilius, produrrebbe invece circa 1.200 missili nello stesso periodo.
L’idea avanzata da Bruxelles sarebbe quella di utilizzare parte delle nuove risorse finanziarie europee per trasformare le scorte esistenti in nuova capacità produttiva. L’Ucraina potrebbe acquistare armamenti dagli stock dei Paesi europei attraverso i fondi messi a disposizione dai recenti strumenti finanziari europei; i governi che cedono equipaggiamenti potrebbero poi reinvestire quei fondi nell’acquisto di nuovi sistemi o nell’espansione della produzione.
Le dichiarazioni arrivano mentre la Commissione prepara una nuova iniziativa per rafforzare la base industriale della difesa europea e ridurre la frammentazione del settore. A luglio Bruxelles dovrebbe presentare un piano per creare un mercato della difesa più integrato, affrontando quella che Kubilius considera una delle principali debolezze strutturali europee: la presenza di regole nazionali diverse che limitano la cooperazione transfrontaliera.
“Non esiste realmente un mercato e ci sono molti ostacoli”, ha detto nell’intervista.
Secondo il commissario, i governi continuano a proteggere pesantemente i campioni nazionali della difesa. Paesi come Francia e Germania acquisterebbero circa il 70% della propria produzione militare interna, mentre soltanto il 10% verrebbe venduto ad altri Stati membri, riducendo la formazione di una vera domanda europea comune.

