Inizia ad ampliarsi il dibattito sui piani per la riforma del Servizio europeo di azione esterna (SEAE). Mercoledì il tema è stato affrontato anche dai ministri degli Esteri riuniti a Wicklow, in Irlanda, per il Consiglio informale. La Commissione europea starebbe elaborando piani per smembrare il servizio diplomatico dell’UE e integrarne alcune parti nell’esecutivo dell’UE, in risposta alle richieste guidate da Francia, Germania per una profonda revisione dell’apparato di politica estera di Bruxelles entro la fine dell’anno.
In un’analisi, il quotidiano britannico Financial Times precisa che alti funzionari avrebbero già iniziato a studiare quali funzioni del Servizio europeo per l’azione esterna potrebbero essere assorbite dai dipartimenti esistenti della Commissione, il che però equivarrebbe a un parziale dietrofront su una delle più grandi riforme istituzionali dell’UE degli ultimi due decenni.
Le richieste di una riforma del SEAE, alla cui guida si trova l’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell’UE, Kaja Kallas, giungono a seguito delle rimostranze dei Paesi membri sull’inefficacia del coordinamento e delle risposte alle crisi, tra cui le guerre in Ucraina e in Iran, la politica estera aggressiva di Donald Trump e il crescente ricorso alla coercizione economica come strumento di governo. La riforma chiesta però dai Paesi è un rafforzamento del ruolo dell’Alta rappresentante in seno alla Commissione e non un suo indebolimento.
I piani portati avanti dalla Commissione, secondo il quotidiano britannico, coinvolgerebbero funzionari del segretariato generale della Commissione e delle sue divisioni giuridica e di bilancio e mirano a ridurre le duplicazioni e ad allineare meglio l’attività diplomatica dell’UE con i poteri della Commissione in materia di commercio, aiuti, regolamentazione digitale e tecnologia.
Secondo le fonti citate dal quotidiano britannico, la riforma porterebbe a un risparmio di risorse economiche, tema particolarmente sensibile alla luce dei difficili negoziati sul prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034. L’iniziativa non prevede l’incorporazione completa del SEAE nella Commissione come un’unica, gigantesca direzione per la politica estera, ma la suddivisione delle sue funzioni attuali tra diversi dipartimenti al fine di migliorarne l’efficienza, riducendo le duplicazioni e abbassando la spesa per la politica estera.
La proposta di Francia e Germania sarebbe invece quella di attribuire all’Alta rappresentante un ruolo personale più incisivo in qualsiasi struttura riformata, con una maggiore supervisione del portafoglio ampliato della Commissione in materia di relazioni esterne. Secondo quanto riferito dalle fonti citate dal quotidiano britannico, un SEAE ridotto all’osso rimarrebbe al di fuori della Commissione e supervisionerebbe settori quali le missioni di mantenimento della pace dell’UE e l’addestramento militare.
Kallas frena e avverte sul rischio duplicazioni
Sul dibattito avvenuto tra i ministri relativo a una possibile riforma del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), Kaja Kallas ha affermato che la maggioranza ha sostenuto l’attuale assetto istituzionale. “Se si vuole concentrare i servizi di azione esterna nella Commissione, l’altro aspetto fondamentale è che il mio ruolo supervisioni effettivamente tali servizi. Un lato dell’equazione non può esistere senza l’altro”, ha dichiarato parlando ai giornalisti al termine del Consiglio informale organizzato mercoledì a Wicklow, in Irlanda.
Secondo Kallas, “il primo problema che dobbiamo affrontare riguarda realmente il nostro modo di lavorare, perché non è interamente una questione di istituzioni. Il problema è che non riusciamo a raggiungere decisioni con gli Stati membri”. Il riferimento implicito è al superamento del diritto di veto che ad oggi consente a uno Stato membro di poter bloccare le decisioni di politica estera. Nei giorni scorsi 11 Paesi UE – tra cui Germania, Francia e Spagna – hanno inviato una lettera per chiedere l’abolizione dell’unanimità nel processo decisionale dell’Unione europea nell’ambito specifico della politica estera. Pur essendo stata sostenuta in passato, la proposta al momento non ha il sostegno dell’Italia.
Tuttavia, in questo contesto, secondo l’ex premier estone prima di intervenire sui Trattati, l’UE dovrebbe utilizzare pienamente gli strumenti che questi già mettono a disposizione, a cominciare dall’“astensione costruttiva”, che consente a un governo contrario a una decisione di non bloccare gli altri Paesi intenzionati a procedere.
Quanto al SEAE, Kallas ha riconosciuto l’esistenza di duplicazioni di competenze, sottolineando che la questione assume un peso ancora maggiore mentre l’UE discute il prossimo Quadro finanziario pluriennale e i bilanci nazionali sono sottoposti a forti pressioni. “Se facciamo bene qualcosa nel Servizio europeo per l’azione esterna, non ha senso duplicarlo nella Commissione”, ha osservato.
Il nodo, secondo Kallas, è soprattutto rendere pienamente operativo il doppio ruolo dell’Alto rappresentante, che è contemporaneamente vicepresidente della Commissione, così da coordinare maggiormente la politica estera concordata con gli Stati membri con gli strumenti che rimangono nelle mani dell’esecutivo europeo.
Commercio, cooperazione allo sviluppo, aiuti, allargamento, migrazione e visti sono infatti competenze e leve che Bruxelles può utilizzare nei rapporti con i Paesi terzi. “Se vogliamo agire come un attore geopolitico, dobbiamo realmente mettere insieme queste cose”, ha sottolineato Kallas.

