L’annuncio di Donald Trump di aumentare dal 15 al 25 per cento i dazi sulle auto europee rappresenta già “un danno per l’economia europea” e conferma la necessità per l’Unione di predisporre contromisure credibili, incluse salvaguardie nell’accordo commerciale con Washington e il possibile ricorso allo strumento anti-coercizione. È la posizione espressa a Focus Europe dall’eurodeputato del Partito democratico (PD/S&D) Brando Benifei, presidente della Delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con gli Stati Uniti.
La nuova stretta, annunciata da Trump dopo le critiche del cancelliere tedesco Friedrich Merz alla guerra lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, rischierebbe, se confermata, di violare il tetto tariffario concordato nel luglio 2025 a Turnberry, in Scozia, nell’intesa politica raggiunta tra il tycoon e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Non solo, il primo maggio, Trump ha accusato diversi Paesi europei di essersi rifiutati di contribuire alle operazioni militari di Washington contro Teheran, annunciando anche il ritiro di 5.000 soldati statunitensi di stanza in Germania, non escludendo una mossa simile anche in Spagna e Italia.
Secondo l’eurodeputato, l’annuncio fatto da Trump è già di per sé un “danno per l’economia europea”. Infatti, le dichiarazioni del Tycoon mandano il messaggio che “investire in Europa espone all’incertezza dell’atteggiamento statunitense rispetto alla possibilità di esportare verso gli Stati Uniti”.
Se approvate, le nuove misure violerebbero il limite del 15% concordato nell’ambito dell’accordo commerciale raggiunto nel luglio 2025 tra Trump e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a Turnberry, in Scozia.
Per Benifei, la lezione politica è che una linea attendista o accomodante verso Washington non ha prodotto maggiore stabilità. “È chiaro ormai da tempo che un atteggiamento accondiscendente, sperando che questo possa aiutare ad evitare peggiori conseguenze, non porta i risultati sperati”, ha affermato. L’eurodeputato ha richiamato il precedente della Groenlandia, sostenendo che Trump si è fermato solamente in quel caso, ovvero quando “gli Stati europei hanno mostrato una forte unità e la credibilità nel reagire”.
Il nodo, secondo il presidente della Delegazione per le relazioni con gli Stati Uniti, è la percezione di divisione europea. “Rispetto a queste minacce commerciali l’impressione è sempre che l’Europa sia divisa e che non sia mai credibile nell’esprimersi su possibili conseguenze e risposte alle minacce, e dunque si espone proprio per questa debolezza a un’escalation negativa”, ha osservato Benifei.
Da qui la richiesta di preparare una risposta europea non solo sui dazi auto, ma su tutti i dossier in cui l’UE può essere esposta alla pressione statunitense. “Oggi serve prepararsi a rispondere a eventuali atti contro gli accordi presi, come l’aumento dei dazi sulle auto, ma ciò vale anche per minacce sulla legislazione tecnologica, su possibili cambi delle condizioni sulle esportazioni di beni industriali”, ha dichiarato Benifei. “Abbiamo diverse questioni dove siamo esposti e dove non è possibile accettare di non avere delle salvaguardie”.
Proprio su questo punto si inserisce il confronto in corso tra governi e legislatori europei sull’attuazione dell’accordo con gli Stati Uniti, che prevede l’azzeramento dei dazi doganali dell’UE sui prodotti industriali americani. Il Parlamento europeo ha inserito garanzie nella dichiarazione congiunta, tra cui una clausola di “inizio”, che subordina i nuovi tagli tariffari europei al rispetto degli obblighi da parte degli Stati Uniti, e una clausola di “fine”, che porrebbe termine all’accordo nel marzo 2028. Gli Stati membri restano divisi su queste disposizioni: la Francia appoggia la linea più dura del Parlamento europeo, mentre la Germania vi si è opposta.
Benifei difende la linea dell’Eurocamera e critica i governi che respingono le salvaguardie. “Per questo il Parlamento europeo nell’avanzare la proposta dell’accordo con gli USA ha proposto salvaguardie stringenti, che oggi ancora alcuni governi respingono, compreso il governo italiano”, ha affermato. Secondo l’eurodeputato, “quello che sta accadendo in questi giorni dimostra che questo è un atteggiamento sbagliato, perché bisogna prepararsi a una situazione dove l’incertezza è ancora forte e dove la stabilità si può realizzare soltanto mostrando di avere forza, di avere unità dell’Europa”.
Per Benifei, la credibilità europea passa anche dalla disponibilità a indicare in modo chiaro le possibili reazioni. “Predisporre delle reazioni e delle contromisure, e metterle sul tavolo, compreso il cosiddetto strumento anti-coercizione, permetterebbe di colpire i servizi americani, non per insistere in una direzione di escalation, ma al contrario mostrare che siamo in grado di rispondere per disincentivare atti ostili”, ha dichiarato l’eurodeputato. “Se non facciamo questo – ha concluso i Paesi europei rischiano di vedere ulteriormente danneggiate le loro condizioni e la loro economia”.
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La Commissione: “Tutte le opzioni aperte”
Da parte sua la Commissione europea continua a ribadire di voler attuare la dichiarazione congiunta con gli Stati Uniti, avvertendo che “tutte le opzioni” restano aperte se l’amministrazione americana dovesse adottare misure contrarie agli impegni assunti. Rispondendo alle domande dei giornalisti, durante il briefing di mezzogiorno, il portavoce della Commissione UE, Thomas Regnier, ha sottolineato che Bruxelles vuole mantenere una relazione transatlantica “prevedibile” e “reciprocamente vantaggiosa”, ma non esclude contromisure.
Il portavoce ha spiegato che il lavoro europeo procede “in linea con le procedure legislative standard” e che la Commissione è “in contatto con il Parlamento europeo e il Consiglio per garantire progressi”. Quanto agli Stati Uniti, Bruxelles afferma di tenere “l’amministrazione americana pienamente informata durante tutto il processo” e di restare “in stretto contatto” con le controparti statunitensi “anche per fare chiarezza sui loro impegni”.
“Restiamo pienamente impegnati a una relazione transatlantica prevedibile e reciprocamente vantaggiosa”, ha aggiunto Regnier. “Ma siamo stati anche molto chiari: se gli Stati Uniti dovessero adottare misure incoerenti con la dichiarazione congiunta, manterremo aperte le nostre opzioni per proteggere gli interessi dell’UE”.
Alla domanda sul senso di un accordo con Washington, visto il ripetersi delle minacce tariffarie da parte di Trump, Regnier ha evitato di irrigidire i toni. “Non è la prima volta che vediamo minacce”, ha detto.
La Commissione non ha voluto chiarire quali strumenti rientrino concretamente tra le opzioni evocate, compreso l’eventuale ricorso allo strumento anti-coercizione o ad altre misure commerciali.
Prima dell’accordo di Turnberry, la Commissione aveva predisposto un pacchetto da circa 26 miliardi di euro di importazioni statunitensi e poi una lista ampliata fino a 95 miliardi, successivamente ricalibrata attorno ai 93 miliardi, di fronte ai dazi di Trump su acciaio, alluminio, auto e altri prodotti europei. Tali misure, basate soprattutto su dazi di ritorsione su beni industriali e agricoli americani, erano state sospese dopo l’intesa politica in Scozia, ma Bruxelles non le ha formalmente archiviate, mantenendole come leva nel caso in cui Washington si discosti dagli impegni assunti.
I portavoce UE hanno inoltre confermato che i lavori legislativi sono in corso sul fronte delle cosiddette clausole “sunrise” e “sunset”, discusse nei triloghi. “Il lavoro è in corso. Si stanno facendo progressi a livello dell’UE”, ha detto Regnier. “Alcune delle proposte sono effettivamente in discussione nei triloghi. Noi siamo lì, come sempre, come honest broker, per aiutare i co-legislatori a trovare un accordo”.
Alla redazione di questo articolo ha contribuito anche Sara Bertolli.

