I nuovi dati dell’OCSE pubblicati il 9 aprile mostrano che l’aiuto pubblico allo sviluppo continua a perdere terreno. Nel 2025 l’APS dei Paesi del DAC (Development Assistance Committee) si è attestato a 174,3 miliardi di dollari, pari allo 0,26% del reddito nazionale lordo combinato, segnando il secondo anno consecutivo di calo dopo la flessione già registrata nel 2024. Secondo The ONE Campaign, il quadro che emerge è particolarmente preoccupante perché arriva in una fase di crescente instabilità globale e lascia intravedere una contrazione ulteriore anche nei prossimi anni.
Nel dettaglio, il calo dell’APS tra il 2024 e il 2025 è stato del 23,1% in termini reali, il più ampio mai registrato su base annua, con un ritorno dei livelli di investimento agli standard del 2015. A ridurre i propri aiuti sono stati 26 dei 34 membri del DAC, mentre i cinque maggiori donatori — Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Francia e Giappone — hanno concentrato da soli il 95,7% della contrazione complessiva. È inoltre la prima volta in cui tutti e cinque tagliano simultaneamente.
La riduzione non ha colpito soltanto i volumi complessivi, ma anche la struttura dei finanziamenti. La programmazione bilaterale di sviluppo è scesa del 26,3%, un altro dato record, mentre gli aiuti multilaterali sono diminuiti del 12,7%, fermandosi a 47,9 miliardi di dollari. Secondo le previsioni dell’OCSE, la tendenza non si invertirà a breve: nel 2026 è atteso un ulteriore calo del 5,8%, con livelli di APS che resteranno inferiori del 6,6% rispetto al 2025 fino al 2028. I Paesi più poveri rischiano di pagare il prezzo più alto di questa dinamica, a partire dall’Africa, verso cui gli aiuti bilaterali risultano già diminuiti del 23,9% nel 2025.
Nel caso italiano, osserva ONE, il dato complessivo appare relativamente stabile, ma la composizione degli aiuti racconta un’evoluzione più significativa. “Gli aiuti complessivi dell’Italia sono rimasti sostanzialmente stabili – ma la loro composizione racconta una storia più interessante. I progetti di sviluppo bilaterali sono più che raddoppiati in un solo anno, passando da 1,1 a 2,5 miliardi di dollari. Non si tratta di un caso. Dall’avvio del Piano Mattei, l’Italia ha compiuto una scelta strategica deliberata: allontanarsi dai canali multilaterali per assumere un controllo diretto su come e dove vengono spesi gli aiuti. Nel 2019, la spesa multilaterale era quattro volte quella bilaterale. Questo divario si è ora drasticamente ridotto – e la direzione intrapresa è chiara”, ha dichiarato Sara Harcourt, Senior Policy Director di ONE.
L’organizzazione inserisce questi numeri in un contesto politico più ampio, segnato da tensioni internazionali, guerre e da una crescente tendenza degli Stati Uniti ad agire unilateralmente. In questo scenario, secondo ONE, il ruolo europeo diventa ancora più decisivo. “Data la persistente tendenza degli Stati Uniti ad agire in solitaria, cresce l’esigenza di un maggiore impegno europeo sulla scena mondiale. Questo momento rappresenta una prova di carattere storica per l’Europa: deve dimostrare che, in tempi di crisi e di guerra, è la superpotenza civile che opera per la stabilità e la pace nel mondo e che stringe alleanze per un futuro comune. Affinché ciò abbia successo, gli investimenti nella cooperazione allo sviluppo sono fondamentali: con i negoziati dell’UE sul prossimo bilancio settennale del blocco in corso, si tratta di un’occasione d’oro per agire”, ha affermato da parte sua Stephan Exo-Kreischer direttore per la Europa di ONE.
Sulla stessa linea si colloca anche Ndidi Okonkwo Nwuneli, presidentessa e amministratrice delegata di ONE, che richiama la necessità di rafforzare la cooperazione internazionale invece di arretrare. “In un momento di crescente instabilità globale, la risposta non è ritirarsi, ma rafforzare la collaborazione. La scelta è chiara: impegnarsi in investimenti più intelligenti, specialmente con i paesi africani pronti a guidare il cambiamento, oppure rischiare di deludere i più vulnerabili e minare la sicurezza globale e la prosperità condivisa”.
[a cura di Simone Cantarini]

