La Commissione europea tenta di rispondere alla crisi energetica che sta mettendo sotto forte pressione i Paesi membri dell’UE ormai da mesi con il rischio di aggravarsi durante la stagione invernale alle porte, proponendo una nuova task force per aggregare la domanda, come già avvenuto nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Ad annunciare questa futura misura è stata la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, intervenendo durante la plenaria del Parlamento europeo in corso a Strasburgo.
Da mesi l’Europa sta assistendo a una crisi energetica riguardante anzitutto i raffinati derivante frutto delle conseguenze combinate della guerra contro l’Iran lanciata da Stati Uniti e Israele lo scorso 28 febbraio e che ha bloccato le raffinerie nel Golfo Persico e della guerra in corso in Ucraina che ha pesantemente colpito gli impianti di raffinazione russi. A ciò si aggiungono gli elevati costi di trasporto di trasporto e assicurazione provocati dal blocco dello Stretto di Hormuz e dell’escalation tra Arabia Saudita e i ribelli sciiti yemeniti del gruppo Ansar Allah (meglio noti come Houthi) nel Mar Rosso.
A inizio ottobre il prezzo del gasolio sul mercato europeo ha superato i 1.500 dollari per tonnellata, spinto dalla scarsità globale di prodotti raffinati, mentre il Brent resta vicino ai 100 dollari al barile. Dal costo del greggio il problema si è trasferito nella capacità di raffinazione e nella disponibilità di diesel e jet fuel.
L’Europa ha perso circa 30 delle sue cento raffinerie dal 2009, mentre la capacità di raffinazione regionale è scesa da 17,5 a circa 14,4 milioni di barili al giorno. A settembre le esportazioni di prodotti raffinati dal Golfo erano ancora pari ad appena il 60% dei livelli precedenti alla guerra, nonostante una forte ripresa delle esportazioni di greggio.
Il quadro è però meno rassicurante sul versante delle scorte commerciali e della capacità di aumentare ulteriormente l’offerta: nel principale hub europeo Amsterdam-Rotterdam-Anversa (ARA) le scorte commerciali sono inferiori alla media degli ultimi cinque anni, pur essendosi stabilizzate nelle ultime settimane. Inoltre, le raffinerie europee stanno già funzionando vicino alla capacità massima, lasciando quindi margini limitati per aumentare ulteriormente la produzione interna. Il cuscinetto rimane costituito dalle scorte di emergenza: secondo gli ultimi dati Eurostat richiamati dalla Commissione, queste restano “a un alto livello” e disponibili in caso di interruzioni del mercato.
A fronte di ciò lo scorso 2 ottobre I Paesi del G7 hanno concordato di rilasciare 100 milioni di barili di gasolio e petrolio greggio dalle loro riserve strategiche, cedendo così alle crescenti pressioni del presidente statunitense Donald Trump che nei giorni precedenti aveva minacciato di interrompere le esportazioni di diesel per abbassare i prezzi negli Stati Uniti. Tuttavia, tale misura, che dovrà essere coordinata dall’Agenzia internazionale per l’energia (AIEA) rappresenta una misura temporanea.
Occorre “agire ora”
Nel suo discorso davanti al Parlamento UE, la presidente della Commissione ha descritto l’impatto della crisi sui cittadini europei. “Dalla fine di febbraio, i prezzi del gas sono aumentati del 140%. I prezzi del diesel sono raddoppiati. Complessivamente, i combustibili fossili importati sono costati all’Europa 100 miliardi di euro in più, senza un solo grammo di energia aggiuntiva. Tutti noi stiamo risentendo di questi costi più elevati. Le imprese sono sotto forte pressione. Le persone faticano a pagare le bollette. E questa situazione potrebbe peggiorare con l’arrivo dell’inverno. Pertanto, dobbiamo agire ora”, ha affermato von der Leyen, sottolineando la necessità di affrontare anzitutto i problemi strutturali che sono alla base di questa crisi: la dipendenza europea dai combustibili fossili.
La politica tedesca ha ricordato le misure portate avanti dall’UE nel 2022 in risposta al ricatto russo sul gas che portò i Paesi UE a differenziare le fonti di approvvigionamento e accelerato massicciamente gli investimenti nelle energie pulite prodotte in patria.
“Oggi, le nostre importazioni di gas russo sono scese dal 45% al 12% e le ridurremo a zero entro la fine del prossimo anno. Inoltre, oltre il 70% della nostra elettricità oggi proviene da fonti nazionali e pulite: rinnovabili e nucleari. Grazie alle decisioni prese nel 2022, oggi siamo meno vulnerabili e in una posizione migliore. Pertanto, le decisioni che prendiamo oggi devono seguire la stessa logica”, ha chiarito la presidente della Commissione.
L’UE dovrebbe quindi agire su due fronti studiando misure a breve termine per sostenere i Paesi nell’immediato e a medio lungo termine eliminando quei “problemi strutturali” che espongono l’UE alla volatilità dei mercati esteri dei combustibili fossili.
Per quanto riguarda il breve termine, von der Leyen ha proposto una nuova task force per aggregare la domanda energetica. “Lo abbiamo già fatto in passato…quando la Russia ha cercato di ricattarci, abbiamo riunito gli acquirenti europei. Abbiamo aggregato la domanda. Abbiamo contribuito a garantire le forniture di cui l’Europa aveva bisogno. È un modello che funziona”, ha osservato la presidente della Commissione, che ha proposto di elevare questo strumento a un “livello superiore”, passando dal semplice abbinamento tra domanda e offerta all’aggregazione della domanda e incaricare un operatore di mercato di effettuare gli acquisti congiunti.
Sempre nel breve periodo, von der Leyen ha annunciato che Bruxelles avvierà un dialogo strategico con le raffinerie di petrolio europee per ridurre i costi e garantire le forniture all’Unione europea, in particolare per il settore della difesa. Il dialogo strategico sarà presieduto dai commissari Ue Dan Jorgensen e Andrius Kubilius. Inoltre, von der Leyen ha annunciato che la Commissione concederà agli esportatori un anno supplementare per adeguarsi ai nuovi requisiti dell’Unione sulle emissioni di metano per le importazioni di petrolio, gas e carbone, alla luce delle crescenti tensioni sui mercati energetici globali, come richiesto da diversi Paesi UE, in particolare la Francia. “Concederemo agli esportatori un anno di flessibilità in più per quanto riguarda il metano. Ciò eviterà costi aggiuntivi in un momento di crisi”, ha dichiarato.
La presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha ribadito che la risposta alla crisi energetica legata alla chiusura dello Stretto di Hormuz deve concentrarsi sui nuclei più esposti, evitando misure generalizzate. L’obiettivo, ha spiegato intervenendo nella plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, è sostenere chi non riesce a far fronte all’aumento delle bollette senza alimentare ulteriormente la domanda e i costi complessivi.
Secondo Von der Leyen, ad aprile la Commissione ha presentato AccelerateEu e introdotto un quadro temporaneo per gli aiuti di Stato destinati ai settori industriali maggiormente esposti. Nello stesso contesto sono state delineate opzioni per aiutare le famiglie in difficoltà. Il sostegno, ha sottolineato, deve essere mirato e proporzionato alle necessità, perché gli aiuti a pioggia rischierebbero di avvantaggiare soprattutto i redditi più alti e di comportare costi elevati. La presidente della Commissione ha citato i sistemi di voucher energetici adottati in Francia e Romania come esempi di interventi rivolti alle famiglie a basso reddito. La linea indicata è quella di un sostegno su misura, capace di proteggere le persone più vulnerabili senza ampliare la pressione sulla domanda di energia. Nel frattempo, ha osservato Von der Leyen, imprese e cittadini stanno già risentendo dell’incremento dei costi e la situazione potrebbe peggiorare con l’avvicinarsi dell’inverno.
Ridurre finalmente la dipendenza cronica dai combustibili fossili
Tuttavia, per von der Leyen l’elefante nella stanza resta sempre la dipendenza cronica dell’Europa dai combustibili fossili. “Quando importiamo combustibili fossili, importiamo anche gli shock e le crisi che ne derivano. Dobbiamo quindi trasformare il nostro modo di consumare energia”, ha affermato von der Leyen, secondo cui è necessario oggi compiere scelte strategiche “per garantire la nostra indipendenza energetica domani”. E ciò significa “sostituire i combustibili fossili con energia elettrica pulita prodotta qui in Europa”.
“Sul fronte della produzione – ha proseguito Von der Leyen -, abbiamo già compiuto progressi concreti. L’anno scorso, per la prima volta, l’energia eolica e quella solare hanno prodotto più elettricità di tutti i combustibili fossili messi insieme. Tuttavia, abbiamo bisogno delle infrastrutture necessarie per trasportare questa energia pulita dove serve. Anche in questo caso, cito un dato. L’anno scorso abbiamo installato oltre 80 gigawatt di capacità da fonti rinnovabili. È un buon risultato. Ma una quantità sei volte superiore è ancora in attesa di essere connessa alla rete. Quindi va sprecata. Ed è per questo che abbiamo un urgente bisogno di potenziare le nostre reti”.

