La Commissione europea frena la richiesta italiana di aprire nuovi spazi di bilancio per rispondere agli effetti della crisi energetica legata alla guerra in Medio Oriente e alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Intervenendo in conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo, lunedì 4 maggio, il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis ha respinto, almeno per ora, l’ipotesi avanzata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti di estendere anche al caro energia la flessibilità già prevista per le spese nella difesa. La linea di Bruxelles resta quella di misure “temporanee e mirate”, con un impatto limitato sui conti pubblici e nel rispetto dei piani strutturali di bilancio nazionali.

“Vari Stati membri hanno espresso opinioni diverse sulla risposta fiscale appropriata”, ha spiegato Dombrovskis al termine della riunione, precisando che la Commissione continuerà a lavorare “a stretto contatto” con i governi, “Italia compresa”. Per Bruxelles, il nuovo Patto di stabilità contiene già margini di flessibilità e le eventuali misure discrezionali contro il caro energia devono restare compatibili con i percorsi di aggiustamento concordati dagli Stati membri.

Il punto è particolarmente sensibile per l’Italia, che chiede di discutere l’estensione della clausola nazionale di salvaguardia già prevista nel quadro del piano europeo per la difesa. La cornice è quella della flessibilità concessa per gli investimenti militari, che consente scostamenti fino all’1,5 per cento del PIL annuo per un massimo di quattro anni e fino al 2028. L’idea italiana sarebbe quella di non aumentare il tetto già definito, ma di allargare il campo di applicazione anche alle spese straordinarie per l’energia legate alla crisi iraniana e alle conseguenze della chiusura o interruzione dello Stretto di Hormuz.

Prima dell’Eurogruppo Giorgetti ha avuto anche un confronto con Dombrovskis, nel quale, secondo il MEF, ha aperto il dibattito sui rimedi alle conseguenze economiche della crisi in Medio Oriente. Nel suo intervento il ministro ha sostenuto che l’Europa dovrebbe prepararsi a strumenti più incisivi qualora lo shock energetico dovesse aggravarsi. Tra le opzioni indicate figurano l’attivazione di una clausola di salvaguardia generale, un uso coordinato delle clausole nazionali o, in alternativa, l’estensione della clausola per la difesa alle spese energetiche emergenziali. “Credo che la politica ‘attendere e vedere’ sia finita. Ora è tempo di agire”, ha detto Giorgetti ai colleghi europei, segnalando in particolare le difficoltà dell’industria e del settore chimico, colpito dalla scarsità di materie critiche.

La Commissione, però, insiste sul rischio di ripetere gli errori del 2022. Dombrovskis ha ricordato che oggi i margini fiscali sono più stretti, a causa di deficit ancora elevati e della necessità di aumentare la spesa per la difesa.

Per questo, ha spiegato, l’UE “non può assolutamente permettersi di ripetere le misure del passato”. Secondo Eurostat il debito dell’Italia è salito al 137,1% del Pil nel 2025, rispetto al 134,7% del 2024, risultando il secondo debito rispetto al PIL nella Ue alle spalle della Grecia, che si attesta in calo al 146,1% del Pil (dal 154,2%). Sotto i valori dell’Italia il debito della Francia, in aumento al 115,6 del Pil (dal 112,6%).

Bruxelles chiede in particolare interventi che non alimentino la domanda aggregata di energia e che siano concentrati sui soggetti più vulnerabili, invece di sussidi generalizzati o distorsivi. Anche il presidente dell’Eurogruppo Kyriakos Pierrakakis ha richiamato la valutazione del Fondo monetario internazionale, secondo cui circa il 70 per cento del costo delle misure adottate nel 2022 non era mirato, distorceva i prezzi o entrambe le cose.

Sul tavolo dell’Eurogruppo è tornata anche la proposta di una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche, sostenuta dall’Italia e già evocata in un documento condiviso con Germania, Portogallo, Austria e Spagna. Giorgetti ha invitato a discutere “misure selettive per l’incremento delle entrate”, mentre il ministro tedesco dell’Economia Lars Klingbeil ha definito una questione di equità chiedere un contributo alle imprese che realizzano profitti elevati nell’attuale contesto. Ma anche su questo punto Dombrovskis ha chiuso la porta a un’iniziativa europea: “La tassazione degli extraprofitti è una possibilità: gli Stati membri possono utilizzarla. Al momento, però, non stiamo prevedendo né raccomandando alcuna iniziativa a livello europeo”. Secondo il commissario, l’applicazione di questa misura durante la precedente crisi energetica ha prodotto “risultati contrastanti”.

Un quadro economico sempre più fragile

Istituzioni e Paesi UE stanno affrontando una crisi che si sta profilando come più lunga del previsto, con Stati Uniti e Iran che stanno nuovamente riprendendo le ostilità dopo i falliti tentativi di trovare un accordo.

Washington ha annunciato nel fine settimana l’operazione “Project Freedom” nello stretto di Hormuz con l’obiettivo di aiutare le navi rimaste bloccate nel Golfo a causa della chiusura della via d’acqua da parte di Teheran. Secondo l’Organizzazione marittima internazionale, un’agenzia delle Nazioni Unite che regola la navigazione, si stima che circa 20.000 marinai e 2.000 navi siano rimasti intrappolati nel Golfo dall’inizio della guerra con l’Iran.

In risposta alle mosse statunitensi, l’Iran ha lanciato il suo primo attacco missilistico e con droni contro gli Emirati Arabi Uniti dall’entrata in vigore del cessate il fuoco dell’8 aprile, e attaccato una nave nello Stretto di Hormuz. Mentre Washington ha affermato che le forze statunitensi hanno distrutto sette piccole imbarcazioni iraniane che avevano tentato di interferire, precisando che due navi mercantili hanno attraversato in sicurezza l’importante via navigabile nell’ambito dell’iniziativa Project Freedom.

In questo contesto, Dombrovskis ha descritto la situazione europea come uno “shock stagflazionistico”: un rallentamento della crescita accompagnato da un aumento dell’inflazione. Secondo il commissario, i prezzi elevati dell’energia stanno colpendo imprese e famiglie, indebolendo la fiducia, irrigidendo le condizioni di finanziamento e comprimendo la domanda. Le ultime stime flash indicano un’inflazione dell’area euro al 3 per cento, trainata soprattutto dall’energia, cresciuta del 10,9 per cento su base annua. La Commissione presenterà nelle prossime previsioni economiche di primavera una valutazione più dettagliata dell’impatto della guerra sull’economia europea e delle risposte Paese per Paese.

Pierrakakis ha confermato il deterioramento dello scenario, pur invitando a non parlare ancora di stagflazione in senso pieno. “Siamo in una tendenza stagflazionistica, il che significa che stiamo rivedendo al ribasso le nostre previsioni di crescita e al rialzo quelle sull’inflazione. Tuttavia, al momento non siamo ancora in una vera e propria fase di stagflazione”, ha precisato il presidente dell’Eurogruppo. Nelle sue dichiarazioni ufficiali, Pierrakakis ha sottolineato che le aspettative di una rapida normalizzazione della crisi in Medio Oriente “non sono state confermate” e che i governi devono affrontare la situazione con “realismo e responsabilità”.

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