Questo pomeriggio Antonio Costa ha incontrato a Pristina la presidente ad interim Albulena Haxhiu e il premier ad interim Albin Kurti per ribadire il percorso europeo del Kosovo e la sua importanza strategica.
“L’Unione Europea continua a sostenere il Kosovo nel suo percorso europeo” ha detto il presidente del Consiglio europeo in apertura alla conferenza stampa, ma ha anche precisato che “non può fare i compiti a casa al suo posto”. “Il Kosovo ha bisogno di istituzioni forti, stabili e funzionanti, capaci di attuare riforme e cogliere le opportunità offerte dall’UE”.
Il Presidente del Consiglio europeo è tornato nella capitale kosovara un anno esatto dopo il suo primo viaggio, nell’ambito del tour nei Balcani occidentali che culminerà venerdì a Tivat, in Montenegro, con il vertice tra i leader UE e i Paesi della regione. Un appuntamento che ribadisce l’impegno strategico dell’Unione europea e richiama l’urgenza di un allargamento che è di fatto, come ha detto Costa, una “necessità geostrategica”. Il presidente ha, infatti, ricordato non solo i 3,7 miliardi di euro investiti dall’Unione europea in Kosovo dalla fine del conflitto del 1999, ma ha anche rilanciato l’impegno promettendo di essere pronti a fare di più.
Ha poi elogiato il pieno allineamento di Pristina con la Politica estera e di sicurezza comune dell’UE, definendolo “un segno chiaro dell’orientamento strategico del Paese”, ed ha ribadito che il futuro del Kosovo è nell’Unione. Sul dialogo con Belgrado, Costa ha insistito che la normalizzazione è “essenziale” per entrambi i Paesi, invitando la Serbia a impegnarsi in buona fede: “Dobbiamo decidere cosa conta di più: il futuro condiviso o il passato di lotta reciproca”.
Accanto alla questione serba, c’è un secondo limite strutturale che pesa sul cammino europeo del Kosovo, ovvero l’instabilità politica cronica. Tre tornate elettorali in meno di un anno e mezzo, tre governi cambiati, un Paese che non riesce a costruire quella continuità istituzionale che Bruxelles chiede come prerequisito indispensabile per avanzare nel processo di adesione.
L’instabilità politica
Le prossime elezioni sono programmate per domenica 7 giugno, dopo che l’Assemblea non è riuscita a eleggere un nuovo Presidente entro i termini costituzionali, scaduti il 28 aprile scorso. Il risultato è stato lo scioglimento della decima legislatura, con costi per le casse pubbliche stimati in oltre dieci milioni di euro, la stessa cifra delle precedenti elezioni di dicembre 2025.
Tutto ruota attorno all’impossibilità di costruire un consenso sulla presidenza della Repubblica, poiché per l’elezione servono almeno 80 voti nei primi due turni, una soglia che nessun partito raggiunge da solo.
Il Parlamento europeo sostiene il percorso del Kosovo verso l’Unione
A dicembre il Movimento per l’autodeterminazione di Albin Kurti ha ottenuto il cinquantuno per cento dei voti, aggiudicandosi 57 seggi. Kurti si è, però, scontrato con il rifiuto dell’opposizione di partecipare persino alla votazione, in segno di protesta contro quello che i partiti rivali – Partito Democratico del Kosovo (Pdk), Lega Democratica (Ldk) e Alleanza per il Futuro (Aak) – hanno definito un tentativo di concentrare tutte le principali cariche istituzionali nelle mani di un unico partito.
L’incentivo alla formazione di una maggioranza per l’elezione del Presidente della Repubblica è arrivato anche da Costa: “Poiché il Kosovo si avvia alle elezioni questo fine settimana, il mio messaggio a tutti i leader politici che ho incontrato oggi è semplice: la partnership comporta responsabilità”.
Un Paese non ancora candidato
Il messaggio europeo arriva però in un Paese che, malgrado i progressi compiuti, resta bloccato ancora allo stadio di riconoscimento della sua statualità. Cinque Stati membri, infatti, non ne riconoscono l’indipendenza.
“Siamo ancora l’unico paese della regione a rimanere nella categoria dei potenziali candidati” aveva detto Jeton Zulfaj, capo negoziatore del Kosovo con l’Unione europea, in un’intervista a Focus Europe Italia, ricordando che Pristina ha presentato domanda di adesione il 15 dicembre 2022 – oltre quaranta mesi fa – senza che il Consiglio abbia ancora formalmente chiesto alla Commissione di esprimere il proprio parere.
Nel discorso di oggi, Costa non ha fatto alcun riferimento a un possibile sblocco dell’impasse politico. Finché tutti i 27 non riconosceranno l’indipendenza del Kosovo, qualsiasi discorso sull’adesione rimane in sospeso.

