La Lettonia potrebbe presto superare la Polonia come leader della NATO in termini di quota del PIL destinata alla difesa. Ma come intende spendere il governo di Riga queste risorse?
Scorte di munizioni più ampie, nuove capacità nel campo dei droni e dell’anti-drone, il riarmo della brigata di fanteria meccanizzata e molto altro: il ministero della Difesa ha numerosi progetti per utilizzare un budget pari al 5% del PIL per rafforzare le forze armate.
È infatti questa la quota che la Lettonia intende destinare alla difesa, secondo una legge recentemente approvata dal Parlamento. Il presidente polacco Karol Nawrocki aveva spinto affinché anche la Polonia raggiungesse tale livello, ma la legge di bilancio per il 2026 prevede una quota leggermente inferiore, pari al 4,81% del PIL.
La normativa lettone è quindi più ambiziosa, ma non garantisce automaticamente che i fondi saranno disponibili. Gli esperti citati dal portale Delfi sottolineano infatti che si tratta soprattutto di un segnale politico verso i partner internazionali, volto a dimostrare che la Lettonia rispetterà gli impegni presi con la NATO e con gli Stati Uniti.
D’altronde, le forze armate sono state a lungo sottofinanziate, e resta da vedere se questi piani potranno essere realizzati non solo grazie alle risorse economiche, ma anche nei tempi necessari.
La legge sul finanziamento della difesa si compone di due articoli: il primo ne definisce l’obiettivo – rafforzare le capacità difensive dello Stato attraverso risorse finanziarie – mentre il secondo stabilisce un calendario di aumento della spesa, espresso in percentuale del PIL.
L’attuale normativa risale al 2014, dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia, e prevedeva una spesa minima del 2,75% del PIL entro il 2026. Solo recentemente il Parlamento ha introdotto la soglia minima del 5% a partire dal 2027, già firmata dal presidente.
Perché proprio il 5%?
L’idea di aumentare significativamente la spesa militare è stata più volte sostenuta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che già durante il suo primo mandato accusava gli alleati europei della NATO di non contribuire abbastanza, nonostante l’obiettivo del 2% del PIL. All’epoca chiedeva un livello del 4%.
Nel suo secondo mandato, Trump ha alzato ulteriormente l’asticella, proponendo il 5% del PIL – una quota superiore a quella attualmente spesa dagli stessi Stati Uniti, circa il 3,2% nel 2024.
A livello NATO è stato concordato un aumento graduale fino al 5% entro il 2035 (3,5% per la difesa in senso stretto e 1,5% per spese correlate). Alcuni Paesi europei si stanno già avvicinando a questa soglia.
Secondo i dati del 2025, i più vicini al 5% sono i Paesi confinanti con la Russia: la Polonia (4,3%), la Lituania (4%), la Lettonia (3,7%) e l’Estonia (3,4%). All’opposto, Ungheria e Repubblica Ceca registrano i livelli più bassi (rispettivamente 2,1% e 2%), avendo addirittura ridotto la spesa nel 2025.
Cosa significa in pratica il 5%
Già nel 2025 la Lettonia punta a destinare il 4,91% del PIL alla difesa, pari a circa 2,16 miliardi di euro. Oltre la metà sarà destinata allo sviluppo delle capacità militari (come veicoli da combattimento e sistemi di difesa aerea), il 21% alle forze armate e il 17% ai costi di mantenimento.
Questa cifra include però anche lo strumento SAFE; senza di esso, la spesa reale si attesterebbe intorno al 3,5% del PIL.
Il ministero della Difesa ha chiarito che i nuovi calcoli si baseranno sulle previsioni del PIL per il 2027 e serviranno ad adeguare i bilanci futuri per garantire stabilmente una spesa pari almeno al 5%.
Secondo il governo, questo livello è necessario per attuare le decisioni prese al vertice NATO dell’Aia del 2025. In condizioni normali, lo sviluppo delle capacità militari richiede fino a 10 anni, ma dopo l’invasione russa dell’Ucraina i tempi sono stati accelerati fino a 1–5 anni in alcuni settori.
Tra le priorità: aumento delle scorte di munizioni, rafforzamento della difesa aerea, completamento del riarmo della brigata meccanizzata, sviluppo della marina e supporto alle divisioni.
Sono previsti inoltre investimenti in droni e sistemi anti-drone, infrastrutture (tra cui un poligono in Selonia e nuove basi), industria della difesa, innovazione e personale, inclusi salari e dotazioni individuali.
Un impegno sostenibile?
Come in Polonia, anche in Lettonia il bilancio è proposto dal governo e approvato dal Parlamento, che può modificarlo. In passato, tuttavia, si sono verificati casi in cui livelli minimi di spesa fissati per legge non sono stati rispettati nei bilanci effettivi.
Un esempio riguarda gli stipendi dei medici: nel 2018 era stato deciso un aumento del 20% annuo per tre anni, ma il governo guidato da Krišjānis Kariņš stanziò fondi inferiori, scatenando proteste.
Secondo la politologa Lelde Metla-Rozentāle, però, la situazione attuale è diversa: la legge rappresenta soprattutto un segnale politico verso la NATO e verso Trump, volto a dimostrare l’affidabilità della Lettonia come partner strategico.
A differenza di altri settori, la difesa gode infatti di un consenso politico trasversale.
Costruire un esercito “da zero”
L’analista militare Mārtiņš Vērdiņš ricorda che già in passato erano previsti livelli di spesa più elevati, spesso però non rispettati. Dal punto di vista giuridico, ciò non costituisce un problema, poiché ogni legge di bilancio può modificare quelle precedenti.
Nonostante ciò, Vērdiņš sostiene che il 5% sia necessario. Dopo l’indipendenza negli anni ’90, la Lettonia ha dovuto costruire le proprie forze armate quasi da zero, poiché l’esercito sovietico aveva lasciato poche risorse.
Per anni la spesa è rimasta minima, e solo dopo il 2018 sono iniziati investimenti significativi.
“Un esercito non si compra dall’oggi al domani – si costruisce passo dopo passo”, ha sottolineato. Oggi l’urgenza impone di accelerare, ma persistono limiti nella capacità produttiva e nei tempi di consegna.
“Il tempo non si può comprare. Speriamo di avere sia tempo sia risorse – solo così tutto potrà funzionare”, ha concluso.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da Focus Europe Poland disponibile qui

