La politica di coesione è tornata al centro dello scontro istituzionale dopo la lettera che il commissario Raffaele Fitto ha inviato ai 27 Stati membri a fine maggio, invitando i governi a riprogrammare rapidamente i fondi del FESR, del Fondo di coesione e del Fondo per la transizione giusta per finanziare interventi contro il caro energia. Per l’Italia la cifra in gioco è stimata in circa 7 miliardi di euro. La proposta, arrivata senza un confronto preventivo con le amministrazioni regionali e locali, ha provocato la reazione del Comitato europeo delle Regioni, che ha definito i fondi di coesione “non un bancomat di emergenza” da usare per tappare buchi di bilancio nazionali, in un momento in cui la coesione rischia già di perdere peso nel prossimo bilancio pluriennale a favore di difesa, sicurezza e competitività.
Ne parliamo con Matteo Luigi Bianchi, vicepresidente del Comitato europeo delle Regioni e consigliere comunale di Varese. Nell’intervista affrontiamo il metodo seguito da Fitto nel proporre la riprogrammazione senza coinvolgere preventivamente le Regioni, i progetti italiani già finanziati che rischiano di saltare o slittare per liberare i 7 miliardi destinati al caro energia, il potere di veto o co-decisione che le Regioni chiedono per avere un ruolo da “primo attore” nella gestione dei fondi, le ricadute concrete su Varese e sui territori lombardi, e le modifiche da introdurre nelle regole del prossimo quadro finanziario Ue per evitare che un’emergenza congiunturale diventi la via per tagliare in modo permanente le risorse per la coesione.

