La Commissione europea annunciato mercoledì la messa a punto di una nuova App per la verifica dell’età con l’obiettivo di tutelare i minori sulle piattaforme di social media, dopo che vari Paesi UE con in testa Francia e Grecia si sono mossi per limitare l’utilizzo dei social media da parte di bambini e adolescenti.

“La nostra app europea per la verifica dell’età è tecnicamente pronta e sarà presto disponibile per i cittadini”, ha assicurato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, parlando ai giornalisti a Bruxelles insieme alla vicepresidente dell’esecutivo europeo e responsabile per la Sovranità digitale, Henna Virkkunen.

Secondo von der Leyen, la nuova app “consentirà agli utenti di dimostrare la propria età quando accedono alle piattaforme online”, nel modo in cui i negozi chiedono una prova dell’età a chi acquista bevande alcoliche.

La presidente della Commissione ha rivendicato le soluzioni innovative messe in campo dall’Unione ai problemi che in passato hanno colpito l’intera UE, citando in particolare lo sviluppo in tempi record dell’app Covid. “Settantotto Paesi in quattro continenti hanno utilizzato quest’app. È stato quindi un enorme successo”, ha affermato.

“Questa app offre a genitori, insegnanti e persone che si prendono cura dei minori uno strumento potente per proteggere i bambini, perché avremo tolleranza zero verso le aziende che non rispettano i diritti dei nostri figli”, ha osservato von der Leyen. “Ed è per questo – ha aggiunto – che stiamo procedendo con piena velocità e determinazione nell’applicazione delle nostre regole europee”.  “I diritti dei bambini nell’Unione europea vengono prima degli interessi commerciali, e faremo in modo che sia così”, ha concluso la presidente della Commissione UE.

Come funzionerà l’App?

La nuova app europea per la verifica dell’età è già pronta dal punto di vista operativo, come garantito da von der Leyen e Virkkunen, e si fonda su un’architettura pensata per limitare al minimo la circolazione dei dati personali.

In particolare, la soluzione utilizza un sistema di “zero-knowledge proof”, che consente agli utenti di dimostrare di avere l’età richiesta per accedere a un servizio senza dover condividere altre informazioni sensibili. L’obiettivo indicato dalla Commissione è quello di evitare che le piattaforme debbano acquisire o trattare direttamente documenti d’identità, passaporti o dati biometrici come il volto degli utenti.

I Paesi che stanno facendo da apripista sono Francia, Danimarca, Grecia, Italia, Spagna, Cipro e Irlanda. Nello specifico stanno testando due possibili modelli: una app autonoma oppure un’integrazione della funzione di verifica all’interno dei portafogli digitali nazionali.

Per evitare una frammentazione normativa e tecnica, la Commissione intende istituire entro fine mese un meccanismo di coordinamento a livello europeo, con cui strutturare l’accreditamento delle soluzioni nazionali e garantire che i documenti attestanti l’età possano essere rilasciati in modo semplice e interoperabile in tutta l’Unione.

Nella conferenza stampa, la vicepresidente Virkkunen ha indicato che l’obiettivo è costruire un’unica infrastruttura comune europea, non ventisette sistemi diversi. Il progetto, inoltre, resta open source e aperto sia ai Paesi partner dell’UE e ai soggetti privati interessati a sviluppare applicazioni o servizi basati su questa tecnologia, a condizione che rispettino gli standard europei sulla privacy e mantengano un impianto tecnico uniforme in tutta l’UE.

Proteggere le nuove generazioni

Dalle tendenze virali ai contenuti di bassa qualità generati dall’intelligenza artificiale (IA), il mondo di bambini e adolescenti è sempre più influenzato dalle esperienze digitali, con sempre più tempo trascorso davanti agli schermi.

Secondo un’analisi di Eurostat, nel 2024, il 97% dei giovani nell’UE ha dichiarato di utilizzare internet ogni giorno. Inoltre, in tutti i Paesi dell’UE, i giovani hanno una probabilità molto più alta rispetto all’insieme della popolazione di partecipare ad attività sui social network: creare un profilo utente e pubblicare messaggi era una pratica diffusa per l’88% dei giovani tra i 16 e i 29 anni, rispetto al 65% della popolazione totale.

Le conseguenze dannose dei social media hanno suscitato crescente preoccupazione, e i governi di tutto il mondo stanno cercando di imporre regole più severe. Lo scorso dicembre 2025, l’Australia è diventata il primo Paese al mondo a introdurre il divieto di utilizzo dei social media per i minori di 16 anni. Il provvedimento impedisce ai minorenni di avere account su tutte le principali piattaforme, tra cui Facebook, TikTok, Instagram e YouTube.

Seguendo l’esempio dell’Australia, diversi Paesi UE hanno discusso misure simili. La Francia ha già avviato a gennaio l’iter legislativo che punta a vietare l’accesso ai social ai minori di 15 anni, mentre in Grecia il governo Mitsotakis ha annunciato il divieto dei social per gli under 15 a partire dal primo gennaio 2027, con legislazione nazionale da presentare nel 2026. In Spagna il premier Pedro Sánchez ha annunciato il divieto di accesso alle piattaforme digitali per i minori di 16 anni, e il governo ha inserito il riferimento al divieto per gli under 16. Anche il Parlamento europeo ha proposto di fissare a 16 anni l’età minima in tutta l’UE per l’accesso autonomo ai social media e alle piattaforme di condivisione video.

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