La proposta di riforma del bilancio pluriennale dell’UE per il periodo 2028-2034 segna “un cambiamento radicale”, ma non offre garanzie di una spesa più efficace. È il giudizio della Corte dei conti europea (European Court of Auditors, ECA), che invita i decisori europei a introdurre “misure di salvaguardia più decise” nella fase negoziale ormai avviata.
“Molte delle modifiche proposte non sono garanzia di una spesa migliore in futuro”, ha dichiarato il presidente dell’Eca Tony Murphy, sintetizzando le conclusioni di dodici pareri adottati negli ultimi mesi su richiesta di Parlamento e Consiglio e ora confluiti in un documento di sintesi.
La revisione del Quadro finanziario pluriennale (Qfp) avanzata dalla Commissione europea prevede una dotazione complessiva di circa 2.000 miliardi di euro, in aumento del 59% rispetto al ciclo attuale. Un salto che si tradurrebbe anche in un incremento significativo dei contributi nazionali, stimato nell’ordine dell’81%.
Accanto all’aumento delle risorse, Bruxelles propone un’architettura profondamente rivista: più fonti di entrata proprie, un maggiore ricorso ai prestiti, una riduzione della quota di fondi gestiti direttamente a livello europeo e la creazione di un grande fondo unico da 865 miliardi per coesione e agricoltura, basato su piani nazionali e regionali integrati.
Semplificazione, flessibilità e fondo unico: i rischi
È proprio su questi pilastri che si concentra il richiamo della Corte. Secondo l’Eca, la maggiore flessibilità e la semplificazione potrebbero avere effetti controintuitivi. Da un lato, la riduzione di programmi e regole rischia di spostare l’onere amministrativo dalla Commissione agli Stati membri e ai beneficiari. Dall’altro, l’accorpamento di politiche diverse in un unico fondo potrebbe compromettere il raggiungimento degli obiettivi specifici, imponendo compromessi tra priorità spesso divergenti.
Un nodo particolarmente sensibile riguarda il crescente ruolo degli Stati membri nella definizione delle priorità di spesa. “Per ampie parti del bilancio, le priorità saranno nelle mani di governi con interessi divergenti”, osserva la Corte, segnalando il rischio di una frammentazione delle politiche europee e di un indebolimento dell’allineamento agli obiettivi comuni.
Anche la flessibilità, uno degli elementi chiave della proposta della Commissione, viene indicata come possibile criticità, soprattutto per gli investimenti di lungo periodo. Più margini di manovra, avverte l’Eca, non devono tradursi in una minore capacità di garantire risultati misurabili.
Trasparenza, controlli e debito: le criticità strutturali
Le preoccupazioni si estendono al sistema di governance e controllo. Secondo la Corte, il quadro proposto presenta “debolezze strutturali” che non consentono di misurare in modo adeguato i risultati della spesa europea né di valutare concretamente i benefici per i cittadini.
In particolare, i meccanismi di rendicontazione si basano in misura eccessiva sui controlli nazionali, spesso giudicati insufficienti. A ciò si aggiunge una definizione non del tutto chiara dei poteri di accesso alle informazioni da parte della stessa Corte, elemento che potrebbe limitare l’efficacia della funzione di audit.
Sul fronte delle entrate, l’Eca avverte inoltre che il mancato accordo sulle nuove risorse proprie potrebbe aprire un gap finanziario significativo, costringendo gli Stati membri a incrementare ulteriormente i contributi o a ridimensionare le ambizioni del bilancio. Parallelamente, l’aumento del ricorso al debito rappresenta un ulteriore elemento di rischio per la sostenibilità finanziaria complessiva.
Il documento arriva in una fase iniziale ma cruciale dei negoziati tra Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea sul prossimo Qfp. Un processo destinato a definire le priorità e gli strumenti di spesa dell’Unione per il prossimo decennio.
Il messaggio della Corte è chiaro: la riforma segna una discontinuità rispetto al passato, ma senza correttivi rischia di non tradursi in una gestione più efficace delle risorse europee. Per questo, l’invito ai negoziatori è a rafforzare le garanzie prima che il nuovo impianto entri a regime.

