I social media sono sempre più pervasivi nella vita quotidiana dei minori, con bambini, anche sotto i dieci anni, che sono già finiti nel turbine dello scrolling e che trascorrono fino a otto ore al giorno online. E’ sulla base di questa situazione che la Commissione europea ha lanciato il KIDS Act mirato a costruire un sistema di protezione graduale in base all’età, con il divieto di accesso ai social media per minori sotto i 13 anni, accompagnato da nuovi e più stringenti obblighi per le piattaforme. “Troppi bambini vengono esposti troppo presto al mondo online. Non sono pronti a muoversi in un ambiente nel quale il bullismo può seguirti fino a casa e ogni errore può essere registrato per sempre”, ha affermato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in conferenza stampa a Strasburgo, presentando la proposta di legge che era stata anticipata mercoledì nel suo discorso sullo Stato dell’Unione europea.

Per giustificare questa nuova stretta che impone alle piattaforme di ridefinire anche il design delle loro applicazioni per contrastare la dipendenza, von der Leyen ha citato un recente sondaggio di Eurobarometro in base al quale ben il 92% degli intervistati chiede un’azione europea per proteggere i bambini e i giovani online. “Dobbiamo rafforzare la protezione dei bambini e dei giovani online”, ha dichiarato la presidente della Commissione UE, la quale ha citato come circa il 70% dei cittadini UE sia preoccupato per il cyberbullismo, le molestie e il grooming.

Von der Leyen ha puntato il dito contro le stesse piattaforme accusate di aver progettato tecnologie sofisticate non certo guardando “al benessere e allo sviluppo dei bambini”, ma, al contrario, per catturare l’attenzione e sfruttare i comportamenti per indurre le persone a cliccare, reagire e continuare a scorrere, rendendo di fatto queste funzionalità parte integrante del loro modello di business. “L’obiettivo è mantenere i bambini online e monetizzare la loro attenzione”, ha affermato.

Come assicurato dalla presidente della Commissione UE, l’EU KIDS Act è frutto di un ampio lavoro di un gruppo speciale di esperti e di consultazioni con i giovani, oltre che di un approfondito esame di altri Paesi che si sono già mossi in questa direzione come l’Australia.

La legge, ha precisato von der Leyen, “stabilirà confini chiari nel mondo digitale, proprio come facciamo ogni giorno nel mondo reale”, con un approccio graduale e differenziato per età che impone il divieto dei social media per i minori sotto i 13 anni di età e ai minori di 15 anni di avere un account personale, ma solamente mini-account creati e supervisionati dai genitori o dai tutori, con funzionalità limitate e un limite massimo di utilizzo di un’ora al giorno. Tra i 15 e i 18 anni, invece, la progettazione sicura diventerà un obbligo per le piattaforme.

“Voglio essere molto chiara: fissare un limite di età non significa sollevare le aziende tecnologiche dalla responsabilità per i contenuti presenti sulle piattaforme”, ha affermato von der Leyen, che ha lanciato un affondo nei confronti delle piattaforme che avrebbero “trattato con troppa leggerezza la salute mentale dei nostri figli” e che ora dovranno mostrare “di essere sicure”, rispettando il principio della sicurezza fin dalla progettazione.

In cosa consiste la proposta dell’UE

A livello globale sono aumentate le preoccupazioni per l’impatto sulla salute e sulla sicurezza dei minori delle principali piattaforme, tra cui Facebook e Instagram di Meta, TikTok, YouTube di Google e ChatGPT. A fare da apripista è stata l’Australia, che lo scorso anno ha imposto un divieto dei social media per i giovani sotto i 16 anni. La scelta di Canberra ha spinto diversi Paesi europei, in particolare la Francia, a valutare l’introduzione di restrizioni simili. Tuttavia, alcuni Paesi, soprattutto in Scandinavia, hanno espresso critiche, sostenendo invece che la decisione dovesse essere lasciata ai genitori. Proprio per evitare fughe in avanti e disarmonie tra le diverse legislazioni, l’UE ha deciso di prendere in mano la situazione.

Nello specifico, il cuore della proposta fatta dalla Commissione prevede un sistema di protezione graduale in base all’età, accompagnato da nuovi obblighi per le piattaforme. Il KIDS Act vieterebbe l’accesso ai social media ai minori di 13 anni e fisserebbe a 15 anni l’età minima europea per aprire autonomamente un account. Tra i 13 e i 15 anni l’accesso sarebbe invece possibile attraverso “mini-account” creati e gestiti dai genitori o dai tutori, con servizi adeguati all’età, limitazioni ai contatti e un tetto di un’ora al giorno. Tra i 3 e i 13 anni resterebbe escluso l’accesso ai social, mentre sarebbero consentiti servizi di condivisione video specificamente progettati per i bambini attraverso account gestiti dai tutori.

Su questo punto, la vicepresidente esecutiva della Commissione Henna Virkkunen ha precisato che il controllo dei genitori non riguarderebbe soltanto il tempo trascorso online. I tutori potranno anche approvare preventivamente eventuali nuovi contatti e fissare un limite al numero di utenti con i quali il minore può interagire attraverso l’account supervisionato. “I genitori potranno decidere se i propri figli possano accedere ai social media e, in caso affermativo, potranno farlo sotto una rigorosa supervisione del tutore e con una serie di salvaguardie”, ha spiegato.

Il secondo pilastro riguarda la “sicurezza fin dalla progettazione” e amplia il raggio d’azione oltre i social network, includendo piattaforme di condivisione video, videogiochi online, assistenti virtuali basati sull’intelligenza artificiale e chatbot utilizzati dagli under 18. La Commissione propone di vietare una serie di meccanismi considerati potenzialmente dannosi o in grado di favorire comportamenti compulsivi: scroll infinito, sistemi di ricompensa, notifiche push durante le ore di sonno e feed di raccomandazione basati sulla profilazione capaci di indirizzare i minori verso contenuti dannosi. Per impostazione predefinita, inoltre, i profili dei minori dovrebbero essere privati, mentre geolocalizzazione, fotocamera e microfono dovrebbero essere disattivati.

Virkkunen ha spiegato che il KIDS Act introduce una vera e propria lista di “do’s and don’ts” per i servizi digitali, applicabile a tutti gli utenti sotto i 18 anni. “Gli sconosciuti non potranno inviare messaggi ai bambini. I minori non potranno essere destinatari di pubblicità personalizzata o di algoritmi basati sulle attività precedenti e, soprattutto, non saranno più consentite funzionalità che creano dipendenza”, ha spiegato, precisando che gli obblighi riguarderanno social media, piattaforme di condivisione video, videogiochi online, chatbot e “AI companion”.

Una stretta specifica riguarda proprio l’intelligenza artificiale. Assistenti virtuali e chatbot dovrebbero essere disattivati di default per i minori e non potrebbero simulare relazioni interpersonali tali da creare dipendenza emotiva. “Con l’EU KIDS Act, non potranno più comportarsi come amici umani in modi che rendano i bambini emotivamente dipendenti da loro”, ha sottolineato Virkkunen. Inoltre, per impostazione predefinita i sistemi non potranno utilizzare le precedenti conversazioni del minore nelle interazioni successive. Dovranno essere testati prima del lancio per valutarne i rischi per i bambini e monitorati anche successivamente per individuare eventuali effetti dannosi. I chatbot inseriti all’interno di giochi o applicazioni per bambini, ha aggiunto la vicepresidente, non potranno attivarsi automaticamente né essere proposti ai minori e dovranno poter essere disattivati facilmente.

Le piattaforme dovrebbero inoltre mettere a disposizione strumenti semplici per bloccare o silenziare altri utenti, controllare il tempo trascorso online e modificare o azzerare i sistemi di raccomandazione.

Altro nodo è la verifica dell’età, che diventerebbe obbligatoria per servizi online e app store. Tra gli strumenti utilizzabili figura l’app europea di verifica dell’età, progettata per certificare il requisito anagrafico senza conservare documenti d’identità o dati biometrici. Social network e piattaforme video dovrebbero effettuare il controllo all’apertura dei nuovi account; per quelli già esistenti sarebbero invece tenuti a stimare l’età sulla base di indicatori plausibili, come la data di creazione dell’account o i dati della carta di credito.

Anche su questo aspetto Virkkunen ha insistito sulla tutela della privacy: “Dimostrare la propria età online dovrebbe essere semplice e non dovrebbe rivelare assolutamente nient’altro sull’utente se non la sua età”. Il sistema previsto dal KIDS Act combina verifica dell’età, strumenti per determinarne in maniera affidabile la fascia e controllo parentale. Secondo la vicepresidente, gli strumenti destinati ai genitori dovranno essere “semplici, interoperabili e attivi per impostazione predefinita”, mentre la verifica della responsabilità genitoriale dovrebbe poter avvenire con un solo clic.

La proposta, infine, inverte l’onere della prova: saranno le grandi piattaforme a dover dimostrare che servizi, funzionalità e prodotti destinati ai minori sono sicuri fin dalla progettazione. I fornitori dovranno presentare alla Commissione un piano di conformità sottoposto anche alla valutazione di un revisore indipendente. In presenza di carenze, Bruxelles potrà chiedere misure correttive.

Virkkunen ha collegato esplicitamente il nuovo sistema all’attività di vigilanza già svolta da Bruxelles: “Abbiamo ormai alle spalle tre anni di applicazione del Digital Services Act e solo quest’anno abbiamo formulato dieci conclusioni preliminari nei confronti delle principali piattaforme”. Ha citato, tra gli esempi, TikTok per il design che crea dipendenza e le impostazioni degli account considerate non sicure, Meta e quattro grandi piattaforme pornografiche. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, ha ricordato inoltre che l’AI Act vieta già i sistemi che manipolano le persone o sfruttano le vulnerabilità dei bambini.

L’enforcement del KIDS Act si appoggerà infatti alle strutture già previste dal Digital Services Act e dall’AI Act, ma con una procedura accelerata: in caso di possibile violazione, la Commissione dovrebbe concludere le indagini entro 90 giorni. Il testo è ora una proposta legislativa, trasmessa al Parlamento europeo e al Consiglio, e le disposizioni potranno quindi essere modificate durante il negoziato prima dell’adozione definitiva.

I limiti di età potrebbero non bastare 

La proposta è stata accolta favorevolmente anche dalla Fondazione S.O.S. Telefono Azzurro, che ha tuttavia chiesto di rafforzare alcune delle garanzie previste dal KIDS Act. “L’Europa riconosce finalmente che la sicurezza dei bambini deve essere incorporata nella progettazione dei servizi digitali e garantita dalle imprese prima che il danno si produca”, ha dichiarato il presidente della Fondazione, Ernesto Caffo. Secondo Caffo, però, “i limiti di età da soli non bastano: servono standard misurabili, audit realmente trasparenti e un collegamento effettivo con i servizi di ascolto e di emergenza. Nessun bambino deve restare escluso dalla possibilità di chiedere aiuto”.

Particolare attenzione viene riservata all’ingresso esplicito di chatbot e AI companion nel perimetro delle nuove regole. Per Telefono Azzurro, la valutazione dei rischi di questi sistemi non dovrebbe concentrarsi soltanto sulle singole risposte fornite dall’intelligenza artificiale, ma anche sul rapporto che può svilupparsi nel tempo con il minore. “Va analizzata la relazione nel tempo, la dipendenza emotiva che può crearsi, il rischio di manipolazione”, ha sottolineato Caffo. “Nei casi di autolesionismo, rischio suicidario, grooming o sextortion, la tecnologia deve saper riconoscere il pericolo e garantire un passaggio immediato a persone qualificate”.

La Fondazione chiede quindi che durante il negoziato tra Parlamento europeo e Consiglio vengano introdotte ulteriori garanzie. Tra queste, l’accesso alle helpline e ai servizi di emergenza anche senza l’autorizzazione dei genitori quando questa non possa essere ottenuta in sicurezza, procedure di ricorso in caso di errori nella verifica dell’età e, per chatbot e AI companion, sistemi capaci di valutare l’evoluzione nel tempo del rapporto con il minore e di trasferire l’interazione a un operatore umano nelle situazioni di crisi.

Telefono Azzurro sollecita inoltre la pubblicazione dei risultati degli audit indipendenti previsti per le grandi piattaforme, accompagnata da sanzioni effettive in caso di mancata protezione, canali dedicati e tracciabili per le segnalazioni dei Trusted Flagger e una partecipazione strutturata, e non soltanto consultiva, di bambini e adolescenti al sistema di monitoraggio annunciato dalla Commissione.

A sostegno della necessità di intervenire, la Fondazione cita anche i dati raccolti attraverso i propri servizi: nel 2025 ha gestito 2.186 casi attraverso la linea 1.96.96 e 3.446 interventi tramite il 114 Emergenza Infanzia, mentre la hotline “Clicca e Segnala” ha ricevuto 3.022 segnalazioni, oltre il 76% delle quali relative a materiale di abuso sessuale su minori. Il comunicato richiama inoltre i dati della Internet Watch Foundation, secondo cui nello stesso anno sarebbero state individuate oltre 8.000 immagini e video di abuso sessuale su minori generati artificialmente.

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