Dopo la proposta tedesca di una forma di “adesione associata” dell’Ucraina all’Unione europea, la Commissione potrebbe imprimere una nuova accelerazione al percorso di Kyiv e della Moldova verso l’UE. Secondo quanto riferito da Euractiv.com, che cita un alto funzionario dell’esecutivo europeo, Bruxelles potrebbe proporre già il 16 giugno, in occasione del Consiglio Affari generali, l’apertura del primo cluster negoziale per i due Paesi. Non si tratterebbe ancora di un passaggio definitivo verso l’adesione, ma di un avanzamento politicamente significativo in un dossier rimasto finora bloccato soprattutto dal veto ungherese.

Il processo di adesione dell’Ucraina è stato infatti frenato negli ultimi anni dall’Ungheria guidata da Viktor Orbán, che ha ostacolato l’avanzamento formale dei negoziati. Il cambio politico a Budapest, con l’arrivo al potere di Péter Magyar dopo 16 anni di dominio di Orbán e di Fidesz, ha però riaperto la partita. Il nuovo governo ungherese potrebbe collegare il dossier ucraino allo sblocco dei fondi europei sospesi dalla Commissione per le violazioni dello Stato di diritto durante la precedente stagione politica.

Il nodo dei fondi UE potrebbe tornare sul tavolo già nei prossimi giorni. Magyar è atteso a Bruxelles per un incontro con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel quadro degli sforzi del nuovo esecutivo ungherese per sbloccare circa 10 miliardi di euro di fondi per la ripresa economica prima della scadenza di agosto. È in questo contesto che la questione ucraina torna a intrecciarsi con il dossier più ampio dello Stato di diritto e della capacità dell’UE di evitare che un singolo governo blocchi l’intero processo di allargamento.

Al suo arrivo al Consiglio informale dei ministri degli Esteri in corso a Limassol, a Cipro, l’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell’Unione europea, Kaja Kallas, ha espresso la speranza che dalla nuova Ungheria di Magyar arrivino “buone notizie” sull’apertura dei cluster per l’Ucraina. Pur senza confermare l’eventuale proposta della Commissione, Kallas ha definito “un’idea molto buona” l’ipotesi prospettata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, precisando tuttavia che questi processi richiedono tempo e che il punto centrale è capire “come possiamo accelerare i tempi nelle diverse fasi”. L’Alta rappresentante ha però chiarito che il tema non sarebbe stato al centro della riunione dei ministri degli Esteri.

La proposta di Merz punta a individuare una formula intermedia per avvicinare Kyiv all’Unione europea senza attendere i tempi, inevitabilmente lunghi, di una piena adesione. L’idea è stata accolta con cautela da diversi Paesi europei e contestata dall’Ucraina, che teme il rischio di una membership di seconda fascia. Il ministro tedesco per gli Affari europei, Gunther Krichbaum, arrivando al Consiglio a Cipro, ha però difeso la necessità di continuare ad avvicinare Kyiv all’UE anche in tempo di guerra. “È fondamentale stabilizzare il Paese in tempo di guerra. Può sembrare banale, ma non lo è. E questo, naturalmente, è anche nel nostro interesse”, ha dichiarato Krichbaum, aggiungendo che la Germania è pronta a sostenere il processo di integrazione europea dell’Ucraina.

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Secondo il ministro tedesco, la proposta del cancelliere Merz sull’adesione come membro associato rappresenta “la strada giusta” per rilanciare il dibattito, senza mettere in discussione l’obiettivo finale della piena adesione. “L’adesione a pieno titolo all’Unione europea rimane l’obiettivo, il traguardo primario. Questo vale naturalmente anche per gli Stati dei Balcani occidentali”, ha sottolineato Krichbaum. Il ministro ha però legato il quadro politico alla guerra in corso, ribadendo che “il primo passo” resta la fine dell’aggressione russa e denunciando l’escalation provocata dall’uso di missili ipersonici contro la popolazione civile ucraina.

Sul dossier si è espressa anche la commissaria europea per l’Allargamento, Marta Kos, che in un’intervista al Financial Times pubblicata il 28 maggio ha invitato i Paesi membri ad accordarsi rapidamente su un sistema “diverso” per l’adesione di nuovi Stati. Secondo Kos, la candidatura dell’Ucraina rischia di sovraccaricare un modello di adesione pensato in un’altra fase storica e diventato sempre più rigido. “Se esiste un momento opportuno per accelerare l’allargamento, quel momento è adesso”, ha dichiarato la commissaria, aggiungendo che è tempo che le capitali europee “passino dalle parole ai fatti”.

La commissaria slovena ha riconosciuto di non sapere ancora “in che direzione ci porterà tutto questo”, ma ha sostenuto la necessità di trovare “qualcosa di diverso da quello che stiamo usando oggi”. Già ad aprile Kos aveva indicato che i colloqui sul primo cluster negoziale ucraino avrebbero potuto iniziare una volta completata la transizione politica in Ungheria, potenzialmente durante la presidenza cipriota del Consiglio dell’UE, che si concluderà alla fine di giugno.

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Dal punto di vista tecnico, il percorso di adesione resta però molto regolato. Uno Stato europeo può chiedere di entrare nell’Unione ai sensi dell’articolo 49 del Trattato sull’Unione europea. Dopo la domanda, la Commissione formula un parere, il Consiglio decide all’unanimità se concedere lo status di Paese candidato e, successivamente, se aprire i negoziati di adesione. Nel caso dell’Ucraina, la domanda è stata presentata nel 2022, lo status di candidata è stato concesso nel giugno dello stesso anno e i negoziati sono stati formalmente aperti nel giugno 2024, con la prima Conferenza intergovernativa.

La fase successiva è lo screening, cioè l’esame dettagliato dell’allineamento del Paese candidato all’acquis dell’UE, l’insieme delle norme e degli obblighi europei. Solo dopo questa valutazione si può procedere all’apertura dei cluster negoziali. Nel nuovo metodo di allargamento, i tradizionali capitoli negoziali sono raggruppati in sei cluster tematici: fondamentali; mercato interno; competitività e crescita inclusiva; agenda verde e connettività sostenibile; risorse, agricoltura e coesione; relazioni esterne. Il cluster sui fondamentali, che comprende Stato di diritto, giustizia, diritti fondamentali e funzionamento delle istituzioni democratiche, è il più sensibile: viene aperto per primo e chiuso per ultimo, perché condiziona l’intero andamento dei negoziati.

L’apertura di ciascun cluster richiede una decisione unanime dei 27 Stati membri sulla posizione comune dell’UE. Lo stesso vale per la chiusura provvisoria dei capitoli e, alla fine del percorso, per la firma del Trattato di adesione. Quest’ultimo deve poi essere ratificato da tutti gli Stati membri e dal Paese candidato secondo le rispettive procedure costituzionali. È per questo che il processo può essere politicamente accelerato, ma non aggirato: ogni passaggio chiave resta nelle mani dei governi nazionali.

Attualmente i Paesi candidati all’adesione all’UE sono nove: Albania, Bosnia-Erzegovina, Georgia, Moldova, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia, Turchia e Ucraina. Il Kosovo è invece considerato un potenziale candidato. L’allargamento non riguarda dunque solo Kyiv, ma un insieme più ampio di dossier che comprende i Balcani occidentali, la Moldova, la Georgia e la Turchia, il cui processo è da anni sostanzialmente congelato.

È proprio questo il punto sollevato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando ai giornalisti a margine del Consiglio Affari esteri informale di Limassol. Secondo il ministro e vicepremier quella di Merz “una proposta da valutare tutti insieme”, ma ha avvertito che resta prioritario “non dimenticare i Balcani”. Secondo il titolare della Farnesina, il governo italiano è favorevole all’adesione dell’Ucraina e intende “agevolare l’adesione” di Kyiv, individuando il percorso migliore. Tajani ha citato anche il sostegno italiano al contrasto alla corruzione, ricordando la collaborazione con la Guardia di Finanza e il confronto avuto recentemente con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

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Allo stesso tempo, Tajani ha insistito sulla necessità di non rallentare il processo dei Balcani occidentali. “Non possiamo deludere”, ha affermato, auspicando un’accelerazione per Montenegro, Albania e per gli altri Paesi della regione, considerati “di fondamentale importanza per la crescita dell’Unione”. La posizione italiana riflette una preoccupazione condivisa da diversi Stati membri: l’urgenza geopolitica di sostenere l’Ucraina non deve trasformarsi in un arretramento delle prospettive europee dei Paesi balcanici, alcuni dei quali attendono da anni progressi concreti.

Il dossier ucraino apre però anche una frattura nella maggioranza italiana. La Lega ha dichiarato la propria contrarietà “ad ogni ipotesi di adesione dell’Ucraina all’Unione europea”, sostenendo che Kyiv non avrebbe i requisiti necessari e che il suo ingresso nell’UE comporterebbe “un danno economico e sociale di enormi proporzioni”. Tajani ha replicato tagliando corto: “Il governo italiano è favorevole all’adesione dell’Ucraina”. La linea dell’esecutivo resta quindi formalmente favorevole all’integrazione europea di Kyiv, ma il dibattito interno mostra quanto il tema dell’allargamento sia destinato a diventare sempre più divisivo anche nelle capitali degli Stati membri.

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