Ursula von der Leyen ha pronunciato mercoledì 16 settembre a Strasburgo il suo discorso sullo Stato dell’Unione, aprendo con una citazione da “Racconto di due città” di Charles Dickens: “Era il migliore dei tempi, era il peggiore dei tempi”. Una formula con cui la presidente della Commissione europea ha descritto lo stato dell’Unione come “il più forte che sia mai stato” e allo stesso tempo “precario come non lo è mai stato”. Al discorso, che ha toccato bilancio pluriennale, difesa, clima, migrazione e rapporti con Cina e Stati Uniti, ha fatto seguito il dibattito in Aula con gli interventi di tutti i capigruppo, dal Partito popolare europeo ai Socialisti e democratici, ai Conservatori e riformisti, passando per Renew, Verdi, Sinistra e Patrioti per l’Europa, in una seduta caratterizzata anche da momenti di tensione e richiami all’ordine da parte della presidenza.
Von der Leyen ha collegato esplicitamente l’ambizione del prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 alla creazione di nuove “risorse proprie”, cioè entrate fiscali dirette dell’Unione. Le capitali nette contributrici, Germania in testa, restano scettiche sul punto, e le trattative tra Stati membri dovrebbero concludersi entro la fine dell’anno sotto la presidenza irlandese del Consiglio.
Manfred Weber, presidente del gruppo popolare, ha usato il suo intervento per chiedere una riforma “ragionevole” del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) e per fermare il divieto previsto sui motori endotermici. Weber ha inoltre rivendicato che l’Unione europea è “irreversibile”, sostenendo che nessuno Stato membro potrebbe uscirne senza che il proprio bilancio pubblico collassi, e ha chiesto a chi propone tagli ai fondi europei di indicare quali progetti intende sacrificare, in un affondo esplicito contro il cancelliere tedesco Friedrich Merz.
Integrazione della difesa e industria bellica europea
Il tema della difesa ha attraversato sia il discorso di von der Leyen sia gli interventi dei gruppi. Weber ha parlato di integrazione della difesa europea, di una struttura di comando congiunta e del possibile rilancio del trattato sulla Comunità europea di difesa (CED), definendo la difesa comune “il progetto della nostra generazione”.
Sul fronte legislativo, il gruppo del PPE ha accolto con favore la prossima votazione sul pacchetto di semplificazione in materia di difesa presentato dalla Commissione. L’eurodeputato Henrik Dahl, relatore per il PPE sull’accelerazione delle autorizzazioni ai progetti di prontezza operativa, ha parlato di “un passo importante verso il rafforzamento della prontezza operativa della difesa europea”.
Pekka Toveri, relatore sulla semplificazione dei trasferimenti intra-UE di prodotti per la difesa, ha spiegato che le nuove licenze generali di trasferimento ridurranno i tempi di attesa per le aziende “da mesi a pochi giorni”, pur dicendosi “deluso” dal fatto che gli Stati membri non fossero pronti ad andare oltre in vista della revisione della direttiva sugli appalti prevista a novembre. Aura Salla, che ha guidato i lavori sulla prontezza della difesa in commissione industria, ha aggiunto che la sicurezza europea “non sarà rafforzata da ulteriori pratiche burocratiche”, ma dalla capacità di trasformare know-how industriale in capacità di difesa reali, citando droni, sensori e munizioni tra le priorità di spesa.
Intelligenza artificiale e rapporto con la Cina
Von der Leyen ha chiesto di rallentare lo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale più avanzati, i cosiddetti “frontier models”, segnalando il rischio che consentano capacità di hacking mai viste prima e finiscano nelle mani di attori ostili. La presidente ha annunciato un confronto con i principali laboratori di IA e una maggiore cooperazione con partner come Canada e Regno Unito su valutazione dei modelli, verifica e allerta precoce.
Weber, dal canto suo, ha rivendicato che il PPE porterà avanti politiche sull’intelligenza artificiale destinate a non piacere a Elon Musk, definendo questo dissenso “un buon segno”. Sul fronte commerciale, von der Leyen ha chiesto alla Cina di accelerare i negoziati per riequilibrare la relazione commerciale, ricordando che il disavanzo con Pechino ha raggiunto un miliardo di euro al giorno e parlando di un “secondo shock cinese” già in corso, con effetti di deindustrializzazione nei distretti manifatturieri europei.
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Migrazione e frontiere esterne
Il tema della migrazione, già esploso nei giorni precedenti al discorso per la crisi di Ceuta, è tornato al centro degli interventi dei gruppi di opposizione. Jordan Bardella, presidente dei Patrioti per l’Europa, ha chiesto una preferenza europea negli appalti pubblici, sintetizzata nella formula “quando il denaro è europeo, i posti di lavoro devono essere europei”, e ha attaccato le politiche dell’Unione accusandole di aver reso la vita più cara ai cittadini senza proteggerli dalle minacce esterne.
Bardella ha definito quella di Ceuta non una crisi migratoria ma una “crisi di sovranità”, sostenendo che senza nuovi muri e frontiere l’Europa “sparirà” e chiedendo di lavorare sui rimpatri. Ha inoltre parlato di un “massacro della classe media” causato dalle politiche europee e ha invocato una “Europa di potenza e innovazione” capace di proteggere gli agricoltori dalla concorrenza estera. Sullo stesso dossier, nei giorni precedenti alla plenaria, la leader socialista Iratxe García Pérez aveva accusato il PPE di sfruttare la vicenda di Ceuta “da più di un mese con il solo obiettivo di attaccare il governo spagnolo”.
Costo della vita e politiche sociali
Sul potere d’acquisto dei cittadini, von der Leyen ha annunciato un nuovo Care Deal europeo in occasione del decimo anniversario del Pilastro europeo dei diritti sociali, insieme al richiamo al primo Housing Act contro la speculazione sugli affitti brevi, sostenendo che “la cura non è un privilegio, la casa non è un privilegio, sono diritti”.
García Pérez, presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici, ha proposto una tassa sugli extraprofitti delle imprese energetiche per finanziare un sostegno alle famiglie in difficoltà nel pagamento di bollette, spesa e carburante, collegando l’aumento del costo della vita alla guerra contro l’Iran alimentata da Stati Uniti e Israele. La leader socialista ha inoltre chiesto una legge europea sul lavoro e rivendicato una “Europa femminista” contrapposta alle destre che, a suo dire, vogliono limitare i diritti delle donne.
Politica estera, Israele e assets russi
Sul fronte della politica estera, sempre García Pérez ha chiesto sanzioni contro Israele e un embargo sulle armi, la difesa della Corte penale internazionale e la confisca degli attivi russi congelati per finanziare la ricostruzione dell’Ucraina, sostenendo che a pagare debba essere Mosca e non i contribuenti europei. Ha inoltre criticato le politiche migratorie del governo italiano, sostenendo che la solidarietà europea “non può dipendere da chi governa” in un singolo Stato membro, e ha invitato le forze europeiste a lavorare unite escludendo le destre dalla maggioranza.
Anche Manon Aubry, per la Sinistra, ha criticato diverse proposte di von der Leyen, tra cui lo status di “membro associato” concesso al Canada e la creazione di un Consiglio di sicurezza europeo, chiedendo “chi le ha dato un mandato democratico” per queste iniziative. Aubry ha inoltre attaccato altri accordi di libero scambio e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Dal gruppo dei Verdi, la copresidente Terry Reintke ha chiesto un’Europa “potente, con amici forti”, capace di tenere testa a Donald Trump, Vladimir Putin e agli oligarchi tecnologici.
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Intelligenza artificiale, Carney e materie prime critiche
Sul fronte liberale, la presidente di Renew Europe Valérie Hayer ha chiesto all’Unione di assumere la guida globale nella costruzione di un quadro giuridico per l’intelligenza artificiale, sul modello di quanto fatto con il nucleare, sostenendo che spetta ai leader politici “fissare un limite filosofico” allo sviluppo della tecnologia. Hayer ha inoltre elogiato l’approccio del primo ministro canadese Mark Carney nei confronti del presidente statunitense Donald Trump.
Di segno opposto l’intervento di Nicola Procaccini, copresidente dei Conservatori e riformisti (ECR), secondo cui “il problema principale che dovremmo affrontare oggi non è la CO2, ma la mancanza di materie prime critiche”, senza le quali, ha detto, “non può esserci transizione verde né energetica”. Procaccini ha definito la decarbonizzazione una “ossessione” della presidente della Commissione, facendo notare che l’Unione è comunque costretta ad acquistare materie prime critiche da regimi ostili, e ha criticato von der Leyen per essersi, a suo dire, “inchinata” al primo ministro Carney.


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