L’Unione europea non ritirerà il proprio personale da Kyiv dopo l’avvertimento lanciato da Mosca agli stranieri e alle missioni diplomatiche perché lascino la capitale ucraina in vista di nuovi attacchi dopo quello devastante avvenuto il 24 maggio scorso. A ribadire la posizione di Bruxelles è stata la portavoce della Commissione europea, Anitta Hipper, durante il briefing quotidiano con i giornalisti a Palazzo Berlaymont.
Lunedì, la Russia ha annunciato l’intenzione di avviare “attacchi sistematici” contro strutture a Kyiv che, secondo Mosca, sarebbero collegate alle forze armate ucraine e ai centri decisionali militari. In una nota il ministero degli Esteri russo ha affermato che il responsabile del dicastero, Sergej Lavrov ha informato il segretario di Stato americano Marco Rubio della decisione russa di colpire obiettivi nella capitale ucraina, presentandola come una risposta agli attacchi attribuiti da Mosca a Kyiv contro civili e infrastrutture in territorio russo, in particolare quello avvenuto lo scorso 22 maggio a Starobelsk, nella Repubblica Popolare di Luhansk.
“Mosca sta solo cercando di seminare il panico con queste minacce”, ha dichiarato Hipper. “Vogliono paura e isolamento in Ucraina e altrove. Ma abbiamo un messaggio chiaro: questo non funzionerà”. La portavoce ha quindi confermato che “l’UE mantiene la sua presenza e le sue operazioni a Kyiv”, aggiungendo che “queste minacce sanno di disperazione”.
La Commissione ha collegato l’episodio alla valutazione già espressa dall’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell’UE, Kaja Kallas, secondo cui la Russia, in difficoltà sul piano militare, sta nuovamente facendo ricorso alla minaccia contro civili e infrastrutture civili.
La portavoce UE ha ricordato che gli attacchi russi contro Kyiv e contro altre città ucraine sono ormai una realtà quotidiana e che anche la delegazione dell’UE e il quartier generale della missione civile europea sono stati colpiti in passato da raid russi definiti “sconsiderati”, osservando che le minacce lanciate ai diplomatici e ai cittadini stranieri confermano l’assenza di una reale disponibilità di Mosca a negoziati credibili. “Questo dimostra ancora una volta una cosa che già sapevamo, ovvero che la Russia non è assolutamente interessata alla pace e ha un totale disprezzo per tutti gli sforzi volti alla pace”, ha dichiarato Hipper.
Bruxelles ha anche convocato l’incaricato d’affari russo per comunicare che le minacce contro civili e personale diplomatico sono “chiaramente inaccettabili”.
La risposta europea, ha concluso la portavoce, sarà quella di continuare il sostegno all’Ucraina, in particolare sul fronte della difesa aerea e dell’assistenza finanziaria. Il dossier sarà discusso nei prossimi giorni dai ministri degli Esteri dell’UE al Consiglio informale Affari esteri a Cipro, dove si parlerà anche di come aumentare la pressione internazionale sulla Russia.
In precedenza, la responsabile della delegazione UE a Kyiv, Katarina Mathernova, aveva respinto pubblicamente l’avvertimento russo. “La Russia minaccia di nuovo i diplomatici e gli stranieri, chiedendoci di abbandonare Kyiv. Ma noi non andremo da nessuna parte”, aveva scritto sui social Mathernova, definendo la dichiarazione di Mosca “un capolavoro di ipocrisia”.
La tensione giunge dopo il massiccio attacco russo della notte tra il 23 e il 24 maggio contro Kyiv e la sua regione, considerato uno dei più pesanti dall’inizio dell’anno e intenso sulla capitale ucraina dall’inizio della guerra nel febbraio 2022. Secondo le autorità ucraine, Mosca ha impiegato circa 600 droni e una novantina di missili di vario tipo, incluso il missile ipersonico balistico Oreshnik, colpendo soprattutto la capitale e l’area metropolitana. Il bilancio riferito da Kyiv è di almeno quattro morti e quasi cento feriti, con danni in tutti i distretti della città: edifici residenziali, scuole, centri commerciali e infrastrutture pubbliche sono stati interessati da impatti diretti, incendi o caduta di detriti. Il presidente Volodymyr Zelensky ha parlato di circa 300 siti danneggiati nella capitale, tra cui quasi 150 edifici residenziali.

