La nuova crisi energetica innescata dal conflitto in Medio Oriente rallenta l’economia europea, riaccende l’inflazione e aumenta la pressione sui conti pubblici degli Stati membri, secondo le previsioni economiche di primavera 2026 presentate giovedì 21 maggio dalla Commissione europea.

Nel documento, Bruxelles rivede al ribasso la crescita dell’Unione europea e dell’area euro rispetto alle stime d’autunno, indicando nello shock dei prezzi dell’energia il principale fattore di deterioramento del quadro macroeconomico. Nel presentare i risultati, il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha parlato di un “grado eccezionalmente elevato di incertezza” legato all’evoluzione del conflitto innescato lo scorso 28 febbraio dagli attacchi lanciati da Stati Uniti e Israele contro l’Iran che hanno portato alla chiusura da parte di Teheran dello Stretto di Hormuz, braccio di mare che collega il Golfo Persico al Mare dell’Oman da cui transita circa il 20% delle forniture di petrolio e gas a livello globale, oltre a fertilizzanti e altre materie prime.

Come sottolineato dalla Commissione, prima della fine di febbraio, l’economia dell’UE era attesa in espansione moderata, accompagnata da un’ulteriore discesa dell’inflazione. L’esplosione della crisi ha però modificato in modo sostanziale lo scenario. Secondo la Commissione, l’inflazione ha iniziato a risalire poche settimane dopo l’inizio del conflitto, spinta dal forte aumento delle materie prime energetiche, mentre l’attività economica ha perso slancio. Bruxelles prevede un miglioramento solo parziale nel 2027, e soltanto nell’ipotesi di un allentamento delle tensioni sui mercati dell’energia.

Dopo una crescita dell’1,5% nel 2025, il PIL dell’UE dovrebbe rallentare all’1,1% nel 2026, con una revisione al ribasso di 0,3 punti percentuali rispetto alla previsione economica d’autunno, che indicava l’1,4%. Nel 2027 la crescita dovrebbe risalire all’1,4%. Per l’area euro, le stime sono state ridotte allo 0,9% nel 2026 e all’1,2% nel 2027, rispetto all’1,2% e all’1,4% previsti in autunno.

Il peggioramento più evidente riguarda l’inflazione. Nell’UE, il tasso è ora atteso al 3,1% nel 2026, un punto percentuale in più rispetto alla precedente previsione, per poi scendere al 2,4% nel 2027. Nell’area euro, l’inflazione dovrebbe salire al 3% nel 2026 e attestarsi al 2,3% nel 2027, contro l’1,9% e il 2% stimati in autunno. La Commissione attribuisce l’accelerazione soprattutto ai prezzi dell’energia, con i dati di marzo e aprile che hanno già mostrato una brusca risalita.

In conferenza stampa, il commissario Dombrovskis ha spiegato che l’andamento dei prezzi energetici incorporato nella previsione di base si fonda su uno scenario di crisi tratto dai mercati futures, che indicano una normalizzazione “relativamente rapida, sebbene solo parziale” delle condizioni di approvvigionamento. Allo stesso tempo, ha precisato che la Commissione affianca allo scenario centrale una valutazione alternativa basata sull’ipotesi di un’interruzione più grave e più prolungata delle forniture energetiche. In quel caso, l’inflazione non si ridurrebbe come previsto e l’attività economica non riuscirebbe a rimbalzare nel 2027.

Lo shock colpisce un’economia europea ancora strutturalmente esposta alla volatilità dei mercati globali dell’energia. La Commissione ricorda che l’UE è un importatore netto di energia e che l’aumento dei prezzi si traduce in bollette più alte per le famiglie e in costi crescenti per le imprese. Questo riduce i margini di molte industrie e trasferisce reddito dall’economia europea verso i Paesi esportatori di energia. L’impatto sulla fiducia è già visibile: dopo l’inizio del conflitto, la fiducia dei consumatori è scesa al livello più basso degli ultimi 40 mesi, tra timori di nuova inflazione e di perdita di posti di lavoro.

Nonostante il rallentamento, i consumi dovrebbero restare il principale motore della crescita. Gli investimenti delle imprese, invece, sono attesi in frenata per effetto di condizioni di finanziamento più restrittive, profitti più bassi e maggiore incertezza. Anche la domanda esterna più debole pesa sulle esportazioni. Bruxelles sottolinea tuttavia che gli investimenti realizzati dopo l’invasione russa dell’Ucraina in diversificazione delle forniture, decarbonizzazione e riduzione dei consumi energetici hanno reso l’economia europea più capace di assorbire lo shock rispetto alla crisi del 2022.

Parlando ai giornalisti Dombrovskis ha sottolineato che l’economia dell’UE si sta dimostrando più resiliente all’attuale shock dei prezzi dell’energia grazie alle misure adottate negli ultimi anni: diversificazione delle fonti, miglioramento delle interconnessioni tra Stati membri, sviluppo delle rinnovabili ed efficienza energetica. Per il commissario, è “fondamentale continuare a lavorare in questa direzione”, anche attraverso la comunicazione AccelerateEU, indicata come risposta politica alla crisi.

Il commissario europeo all’Economia ha però avvertito gli Stati membri contro interventi troppo ampi o mal calibrati sul caro energia. Dombrovskis ha ribadito che le misure di sostegno fiscale per famiglie e imprese vulnerabili devono restare “temporanee e ben mirate”, richiamando la necessità di preservare finanze pubbliche solide in un contesto segnato da tassi di interesse più alti rispetto alla fase pandemica. “Dobbiamo rimanere vigili e salvaguardare la sostenibilità fiscale nel contesto dell’attuale shock energetico”, ha affermato.

Un punto politicamente rilevante riguarda il rischio che gli aiuti pubblici finiscano per sostenere la domanda di combustibili fossili. Dombrovskis ha sottolineato che, di fronte a uno shock dell’offerta, ampi stimoli alla domanda di energia fossile contribuirebbero a mantenere elevati i prezzi sui mercati internazionali, con costi elevati per i governi e benefici limitati. Per questo, secondo il commissario, gli Stati membri devono evitare misure che aumentino la domanda di combustibili fossili e tenere presenti gli obiettivi di lungo periodo di decarbonizzazione anche nella definizione delle risposte di breve termine.

Non solo, il commissario UE ha raccomandato “prudenza” nella gestione della finanza pubblica, specie per i “Paesi ad alto debito” come l’Italia.

Anche il mercato del lavoro mostra segnali di indebolimento. Secondo la Commissione, nel 2025 l’occupazione è cresciuta dello 0,5%, con oltre un milione di nuovi posti di lavoro nell’UE. Nel 2026 la crescita dell’occupazione dovrebbe rallentare allo 0,3%, per poi risalire allo 0,4% nel 2027. La lunga fase di calo della disoccupazione è destinata a interrompersi, con il tasso previsto intorno al 6% nel 2027. La crescita nominale dei salari dovrebbe restare sostenuta, per effetto dell’adeguamento all’inflazione più elevata.

La crisi energetica si riflette anche sui conti pubblici. Il deficit pubblico generale dell’UE dovrebbe aumentare dal 3,1% del PIL nel 2025 al 3,6% nel 2027. A pesare sono la minore attività economica, l’aumento della spesa per interessi, le misure per attenuare l’impatto dei prezzi energetici su famiglie e imprese vulnerabili e la maggiore spesa per la difesa. Il debito pubblico dell’UE dovrebbe salire dall’82,8% del PIL nel 2025 all’84,2% nel 2026 e all’85,3% nel 2027. Nell’area euro, il rapporto debito/PIL dovrebbe passare dall’88,7% nel 2025 al 90,2% nel 2026 e al 91,2% nel 2027.

Dombrovskis ha collegato il peggioramento dei saldi fiscali a diversi fattori: la necessità di aumentare rapidamente la spesa per la difesa, la flessibilità prevista dalla clausola di salvaguardia nazionale, il funzionamento degli stabilizzatori automatici e le eventuali misure discrezionali adottate dai governi. Il commissario ha ricordato che, rispetto alla pandemia, il margine di manovra fiscale è oggi più limitato perché i tassi di interesse sono molto più elevati. La Commissione presenterà la propria valutazione sulla performance fiscale degli Stati membri il 3 giugno, nell’ambito del ciclo primaverile del Semestre europeo.

Per Bruxelles, i rischi restano orientati al ribasso. Infatti, la Commissione ammette che una crisi energetica più lunga potrebbe mantenere l’inflazione elevata e impedire la ripresa prevista nel 2027. Possibili carenze di specifiche materie prime e input produttivi, tra cui prodotti petroliferi raffinati, elio e fertilizzanti, potrebbero inoltre generare effetti a catena sulle filiere globali e sui prezzi alimentari. A questi elementi si aggiungono l’indebolimento della domanda di lavoro, l’incertezza sulle politiche commerciali globali e la riconfigurazione dei rapporti geopolitici e commerciali.

Nel documento Bruxelles indica la possibilità che una più rapida attuazione delle riforme strutturali sostenga la crescita europea. Anche gli investimenti pubblici in difesa e transizione energetica potrebbero compensare in parte la debolezza del settore privato. L’intelligenza artificiale viene presentata come un fattore ambivalente: può favorire produttività e investimenti, ma anche produrre effetti dirompenti sul mercato del lavoro e sulla domanda interna.

Italia ultima per crescita

A colpire è il dato italiano che vedrà nel 2026 una crescita dello 0,5% e nel 2027 dello 0,6%, finendo in coda alle economie europee. Per quanto riguarda l’inflazione, l’Italia dovrebbe attestarsi nell’anno in corso al 3,2%, dall’1,7% del 2025, per poi ridiscendere all’1,8%. Il deficit si manterrà intorno al 2,9% sia nel 2026 che nel 2027. Altro dato preoccupante riguarda la crescita del debito pubblico che nel 2026 passerà al 138,5% sul PIL dal 137,1% del 2025, per toccare nel 2027 il 139,2%.

La Germania, che negli scorsi anni aveva registrato una crescita sostanzialmente piatta, assisterà a un leggero aumento nel 2026, allo 0,6%, rispetto allo 0,2% del 2025, per poi salire ancora all0 0,9% nel 2027.  Per quanto riguarda la Francia, in base alle previsioni della Commissione, la crescita si attesterà nel 2026 allo 0,8%, al pari del 2025, per poi risalire all’1,1%. Al pari dell’Italia, sulla Fracia pesa l’alto debito pubblico. Nel 2026, il debito pubblico francese si attesterà, secondo le previsioni, intorno al 118,1% sul PIL nel 2026 per poi crescere ancora al 120,2% nel 2027.

Per quanto riguarda la Grecia, per anni maglia nera della zona euro, la crescita si attesterà nell’anno in corso all’1,8, con una ulteriore flessione all’1,6% nel 2027. Per quanto riguarda il bilanciamento tra entrate e uscite, Atene registra un saldo positivo, intorno all’1,7% del PIL nel 2025 in calo però negli anni seguenti allo 0,8% nel 2026 e allo 0,6% nel 2027. Sul fronte del debito pubblico Atene fa meglio di Roma, con una tendenza discendente che passerà dal 146,1% del 2025 al 140,7% nel 2026 e al 134% nel 2027.

Il commissario europeo anche commentato la richiesta avanzata dall’Italia di estendere anche all’energia la clausola di salvaguardia al Patto di stabilità e crescita concessa per le spese della difesa. “Stiamo conducendo delle valutazioni per capire cosa si può fare” per rispondere alla crisi energetica innescata dalla guerra in Iran, “nell’ambito del nostro quadro di bilancio”, ha affermato il commissario all’economia. Il quale ha sottolineato che “ovviamente questo è collegato a un secondo punto importante: abbiamo meno margine di manovra di bilancio rispetto alla crisi precedente. Ciò richiede quindi prudenza fiscale, in particolare per i Paesi fortemente indebitati”.

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