In una dimostrazione impressionante della crescente centralità di Pechino negli affari mondiali, mercoledì il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il leader cinese Xi Jinping – solo pochi giorni dopo la visita ad alto profilo del presidente statunitense Donald Trump nella capitale cinese.
I due summit consecutivi evidenziano una dura realtà geopolitica: che si tratti di risolvere i conflitti in Ucraina o in Medio Oriente, le grandi potenze si rivolgono alla Cina non per allineamento ideologico, ma perché essa possiede la leva economica e diplomatica necessaria per influenzare gli esiti.
Una storia di due visite, un’unica destinazione
Il viaggio di Trump, rinviato a causa del conflitto con l’Iran, è stato caratterizzato da una scenografia elaborata – giardini, templi e accordi con Boeing – ma ha prodotto pochi risultati concreti su questioni spinose come gli squilibri commerciali, Taiwan o la de-escalation dello scontro tra Stati Uniti, Israele e Iran. La visita successiva di Putin, al contrario, assume per Mosca un tono più urgente.
Arrivato in una posizione di relativa debolezza dopo anni di sanzioni e logoramento sul campo di battaglia in Ucraina, il leader russo cerca di consolidare una partnership “senza limiti” già molto profonda, diventata una vera e propria ancora di salvezza per la sua economia e la sua macchina bellica.
L’immagine pubblica favorisce Xi. I media statali cinesi hanno presentato le due visite come una conferma dello status di Pechino in un mondo multipolare, dove persino avversari reciproci si ritrovano allo stesso tavolo. Putin e Xi, che si definiscono “vecchi amici”, hanno praticato un’intima “diplomazia del tè” – un contesto più personale rispetto agli incontri più formali di Trump – firmando decine di accordi, tra cui una lunga dichiarazione congiunta sul partenariato e colloqui sul gasdotto Power of Siberia 2.
“La Russia è nelle mani della Cina”
Da un punto di vista analitico, la posizione della Cina è straordinariamente vantaggiosa. È il principale partner commerciale della Russia e l’acquirente di quasi metà delle sue esportazioni petrolifere, fornendo entrate fondamentali che sostengono il regime di Putin e la campagna in Ucraina. Componenti cinesi sono essenziali per l’industria bellica russa, mentre i beni di consumo cinesi colmano i vuoti lasciati dalle sanzioni occidentali. Mosca ha poche alternative; come ha osservato un analista, la Russia è sempre più “nelle mani della Cina”, con accordi inevitabilmente sbilanciati a favore delle condizioni imposte da Pechino.
Per Trump, la Cina rappresenta al tempo stesso un rivale e un interlocutore necessario. Nel mezzo del conflitto con l’Iran e dei suoi effetti sui mercati energetici e sulle rotte commerciali globali, i funzionari statunitensi sembrano considerare Pechino fondamentale per qualsiasi de-escalation duratura – sia attraverso pressioni su Teheran sia tramite la stabilizzazione dei mercati petroliferi.
Gli acquisti di prodotti agricoli e aeromobili annunciati durante la visita di Trump riflettono il consueto approccio transazionale, ma il tempismo dell’arrivo di Putin mostra come la Cina riesca a coprirsi su più fronti, dialogando con Washington sul commercio mentre approfondisce i legami energetici e strategici con Mosca.
Questa dinamica rivela cambiamenti strutturali più profondi. La “egemonia unilaterale” evocata da Xi nei suoi commenti con Putin segnala la preferenza di Pechino per un ordine frammentato nel quale essa agisca come intermediario indispensabile.
Mantenendo un’ambiguità strategica – sostenendo economicamente la Russia senza appoggiare pienamente la guerra in Ucraina, e assumendo toni duri con Trump mentre conclude accordi – Xi massimizza la propria influenza su entrambi i conflitti che gli stessi presidenti statunitense e russo hanno contribuito a generare.
Rischi e realtà
Tuttavia, l’equilibrismo della Cina non è privo di limiti. Guerre prolungate mettono sotto pressione le catene di approvvigionamento globali e la sicurezza energetica, settori nei quali Pechino ha un forte interesse alla stabilità. Un’eccessiva dipendenza dalle risorse russe potrebbe esporre la Cina a sanzioni secondarie o a interruzioni delle forniture, mentre una vicinanza troppo marcata a Putin rischia di alienare l’Occidente.
Per ora, però, le visite mostrano il successo di Pechino nel posizionarsi come perno centrale: sia Trump sia Putin hanno bisogno di qualcosa da Xi più di quanto Xi abbia bisogno di loro.
In un’epoca di competizione tra grandi potenze, questo episodio a Pechino potrebbe prefigurare un futuro nel quale la risoluzione dei principali conflitti passerà sempre più attraverso la Cina – che gli artefici di quei conflitti lo vogliano o meno.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

