La Bosnia ed Erzegovina non è riuscita ad attuare pienamente nessuna delle 113 riforme chiave delineate nell’Agenda delle Riforme presentata alla Commissione europea, con ritardi che ora mettono a rischio quasi 1 miliardo di euro di finanziamenti europei.
Le autorità hanno fissato le scadenze per la maggior parte delle misure soltanto per la fine del 2025 o per il 2026, mentre Sarajevo non ha ancora firmato i protocolli necessari con l’Unione, il che significa che il Paese non ha ricevuto la prima tranche da 70 milioni di euro in sovvenzioni.
I ritardi gettano dubbi sui finanziamenti destinati a progetti chiave per la modernizzazione del settore energetico, delle strade e delle ferrovie, nonché per la digitalizzazione dei servizi pubblici e della società nel solo paese europeo, al di fuori dell’Ucraina, privo di una rete 5G.
Parte dei fondi è legata ai progressi nella riforma della giustizia, nelle misure anticorruzione e nella tutela dei diritti democratici fondamentali.
“La Bosnia ed Erzegovina rischia di perdere centinaia di milioni di euro se le riforme necessarie non saranno completate entro dicembre 2026. Non ci sarà alcuna proroga”, ha avvertito la commissaria all’Allargamento Marta Kos.
Ha aggiunto che a giugno l’allocazione prevista di 976,6 milioni di euro potrebbe essere ridotta di 373,9 milioni, a meno che il paese non inizi ad attuare concretamente le riforme promesse.
Tra le misure più in ritardo figurano le riforme del sistema giudiziario, comprese nuove leggi sulla Corte della Bosnia ed Erzegovina e sull’Alto Consiglio Giudiziario e dei Procuratori, pensate per limitare l’influenza politica e rafforzare il controllo sui patrimoni di giudici e procuratori.
Devono ancora essere adottate anche le leggi sulla protezione dei whistleblower, sui conflitti di interesse e sugli appalti pubblici. Secondo Transparency International, le élite politiche stanno ostacolando le riforme per preservare il controllo sulle istituzioni e sulla distribuzione del potere.
Un ulteriore problema resta la mancanza di coordinamento tra le istituzioni. I parlamentari sostengono di non essere stati nemmeno formalmente informati del contenuto dell’agenda di riforma inviata a Bruxelles.
Il settore energetico è tra i più colpiti
Anche il settore energetico è tra quelli maggiormente colpiti. La Bosnia ed Erzegovina non ha ancora allineato la propria legislazione alle norme europee sulla liberalizzazione dei mercati dell’elettricità e del gas, né ha creato una borsa elettrica o introdotto meccanismi di scambio delle emissioni di carbonio.
Gli esperti avvertono che ciò comporterà costi aggiuntivi per cittadini e imprese una volta che entrerà in vigore il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere dell’Unione (CBAM). Il paese è inoltre in ritardo nella digitalizzazione, mancando di una legislazione sull’identificazione elettronica e sui servizi digitali, oltre che di una strategia nazionale per internet ad alta velocità.
Gli analisti avvertono che senza riforme la Bosnia ed Erzegovina rischia non solo di perdere i finanziamenti europei, ma anche di bloccare investimenti chiave nei settori dell’energia e delle infrastrutture.
In precedenza, il membro bosgnacco della presidenza statale Denis Bećirović aveva accusato il partito nazionalista serbo SNSD di Milorad Dodik di bloccare la legislazione chiave legata all’Unione e di ostacolare il percorso europeo della Bosnia.
A maggio, l’ambasciatore dell’Unione europea Luigi Soreca aveva avvertito che il protrarsi dello stallo politico potrebbe costare al paese centinaia di milioni di euro in investimenti perduti, sottolineando che “l’inazione ha le sue conseguenze”.
Anche la frustrazione pubblica è aumentata, in particolare tra i giovani bosniaci che sostengono in larga maggioranza l’adesione all’Unione ma vedono sempre più il sistema politico frammentato del paese come incapace di realizzare le riforme.
Dibattiti online e gruppi della società civile accusano frequentemente le élite politiche radicate di dare priorità alle divisioni etniche e alle reti clientelari rispetto allo sviluppo economico e all’integrazione europea.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

