L’ex primo ministro spagnolo Luis Zapatero dovrà comparire davanti ai giudici il prossimo 2 giugno. L’ex leader socialista è accusato di riciclaggio e associazione a delinquere.

L’ennesimo scandalo di corruzione colpisce il partito socialista operaio (PSOE) guidato ora dal premier Pedro Sánchez. Questa volta è coinvolto Zapatero, primo ministro dal 2004 al 2011, e, secondo la stampa spagnola, le accuse a suo carico sono pesanti: associazione a delinquere, traffico di influenze e falso in documenti. È la prima volta nella storia della democrazia spagnola che un ex presidente del Governo viene incriminato.

Secondo il giudice della Audiencia Nacional, José Luis Calama, Zapatero sarebbe coinvolto in attività di riciclaggio di denaro per 53 milioni di euro all’interno del salvataggio, durante la pandemia, della compagnia aerea Plus Ultra da parte del Governo. Secondo quanto riportato da EFE, Zapatero avrebbe incassato delle commissioni per il salvataggio della compagnia. L’accuse a suo carico erano state già formalizzate a marzo, ma adesso è confermata l’udienza per il 2 giugno.

Le indagini

La vicenda affonda le radici nel 2024, quando la Procura Anticorruzione, in coordinamento con l’Unità per la criminalità economica e fiscale (UDEF) della Polizia Nazionale, ipotizzò che i fondi pubblici erogati per il salvataggio di Plus Ultra potessero essere stati impiegati per ripulire capitali di provenienza illecita, in particolare legati a reti di corruzione venezuelane.

Il caso era stato inizialmente esaminato dal tribunale istruttorio n. 15 di Madrid, che aveva però deciso di archiviarlo, con il successivo avallo della Corte d’Appello.

Riesumato su impulso della Procura Anticorruzione, il procedimento è poi transitato all’Audiencia Nacional dopo la ricusazione del giudice titolare. Le indagini hanno subito un’accelerazione nel dicembre 2025, quando gli agenti dell’UDEF hanno fermato, per poi rimetterli in libertà, il presidente della compagnia aerea Julio Martínez Sola, l’amministratore delegato Roberto Roselli, un legale e l’imprenditore Javier Martínez Martínez.

Nel corso della stessa operazione, gli investigatori hanno acquisito documentazione fiscale presso la sede di Plus Ultra: un’analisi che avrebbe convinto il giudice dell’esistenza di un sistema ramificato, ben più complesso rispetto a quanto originariamente contestato nell’esposto.

Una lunga lista di reati per il PSOE: fra molestie sessuali e corruzione 

Il Partito socialista fa acqua da tutte le parti. Il caso Zapatero rappresenta solo l’ultimo di una lunga lista di accuse che hanno travolto il partito del premier.

Lo scorso anno vertici dello PSOE sono stati accusati da compagne di partito di molestie sessuali, comportamenti sessisti, messaggi inappropriati e pressioni per uscite al di fuori dell’orario di lavoro. In queste vicende sono stati coinvolti: Francisco Paco Salazar, membro del Comitato esecutivo federale del partito ed ex consigliere politico molto vicino al Governo; Antonio Navarro, segretario generale del partito a Torremolinos, e Javier Izquierdo, senatore dello PSOE. Un terremoto per un partito che fa della lotta al patriarcato la sua nota distintiva e uno dei pilastri della coalizione di governo con il gruppo di ultra sinistra Sumar.

Ai casi di molestie si aggiungono anche quelli di corruzione, che sono entrati in casa di Pedro Sánchez. Al centro di accuse per traffico di influenze, corruzione negli affari, peculato e appropriazione indebita, si è trovata Begoña Gómez, moglie del primo ministro spagnolo.

Il giudice istruttore Juan Carlos Peinado ha chiesto il rinvio a giudizio della consorte del premier, sostenendo di aver individuato elementi sufficienti per proseguire il processo. Secondo l’accusa, Gómez avrebbe sfruttato la propria vicinanza istituzionale al capo del governo per ottenere corsie preferenziali nei rapporti con università, enti pubblici e imprese private, in particolare nell’ambito delle attività legate alla sua cattedra alla Università Complutense di Madrid e a progetti accademici collegati.

Nell’ordinanza, il magistrato ipotizza che alcune decisioni pubbliche favorevoli alle iniziative professionali di Gómez possano essere state agevolate proprio dal ruolo politico del marito. Gli inquirenti contestano, inoltre, presunte irregolarità nella raccolta di finanziamenti privati destinati a progetti universitari che, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbero potuto garantire vantaggi competitivi ad aziende coinvolte in appalti pubblici. Tra i filoni dell’indagine compare anche la registrazione a nome della moglie del premier di un software sviluppato in ambito accademico.

Nello stesso procedimento il giudice ha chiesto il rinvio a giudizio anche dell’assistente di Gómez, Cristina Álvarez, e dell’imprenditore Juan Carlos Barrabés. Resta invece archiviata l’accusa di esercizio abusivo della professione.

Ma la lista di accuse verso membri del Partito socialista non finisce qui.

A novembre è finito in carcere l’ex ministro dei Trasporti José Luis Ábalos, storico fedelissimo del premier socialista ed ex responsabile dell’organizzazione del partito, accusato insieme al suo ex collaboratore Koldo García di aver manipolato appalti pubblici legati all’acquisto di mascherine durante la pandemia in cambio di tangenti. Secondo gli inquirenti, il sistema si sarebbe poi esteso anche ad altri contratti pubblici, mentre le indagini hanno fatto emergere ulteriori episodi ritenuti compromettenti, tra favori personali, raccomandazioni e appartamenti pagati da imprenditori.

L’inchiesta ha poi coinvolto anche Santos Cerdán, successore di Ábalos alla guida dell’organizzazione del PSOE e figura chiave nei rapporti con gli alleati parlamentari del governo. Dopo aver ricevuto la notifica dell’indagine, Cerdán si è dimesso dagli incarichi di partito ed è stato posto in custodia cautelare.

Per gli investigatori, il “caso Koldo” rappresenta il primo grande scandalo di presunta corruzione che colpisce direttamente l’apparato socialista durante l’era Sánchez.

Quale destino per i socialisti spagnoli 

Il futuro del partito di governo si fa sempre più cupo.

Le recenti elezioni regionali in Andalusia, considerate da molti osservatori un test nazionale in vista delle politiche del 2027, hanno confermato il momento di difficoltà del PSOE. Il Partito Popolare del presidente andaluso Juan Manuel Moreno ha mantenuto la guida della regione con 53 seggi e il 41,6% dei voti, pur perdendo la maggioranza assoluta conquistata nel 2022. Un risultato che costringerà i popolari a trattare con Vox per restare al governo della comunità autonoma più popolosa del Paese.

Per il PSOE, invece, il voto andaluso ha assunto i contorni di una nuova battuta d’arresto.

La candidata socialista María Jesús Montero si è fermata a 28 seggi, peggior risultato storico del partito nella regione che per decenni era stata una roccaforte socialista. Un dato che ha rafforzato le preoccupazioni attorno alla leadership di Pedro Sánchez e alla capacità del PSOE di recuperare consenso dopo mesi segnati da scandali giudiziari e tensioni interne.

Andalusia, il PP vince ma perde la maggioranza assoluta: Moreno costretto a trattare con Vox

A complicare ulteriormente il quadro per i socialisti c’è anche la frammentazione della sinistra. In Andalusia la formazione regionalista di sinistra Adelante Andalucía ha registrato una crescita significativa, sottraendo spazio politico sia ai socialisti sia alla coalizione Por Andalucía, sostenuta da Podemos e Sumar.

Nel frattempo, i sondaggi nazionali continuano a premiare il Partito Popolare di Alberto Núñez Feijóo: secondo l’istituto 40dB per El País, il PP resterebbe il primo partito con il 31,3% delle intenzioni di voto, mentre il PSOE scenderebbe al 28,4%, confermando una tendenza negativa che alimenta dubbi sulla tenuta della maggioranza di governo fino alla fine della legislatura.

, , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *