La sessione plenaria del Congresso dei deputati spagnolo, la Camera bassa del Parlamento, ha dato il via libera giovedì 28 maggio a una mozione promossa dal Partito socialista (PSOE) che proclama “irrevocabile” l’adesione della Spagna all’Unione europea e rinnova l’impegno verso il progetto comunitario quale “garante della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti umani, della sicurezza e della stabilità economica”.

Secondo quanto riferiscono i media spagnoli, l’iniziativa, una risoluzione non vincolante discussa martedì scorso, è stata approvata con il sostegno di Sumar, PNV (Partido Nacionalista Vasco), EH Bildu, Podemos, UPN (Unión del Pueblo Navarro), Compromís, Coalición Canaria e BNG (Bloque Nacionalista Galego), mentre Vox ha votato contro. I deputati del Partito popolare (PP), di Esquerra Republicana de Catalunya (ERC) e di Junts per Catalunya si sono invece astenuti.

Il testo approvato, concordato tra PSOE e PNV, include un esplicito riconoscimento di coloro che hanno reso possibile l’ingresso della Spagna nelle allora Comunità europee e di quanti, nei decenni successivi, hanno contribuito a consolidare e rafforzare tale integrazione. L’iniziativa si inserisce nel quadro del quarantesimo anniversario dell’adesione spagnola al progetto europeo e mira a riaffermare il radicamento della Spagna nell’UE in una fase di forte polarizzazione interna.

Il testo chiede inoltre al governo di sostenere in seno al Consiglio europeo il progetto di riforma dei Trattati, con l’obiettivo di rafforzare la sovranità e l’indipendenza dell’Unione e di conferire alle istituzioni europee una maggiore capacità di azione in materia di politica estera, sicurezza, difesa, energia, industria e nella triplice transizione ecologica, digitale e sociale, preservando al tempo stesso la coesione sociale e territoriale e il principio di sussidiarietà.

Un altro punto della risoluzione riguarda la promozione, nell’ambito delle istituzioni comunitarie, del pieno sviluppo dei Trattati e della Carta dei diritti fondamentali dell’UE nei confronti delle regioni e dei popoli europei. L’obiettivo è sostenere le modifiche normative necessarie affinché le regioni e le istituzioni equivalenti abbiano una propria “voce” a livello europeo e lavorare, insieme agli altri Stati membri, per il riconoscimento del basco, del galiziano e del catalano come lingue ufficiali dell’Unione.

Un europeismo “multiforme”

La stampa spagnola ha sottolineato come il voto abbia messo in evidenza un europeismo tutt’altro che uniforme tra i partner parlamentari del PSOE. Durante il dibattito, diversi gruppi che hanno sostenuto o non hanno ostacolato la mozione hanno accompagnato il voto con critiche alle politiche attuali dell’Unione. Francesc-Marc Álvaro, deputato di ERC, ha chiesto all’UE di “non tradire se stessa” con la creazione di centri di detenzione per migranti in Paesi terzi, mentre Jon Iñarritu, parlamentare di EH Bildu, ha denunciato i “doppi standard” europei nei confronti di Palestina, Sahara occidentale, curdi e tibetani.

Sulla stessa linea critica si è collocato anche il BNG. Il deputato Néstor Rego ha accusato l’Unione di incarnare “la logica della disumanizzazione” per la sua posizione sulla Palestina. Compromís, con Águeda Micó, ha rimproverato all’Europa di essere “una mera spettatrice” davanti ai conflitti internazionali, mentre la deputata di Junts Marta Madrenas ha riconosciuto che l’UE “non è perfetta” e che “troppe volte ha agito con lentezza e burocrazia” davanti a crisi politiche e umanitarie.

Più dura la posizione di Podemos, che pure secondo i resoconti parlamentari ha sostenuto la mozione. Il portavoce Javier Sánchez Serna ha sostenuto che le idee di un’Europa come spazio di democrazia, prosperità e pace funzionano ormai come “idee zombie”, accusando l’UE di essere immersa in un processo di riarmo e militarizzazione e di agire come un “protettorato politico-militare degli Stati Uniti”. Il voto favorevole di Podemos, accompagnato da un discorso fortemente critico, segnala la natura ambivalente del consenso parlamentare: sostegno alla permanenza della Spagna nell’UE, ma dissenso rispetto alla traiettoria politica e militare dell’Unione.

Critiche sono arrivate anche dal Partito popolare, che si è astenuto durante la votazione e ha contestato al PSOE l’uso politico del tema europeo in una fase segnata dalle inchieste che coinvolgono il partito e il suo entorno. Sul governo Sánchez pesano infatti il caso Koldo/Ábalos-Cerdán, relativo a presunte tangenti e favoritismi negli appalti pubblici che ha coinvolto figure di spicco vicine o interne al PSOE, e il caso Leire Díez, ex militante socialista sospettata di aver tentato di interferire con procedimenti giudiziari legati al partito. Le due vicende restano giudiziariamente distinte, ma politicamente si sommano e hanno rafforzato l’offensiva dell’opposizione contro il premier.

La deputata popolare Milagros Marcos ha accusato i socialisti di trasformare l’anniversario europeo in un “autobombo governativo”, avvertendo che l’Unione europea “non è una marionetta al servizio del Governo”, “né uno sfondo politico per venire qui a nascondere la loro corruzione”, né “un bancomat da cui prelevare denaro per le loro tangenti”. Il PP ha cercato così di rivendicare il proprio europeismo, ma senza offrire un voto favorevole a un testo che considera strumentale agli interessi politici del governo.

La destra di Vox ha invece respinto frontalmente qualsiasi deriva “federalizzante” dell’Unione. Il deputato José María Sánchez García ha criticato quelle che il partito interpreta come violazioni del principio di attribuzione e del principio di sussidiarietà, denunciando anche una “iperregolazione” europea che, secondo Vox, soffocherebbe l’iniziativa privata. La posizione del partito di Santiago Abascal conferma una linea euroscettica fondata non tanto sulla richiesta formale di uscita dall’UE, quanto sull’opposizione a un rafforzamento politico e istituzionale dell’integrazione europea.

[a cura di Simone Cantarini]

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