La Francia si dice pronta a sviluppare con l’Ucraina una capacità congiunta di difesa contro i missili balistici. A riferirlo è stato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dopo un colloquio con l’omologo francese Emmanuel Macron avvenuto nei giorni scorsi, nel quale i due leader avrebbero discusso un possibile rafforzamento della cooperazione militare tra Parigi e Kyiv.

L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio in cui l’Ucraina sta cercando di consolidare una vera e propria “coalizione anti-balistica”, un formato che – secondo quanto dichiarato da Kyiv – coinvolgerebbe già tredici Paesi, con il sostegno politico dell’ufficio del segretario generale della NATO. L’obiettivo è costruire una rete integrata di difesa in grado di intercettare e neutralizzare minacce missilistiche a medio e lungo raggio, un ambito in cui la guerra in Ucraina ha evidenziato vulnerabilità significative.

L’accelerazione del dibattito sulla difesa anti-missile è infatti legata all’intensificarsi degli attacchi russi contro Kyiv e altre città ucraine nelle ultime settimane. Se da un lato le difese aeree ucraine hanno dimostrato una crescente efficacia nell’intercettare droni e munizioni a corto raggio, dall’altro restano più esposte ai missili balistici, progettati per volare a velocità e altitudini che rendono l’intercettazione più complessa e tecnologicamente esigente.

In questo contesto, Mosca ha continuato a investire nello sviluppo e nell’impiego di sistemi avanzati a lungo raggio, inclusi vettori strategici come il missile intercontinentale Sarmat, ultimamente citato come simbolo della modernizzazione dell’arsenale russo. Per Kyiv, la pressione militare non è solo una questione difensiva, ma anche politica. Si tratta di dimostrare che la capacità di resistere agli attacchi dipende sempre più da una rete internazionale di protezione integrata.

La Russia ha creato “Sarmat”, che potrebbe essere il sistema missilistico più potente al mondo

Zelensky ha sottolineato che gli attacchi russi “mostrano chiaramente la natura della guerra in corso” e rafforzano la necessità di una difesa collettiva più robusta contro ogni forma di minaccia strategica. Inoltre, ha richiamato l’attenzione sul rischio di una possibile intensificazione del coinvolgimento della Bielorussia nel conflitto. Secondo il presidente ucraino, Mosca starebbe rafforzando i contatti con la leadership bielorussa nel tentativo di utilizzare il territorio di Minsk come piattaforma per ulteriori operazioni militari.

Sul piano europeo, il dibattito si inserisce sempre più nel quadro della cooperazione industriale e militare legata allo sviluppo di capacità a lungo raggio. In questo senso assume rilievo l’iniziativa European Long-Range Strike Approach (ELSA), un progetto di cooperazione tra Francia, Germania, Italia, Polonia, Regno Unito e Svizzera volto a sviluppare capacità comuni di attacco a lungo raggio, ossia la possibilità di colpire obiettivi strategici oltre la linea del fronte.

Tali obiettivi includono infrastrutture logistiche, centri di comando e controllo, sistemi di difesa aerea e depositi di munizioni. L’idea alla base dell’ELSA è colmare un divario strutturale che si è accentuato nel periodo post-Guerra fredda, quando molte Capitali europee hanno progressivamente ridotto gli investimenti nelle capacità missilistiche a lungo raggio, affidandosi in larga misura al supporto statunitense.

Tuttavia, l’iniziativa resta ancora in una fase embrionale e prevalentemente politica. Uno dei nodi principali riguarda il rischio di frammentazione. Infatti, più che una vera architettura integrata, l’ELSA potrebbe tradursi in una somma di programmi nazionali poco coordinati, limitando così la sua efficacia strategica complessiva.

Il ruolo della Francia appare particolarmente centrale. Parigi è l’unica potenza nucleare dell’Unione europea e da anni promuove l’idea di una maggiore “sovranità strategica europea”, quindi la capacità dell’Europa di agire autonomamente in materia di difesa e sicurezza.

La cooperazione annunciata tra Zelensky e Macron sulla difesa anti-balistica si inserisce quindi in una traiettoria coerente con la visione francese: rafforzare il pilastro europeo della NATO e, allo stesso tempo, ridurre la dipendenza strutturale da Washington.

Nel complesso, tanto l’ELSA quanto il dibattito sulla difesa anti-balistica indicano una trasformazione più profonda della postura europea. Non si tratta più soltanto di aumentare la spesa militare, ma di costruire una capacità strategica integrata, in grado di combinare deterrenza, difesa e proiezione di potenza.

La questione centrale rimane però aperta: l’Europa – sia essa intesa come Unione europea o sul piano continentale – è pronta a dotarsi degli strumenti necessari per agire in autonomia sul piano della sicurezza, oppure continuerà a dipendere strutturalmente da alleati esterni, in particolare dagli Stati Uniti?

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