I Balcani occidentali – la parte della regione ancora al di fuori dell’Unione europea – continuano a rappresentare il ventre molle dell’Europa. La nuova amministrazione Trump sembra intenzionata a sfruttare questa vulnerabilità per indebolire l’Unione, mentre gli interessi geopolitici degli Stati Uniti nell’area si intrecciano sempre più con le ambizioni economiche di quello che i critici definiscono il “clan Trump”.

“È difficile separare gli interessi nazionali americani dall’avidità del clan Trump. Eppure il fatto che questa avidità abbia tanto successo deriva anche da una semplice reazione di molti attori: la paura. Un recente esempio dalla Bosnia-Erzegovina lo illustra perfettamente”. È quanto ha scritto su X Michael Martens, corrispondente per il Sud-est Europa della Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ). Martens ha approfondito la questione in un articolo della FAZ intitolato “Fear of the Trump Clan”.

Una legge controversa approvata a tempo di record

Tra febbraio e marzo 2026, il Parlamento bosniaco ha accelerato l’approvazione di una nuova legge che, in apparenza, sembra innocua ma viola gli standard europei di buona governance. La normativa crea un quadro giuridico per la costruzione di un gasdotto dalla Croazia alla Bosnia. Sebbene diversificare l’approvvigionamento energetico della Bosnia, riducendo la dipendenza dalla Russia, potrebbe essere vantaggioso, la vera sorpresa sta altrove.

In modo insolito, la legge non si limita ad autorizzare il progetto: indica esplicitamente anche la società che riceverà l’appalto, la AAFS Infrastructure and Energy LLC, una compagnia statunitense fino a quel momento poco conosciuta. Inserire direttamente nella legge il nome di un appaltatore aggira le normali procedure di gara competitiva e ha immediatamente suscitato sospetti.

Legami con l’orbita trumpiana?

Nel gennaio 2026, John Ginkel, incaricato d’affari dell’ambasciata statunitense a Sarajevo, ha incontrato il CEO di AAFS Joseph Flynn e il suo vice Jesse Binnall. Binnall è un avvocato che in passato ha lavorato per Donald Trump, mentre Joseph Flynn è il fratello di Michael Flynn, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump. Questi legami hanno alimentato le speculazioni secondo cui AAFS potrebbe fungere da veicolo per interessi legati alla famiglia Trump.

I sospetti si sono intensificati quando Donald Trump Jr. ha visitato la Bosnia nell’aprile 2026 per una conferenza di investitori e ha compiuto un viaggio inatteso a Banja Luka, nella Republika Srpska, dove ha criticato l’Unione europea. Secondo quanto riportato, sarebbe stato invitato da Igor Dodik, figlio del leader serbo-bosniaco Milorad Dodik. Molti si sono chiesti se la visita fosse collegata al progetto del gasdotto.

Dubbi costituzionali e sugli Accordi di Dayton

Gli esperti sostengono che il tracciato previsto per il gasdotto attraversi in più punti terreni di proprietà statale, mentre le dispute sulla proprietà in Bosnia restano irrisolte. Il progetto potrebbe quindi equivalere a un’espropriazione di fatto di beni statali, potenzialmente in violazione della costituzione bosniaca e degli Dayton Agreement del 1995.

L’alto rappresentante per l’area Christian Schmidt dispone di ampi poteri previsti da Dayton e potrebbe (secondo alcuni dovrebbe) annullare la legge finché queste questioni non saranno risolte. Schmidt e i suoi predecessori hanno già annullato leggi incostituzionali in passato. Nell’aprile 2022, Schmidt aveva persino avvertito i potenziali investitori dei rischi legati agli investimenti in proprietà statali contese. Tuttavia, Martens ha scritto il suo articolo poco prima che Schmidt annunciasse le proprie dimissioni l’11 maggio – una decisione che sarebbe stata influenzata da pressioni statunitensi.

Le dimissioni di Christian Schmidt e il passo indietro statunitense sulla Bosnia-Erzegovina sono un’allarme per l’Europa

La paura come fattore dominante

Srđan Blagovčanin di Transparency International Bosnia and Herzegovina osserva che la legge sembra costruita su misura per servire interessi privati con forti connessioni politiche negli Stati Uniti, più che il bene pubblico.

Lui e altri descrivono un clima pervasivo di paura a Sarajevo: i politici locali, secondo quanto riferito, si rifiuterebbero di opporsi a Washington per timore di sanzioni americane. Anche diplomatici statunitensi come Ginkel sarebbero sotto pressione per ottenere risultati, pena il rischio di essere emarginati dalla nuova amministrazione.

L’Unione ha reagito tardivamente con una tiepida lettera di protesta, mentre i leader bosniaci mostrano scarso appetito per uno scontro con gli Stati Uniti.

L’impronta economica più ampia della famiglia Trump nei Balcani

Il modello va oltre la Bosnia. Donald Trump Jr. ha mostrato interesse per la regione, Jared Kushner ha perseguito progetti immobiliari a Belgrado, e Kushner insieme a Ivanka Trump ha acquistato l’isola albanese di Sazan per circa 1,4 miliardi di euro con l’intenzione di svilupparvi un resort di lusso.

Martens conclude che la situazione lascia l’alto rappresentante Schmidt in una posizione impossibile: bloccare la legge potrebbe provocare un’immediata ritorsione americana e accelerare la sua rimozione, mentre permettere che resti in vigore minerebbe il suo ruolo di garante degli Accordi di Dayton. I politici bosniaci potrebbero teoricamente contestare la legge davanti alla Corte costituzionale – ma pochi sembrano disposti a rischiare di irritare Washington e il suo “piccolo uomo vendicativo” al vertice.

In sintesi, nei Balcani non appartenenti all’Unione, accordi economici intrecciati agli interessi della famiglia Trump stanno avanzando in un clima di apprensione e calcolo strategico. Resta aperta – e controversa – la questione se tutto ciò serva davvero gli interessi nazionali americani, la stabilità europea o semplicemente il profitto privato.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

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