Giorgia Meloni rilancia il ritorno del nucleare in Italia e prova a presentarlo come una delle risposte strategiche alla crisi energetica e alle tensioni geopolitiche che stanno colpendo l’Europa.
Nel corso del premier time al Senato, la presidente del Consiglio ha annunciato che il governo punta a completare entro l’estate il quadro normativo necessario alla ripresa della produzione nucleare nel Paese. “Entro l’estate sarà adottata la legge delega, saranno adottati i decreti attuativi e completato il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia”, ha dichiarato Meloni rispondendo a un’interrogazione di Carlo Calenda.
L’annuncio arriva mentre il governo cerca di rafforzare la propria agenda industriale ed energetica in una fase segnata dalla crisi nello Stretto di Hormuz, dall’aumento dei costi energetici e dal rallentamento della crescita europea.
Meloni ha parlato di “un quadro economico e internazionale particolarmente complesso”, sostenendo che le tensioni geopolitiche stanno già incidendo “sulla crescita, sull’energia, sulla competitività delle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie”.
La premier ha anche aperto alla possibilità di una cabina di regia condivisa con le opposizioni sulle grandi questioni strategiche, accusando però i partiti di minoranza di avere finora respinto le proposte di confronto avanzate dal governo. “Le mie porte sarebbero ancora aperte per chiunque abbia voglia di mettere da parte l’interesse di partito per l’interesse nazionale”, ha affermato.
Sul piano economico, Meloni ha rivendicato i risultati ottenuti dal governo su salari, occupazione e Pnrr, indicando tre priorità per l’ultima parte della legislatura: rafforzare salari e potere d’acquisto, sostenere le imprese che assumono e investono e incentivare natalità e famiglie.
Tra le misure citate dalla presidente del Consiglio figura anche l’estensione del modello della Zes unica del Mezzogiorno al resto del territorio nazionale almeno sul piano delle semplificazioni amministrative.
La premier ha inoltre difeso il lavoro dell’esecutivo sul Pnrr, ricordando che l’Italia ha già ricevuto 153 miliardi di euro e che la nona rata sarà liquidata “nelle prossime settimane”. Secondo Meloni, al 31 marzo la spesa certificata ha raggiunto 117 miliardi di euro, pari al 76% delle risorse programmate.
Le opposizioni
Nel corso del confronto parlamentare non sono mancati gli scontri con le opposizioni.
Matteo Renzi ha attaccato duramente il governo sostenendo che, “di fronte alla crisi dello Stretto di Hormuz”, la priorità della maggioranza sarebbe diventata la legge elettorale e non la gestione delle emergenze geopolitiche. Il leader di Italia Viva ha inoltre criticato la gestione del ministero della Cultura dopo le tensioni interne che hanno coinvolto Alessandro Giuli.
Anche il Movimento 5 Stelle ha contestato la linea economica dell’esecutivo, mentre il Pd ha incalzato Meloni su salari, inflazione e pressione fiscale. La presidente del Consiglio ha replicato tornando ad attaccare il Superbonus, definito una misura che avrebbe “bruciato” centinaia di miliardi di euro e contribuito all’aumento del debito pubblico.
Sul salario minimo, Meloni ha ribadito la contrarietà del governo alla proposta delle opposizioni, sostenendo che “i salari vanno aumentati rafforzando la contrattazione” e non attraverso una soglia legale che, secondo la premier, rischierebbe di trasformarsi “in una soglia al ribasso”.
Nel finale del premier time, la presidente del Consiglio ha affrontato anche il tema dell’emigrazione giovanile, definendolo un fenomeno “strutturale” che nessun governo è riuscito finora a invertire. “Restare in Italia deve essere una scelta competitiva e non un atto di coraggio”, ha dichiarato.

