La Francia ha inviato mercoledì il proprio gruppo d’attacco guidato dalla portaerei Charles de Gaulle – accompagnato da unità navali italiane e olandesi – nel Mar Rosso meridionale e nel Golfo di Aden. Ufficialmente, il dispiegamento viene presentato come una mossa preparatoria per “valutare l’ambiente operativo regionale” ed “espandere le opzioni di gestione della crisi”. In realtà, rappresenta la punta di diamante visibile di un’iniziativa diplomatico-militare franco-britannica volta a ristabilire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz.

La posta in gioco è evidente. Lo stretto passaggio marittimo, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale e una quota significativa del gas naturale liquefatto, resta parzialmente paralizzato da blocchi contrapposti imposti da Stati Uniti e Iran. Nuovi scambi di fuoco martedì hanno infranto una fragile tregua di quattro settimane, spingendo il prezzo del petrolio verso i 100 dollari al barile e causando danni tangibili all’economia globale.ù

Funzionari francesi parlano senza mezzi termini: “Il blocco di Hormuz continua, i danni all’economia mondiale diventano sempre più evidenti e il rischio di un prolungamento delle ostilità è troppo grave perché possiamo accettarlo”.

La proposta franco-britannica: un compromesso costruito con attenzione

Parigi e Londra lavorano discretamente da settimane per costruire una coalizione. Una dozzina di Paesi avrebbe già segnalato la disponibilità a partecipare a quella che viene definita esplicitamente una missione multinazionale difensiva di scorta navale.

Il concetto, almeno sulla carta, è semplice: una volta raggiunta un’intesa politica minima tra Iran e Stati Uniti, una forza neutrale dovrebbe accompagnare i convogli commerciali, garantire la libertà di navigazione e operare nel quadro del diritto internazionale.

La presidenza francese ha persino delineato il meccanismo di scambio: Teheran riottenerebbe il pieno passaggio delle proprie navi attraverso Hormuz in cambio di un impegno credibile a negoziare con Washington sui dossier nucleare, missilistico e sulla de-escalation regionale. Gli Stati Uniti, dal canto loro, revocherebbero il blocco navale in cambio del ritorno dell’Iran al tavolo negoziale.

Solo a quel punto la forza multinazionale verrebbe dispiegata per proteggere le petroliere, a condizione che le forze iraniane si astengano dall’attaccare le navi sotto scorta.

Si tratta di un classico esempio di diplomazia europea da “potenza intermedia”: offrire un meccanismo pratico di riduzione del rischio che nessuna delle due parti possa facilmente respingere senza apparire responsabile del protrarsi dei danni economici globali.

Cosa può realmente fare la Francia – e dove finiscono le sue opzioni

La Francia possiede l’unica portaerei a propulsione nucleare d’Europa e ha già impegnato circa una dozzina di ulteriori navi da guerra – tra fregate, unità anfibie e mezzi di supporto – nel teatro regionale. Il gruppo della Charles de Gaulle offre un reale valore operativo: copertura aerea, capacità di comando e controllo e integrazione delle forze alleate. Posizionando ora la portaerei nel Mar Rosso, Parigi dimostra serietà e acquisisce preziose informazioni operative. Una dozzina di nazioni ha già espresso interesse: la costruzione di questa coalizione è la carta più forte della Francia.

In quanto membro permanente del Consiglio di Sicurezza ONU e attore storicamente percepito come relativamente equilibrato nel Golfo, la Francia può realisticamente ospitare incontri preparatori e fungere da mediatore credibile. Il collegamento esplicito tra sicurezza di Hormuz e più ampi colloqui Iran-Stati Uniti mira a creare una via d’uscita politicamente accettabile per entrambe le capitali.

Il dispiegamento di assetti militari serve anche a rassicurare armatori, assicuratori e mercati energetici sul fatto che esista un’alternativa praticabile a un blocco indefinito dello stretto. Questo esercita di per sé una lieve pressione sia su Teheran sia su Washington.

I limiti evidenti

Il consenso iraniano è indispensabile. Teheran considera il controllo di Hormuz come la propria leva strategica più potente nei negoziati con gli Stati Uniti. Senza un esplicito via libera – o almeno una tacita promessa di non interferenza – qualsiasi forza multinazionale opererebbe in una zona di conflitto aperto, esponendosi al rischio di uno scontro diretto con missili antinave iraniani, droni o motoscafi veloci. La Francia ha ripetutamente chiarito che non prenderà parte a operazioni volte a “sbloccare” lo stretto durante ostilità attive.

Anche l’assenso statunitense è essenziale. L’amministrazione Trump ha criticato la riluttanza europea ad allinearsi pienamente alla politica di blocco americano. Se da un lato la mossa francese mira anche a ridurre le tensioni transatlantiche, Washington mantiene comunque la capacità di ostacolare, ignorare o perfino sabotare la missione se dovesse considerare il piano francese troppo accomodante verso Teheran.

L’assenza di un accordo Iran-Stati Uniti farebbe infine crollare l’intero schema. Senza quell’intesa politica di base, il gruppo della Charles de Gaulle rischia di ridursi a una semplice pattuglia ad alta visibilità nelle acque circostanti. La missione è concepita per seguire una de-escalation, non per imporla.

In definitiva, le opzioni francesi restano quelle di un attore capace ma secondario: presenza credibile, architettura di coalizione e facilitazione diplomatica. Parigi non può imporre una soluzione. La Charles de Gaulle è un potente segnale di prontezza, non una soluzione miracolosa.

Finché Teheran e Washington non troveranno un compromesso reciprocamente tollerabile, per quanto minimo, lo Stretto di Hormuz continuerà a essere un collo di bottiglia definito più dai rapporti di forza che dal diritto internazionale, e il più ambizioso dispiegamento navale europeo dalla Guerra del Golfo resterà, in termini analitici, un gioco d’attesa.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

, , , , , , , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *