Al Consiglio europeo informale di Cipro del 23-24 aprile sono entrate nel vivo le discussioni sul nuovo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea 2028-2034, uno dei dossier più divisivi tra i Paesi membri, con finanziamento, competitività e future priorità politiche al centro del confronto. Il dibattito arriva in un momento particolarmente critico per il continente, chiamato a conciliare esigenze sempre più pressanti e spesso concorrenti: difesa, competitività, energia, sostegno all’Ucraina, allargamento e rimborso del debito comune.

La proposta presentata dalla Commissione europea nel 2025 resta la base formale del negoziato. Tuttavia, il bilancio definitivo richiederà l’unanimità degli Stati membri in Consiglio e il consenso del Parlamento europeo, che ha già indicato una linea più ambiziosa chiedendo maggiori risorse.

Le discussioni sul prossimo QFP sono state definite dal presidente del Consiglio europeo, António Costa, come “una tappa fondamentale” che egli intende finalizzare entro la fine del 2026, poco prima delle elezioni presidenziali francesi, che l’estrema destra sembra destinata a vincere. Prima del vertice a Cipro, Costa ha inviato una lettera ai leader dell’UE nella quale ha descritto la discussione sul nuovo bilancio pluriennale da 1.800 miliardi di euro è diventata “ancora più urgente” da marzo, quando il dibattito sul quadro finanziario pluriennale a Bruxelles è stato rinviato a causa della crisi energetica innescata dalla guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

Stabilire nuove priorità 

Su questo sfondo, il confronto tra le capitali entra progressivamente nel vivo, con posizioni che restano distanti sia sull’entità complessiva del bilancio sia sulle modalità di finanziamento delle nuove priorità.

Parlando a margine del Consiglio europeo, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito con chiarezza la linea di Berlino: “Dovremo stabilire nuove priorità. Questo vuol dire che dovremo anche ridurre la spesa nel bilancio europeo in altri settori”. Secondo Merz, che ha avuto colloqui bilaterali con la premier italiana Giorgia Meloni e il presidente francese Emmanuel Macron, un aumento del debito comune resta “fuori discussione”, così come l’emissione di nuove obbligazioni europee, segnando una posizione che punta a finanziare le nuove politiche attraverso riallocazioni interne, con implicazioni dirette su capitoli sensibili come coesione e politica agricola.

Una linea condivisa, almeno in parte, anche dai Paesi cosiddetti “frugali”. Il primo ministro olandese Rob Jetten ha definito “inaccettabile” un aumento significativo del contributo nazionale al bilancio europeo, sottolineando la necessità di “riallocare i fondi” e di ridurre l’ammontare complessivo della proposta attualmente sul tavolo. “Stiamo ancora destinando molti fondi alla politica agricola. Questo può essere fatto in modo molto più intelligente”, ha osservato, indicando chiaramente la direzione di una parte del fronte nordico.

Sul versante opposto, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tracciato le linee rosse italiane, affermando che “la linea rossa sono i fondi di coesione e i fondi della politica agricola comune”, collegando direttamente il tema del bilancio a quello della sicurezza alimentare. Allo stesso tempo, Meloni ha riconosciuto che “si parte da posizioni che sono leggermente distanti, ma si sta cercando di avvicinarsi”, lasciando intravedere margini negoziali ancora aperti.

Il nodo “risorse proprie”

Il quadro finanziario pluriennale (QFP) è il programma di bilancio settennale dell’UE e vale circa l’1% del PIL combinato dell’Unione europea. Stabilisce i tetti di spesa e assegna i finanziamenti ai principali settori politici del blocco, tra cui coesione, agricoltura, competitività, azione esterna, migrazione, sicurezza e amministrazione. Il prossimo quadro sostituirà l’attuale bilancio 2021-2027 e si prevede che definirà la capacità finanziaria dell’UE per gran parte del prossimo decennio.

Il nuovo bilancio dovrà far fronte alle esigenze e alle ambizioni dell’Unione europea in materia di competitività, transizione energetica e digitale e di rafforzamento della difesa. Al centro del dibattito vi è anzitutto il tema delle “nuove risorse proprie”, ovvero le fonti di finanziamento del bilancio dell’UE, e su come il prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) possa contribuire all’agenda di competitività a lungo termine dell’UE.

Tra le nuove risorse proprie proposte dalla Commissione europea figurano una quota delle entrate derivanti dall’ETS, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione; i proventi del CBAM, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere; un contributo basato sui rifiuti elettronici non raccolti; la cosiddetta TEDOR, una risorsa propria fondata sulle accise minime sul tabacco; e il CORE, un contributo annuale forfettario a carico delle grandi imprese che operano e vendono nel mercato unico, con un fatturato netto annuo pari almeno a 100 milioni di euro.

Secondo la Commissione, queste nuove entrate dovrebbero generare circa 58,5 miliardi di euro l’anno, contribuendo a finanziare le nuove priorità dell’Unione e il rimborso del debito contratto per NextGenerationEU.

In un’intervista rilasciata al sito europeo Euractiv in vista del dibattito al vertice UE di Cipro, il premier del Lussemburgo, Luc Frieden, ha affermato in merito che l’UE deve trovare un “equilibrio” tra il finanziamento di nuove priorità, come la difesa, ed evitare l’introduzione di tasse a livello europeo che soffocherebbero la crescita, altrimenti note come “nuove risorse proprie”.“Dobbiamo assicurarci di non arrestare la nostra crescita, che non è molto forte, ma c’è”, ha affermato l’ex ministro delle Finanze del Lussemburgo e membro del Partito popolare cristiano sociale che fa parte della famiglia del Partito popolare europeo (PPE). “Non lo distruggiamo con decisioni fiscali o con risorse proprie che potrebbero soffocare la modesta crescita che stiamo registrando”, ha osservato.

La proposta ambiziosa del Parlamento europeo

Il Parlamento europeo ha già delineato una posizione di bilancio più elevata. In un comunicato stampa per il vertice di Cipro, il Parlamento ha affermato che la sua commissione Bilancio ha adottato una bozza di relazione intermedia che propone un bilancio di 1.780 miliardi di euro a prezzi costanti del 2025, equivalente a 2.010 miliardi di euro a prezzi correnti, per il periodo 2028-2034.

La proposta del Parlamento UE vede un aumento nominale di 175,11 miliardi di euro rispetto alla proposta della Commissione del luglio 2025, ovvero 197,30 miliardi di euro a prezzi correnti. Il Parlamento afferma che ciò porterebbe il bilancio a lungo termine all’1,27% del reddito nazionale lordo dell’UE, con il servizio del debito per il fondo di ripresa NextGenerationEU posto al di sopra dei massimali del quadro finanziario pluriennale.

Proprio il ripagamento degli interessi del debito legato al programma NextGenerationEU rischia di essere uno dei temi più scottanti nel negoziato. Infatti, i costi di rimborso diminuiranno nel prossimo ciclo di bilancio, sollevando il problema se debbano essere assorbiti all’interno dei tetti di spesa esistenti o gestiti separatamente. Il parlamento ha chiesto di evitare che il ripagamento del debito riduca i finanziamenti per i programmi fondamentali dell’Unione europea, osservando che l’aumento proposto dovrebbe essere destinato ai programmi chiave dell’UE, non a spese amministrative aggiuntive o ad agenzie decentrate.

Il Parlamento europeo dovrebbe discutere il prossimo bilancio a lungo termine il 28 aprile e votare sulla propria posizione negoziale il 29 aprile. Una volta adottata, il Parlamento sarà pronto ad avviare i negoziati con il Consiglio, dopo che gli Stati membri avranno concordato la propria posizione comune.

[a cura di Simone Cantarini]

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