Mentre prosegue lo scontro tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran con rischi per una sua estensione anche al di fuori del Golfo e dello Stretto di Hormuz, la Cina, importante alleato di Teheran, ha deciso di imporre restrizioni a 7 entità europee per aver venduto armi a Taiwan. Secondo quanto annunciato dal ministero del Commercio cinese (MOFCOM), tra la sette entità figurano anche le belghe FN Herstal (uno dei maggiori esportatori di armi leggere militari in Europa) e FN Browning, ma anche l’azienda tedesca di elettronica per la difesa Hensoldt.

Le restrizioni avranno effetto già a partire dal 24 aprile, secondo quanto afferma il ministero del Commercio cinese in un comunicato stampa. Secondo Pechino, “la decisione è stata presa per salvaguardare la sicurezza e gli interessi nazionali della Cina e per adempiere agli obblighi internazionali, come la non proliferazione, in conformità con le disposizioni pertinenti della Legge sul controllo delle esportazioni e con i regolamenti sul controllo delle esportazioni di beni a duplice uso”.

Nello specifico, la nota del ministero del Commercio cinese sottolinea che agli esportatori sarà vietato esportare beni a duplice uso verso le sette entità, e alle organizzazioni e ai singoli individui stranieri sarà invece vietato trasferire o fornire beni a duplice uso originari della Cina alle suddette entità. “Tutte le attività correlate in corso devono cessare immediatamente”, si legge nella nota, nella quale si precisa che “in circostanze particolari in cui l’esportazione sia effettivamente necessaria, gli esportatori devono presentare una richiesta al MOFCOM”.

Un portavoce del ministero, citato all’interno del comunicato stampa, ricorda che prima dell’annuncio delle misure, la Cina aveva già informato l’Unione europea della situazione attraverso il meccanismo di dialogo bilaterale sul controllo delle esportazioni.

Il portavoce ha inoltre precisato che “le misure di controllo delle esportazioni, legalmente imposte, si rivolgono solo a un numero limitato di entità dell’UE coinvolte in affari militari, a entità che hanno partecipato alla vendita di armi all’isola di Taiwan o che hanno collaborato con le autorità taiwanesi, e che tali misure riguardano esclusivamente articoli a duplice uso”.

Per il portavoce, le restrizioni, “non influiranno sui normali scambi commerciali ed economici tra Cina e UE, e le entità dell’UE che rispettano la legge non hanno assolutamente nulla di cui preoccuparsi”.

Sul piano politico, la decisione cinese si inserisce in un contesto già sensibile nei rapporti tra Pechino, Taiwan e l’Unione europea. Bruxelles non intrattiene relazioni diplomatiche formali con Taipei e continua a seguire la politica dell’“unica Cina”. Tuttavia, negli ultimi anni ha rafforzato i contatti economici, tecnologici e parlamentari con l’isola, considerata un partner rilevante soprattutto per semiconduttori, catene di approvvigionamento e sicurezza economica.

La tensione è aumentata nel novembre 2025, quando la vicepresidente taiwanese Bi-khim Hsiao ha parlato al Parlamento europeo a Bruxelles durante il summit dell’Inter-Parliamentary Alliance on China, in quella che è stata definita la prima visita di una vicepresidente di Taiwan all’Eurocamera. Nel suo intervento, Hsiao ha chiesto un rafforzamento dei legami commerciali e di sicurezza con l’Europa, provocando la dura reazione di Pechino. Da allora, la Cina ha intensificato le pressioni diplomatiche sui Paesi europei per limitare i contatti con rappresentanti taiwanesi, presentando la questione come una “linea rossa” nei rapporti con l’Europa.

, , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *