In una mossa che ha suscitato dure critiche da Kyiv, gli Stati Uniti hanno nuovamente allentato temporaneamente le sanzioni sulle esportazioni di petrolio russo. Il segretario all’Energia Chris Wright ha definito la decisione “a breve termine e pragmatica”, spiegando che mira a reindirizzare verso nuovi mercati – principalmente asiatici – forniture di petrolio già in circolazione.
Secondo le informazioni disponibili, il Dipartimento del Tesoro statunitense ha esteso per altri 30 giorni una licenza speciale che consente la consegna e la vendita di greggio e prodotti petroliferi russi già caricati su petroliere e in navigazione al momento dell’entrata in vigore delle precedenti restrizioni. Wright ha sottolineato la natura temporanea della misura: “Si tratta di decisioni pragmatiche di breve periodo, volte a far sì che il petrolio già in movimento venga reindirizzato, e sono temporanee”.
L’estensione arriva nonostante precedenti rassicurazioni pubbliche da parte di alti funzionari statunitensi, tra cui il segretario al Tesoro Scott Bessent, secondo cui tali deroghe non sarebbero state rinnovate. La politica consente di fatto la prosecuzione delle attività della cosiddetta “flotta ombra” russa, un sistema di petroliere che aggira i meccanismi tradizionali di assicurazione e tracciamento per esportare petrolio eludendo le sanzioni occidentali.
La dura replica di Zelensky: “Ogni dollaro per il petrolio russo è denaro per la guerra”. Il presidente ucraino ha condannato con forza la decisione statunitense, sostenendo che essa finanzia direttamente la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina. In una dichiarazione diffusa domenica, ha evidenziato l’enorme beneficio economico per Mosca.
“Ogni dollaro per il petrolio russo è denaro per la guerra. Più di 110 petroliere della flotta ombra di Mosca sono attualmente in mare. A bordo ci sono oltre 12 milioni di tonnellate di petrolio russo che, grazie all’allentamento delle sanzioni, possono essere nuovamente vendute senza conseguenze”, ha dichiarato. “Si tratta di 10 miliardi di dollari, una risorsa che si trasforma direttamente in nuovi attacchi contro l’Ucraina”.
Zelensky ha sottolineato come questi introiti si traducano direttamente in attacchi militari contro città e infrastrutture ucraine. Ha quindi invitato i partner internazionali a non indebolire il regime sanzionatorio, ricordando che i proventi del petrolio restano la principale fonte di finanziamento del Cremlino per l’invasione.
Il leader ucraino ha inoltre richiamato l’efficacia degli attacchi a lungo raggio condotti dall’Ucraina contro infrastrutture petrolifere russe, che nel solo marzo 2026 avrebbero causato perdite per almeno 2,3 miliardi di dollari – cifra destinata ad aumentare in aprile.
Zelensky ha avvertito che tali allentamenti alimentano “le illusioni del Cremlino sulla possibilità di continuare l’aggressione indefinitamente” e ha chiesto che le petroliere russe vengano fermate, anziché autorizzate a consegnare petrolio nei porti di tutto il mondo.
La decisione statunitense ha riacceso il dibattito sull’equilibrio tra pragmatismo nei mercati energetici e pressione strategica sulla Russia. Con la guerra entrata nel suo quinto anno, la tensione tra esigenze economiche di breve periodo e obiettivi di sicurezza a lungo termine resta particolarmente acuta. Anche funzionari ucraini, tra cui l’ambasciatrice negli Stati Uniti Oksana Stefanishyna, continuano a sollecitare Washington a ripristinare una piena pressione sanzionatoria sulle esportazioni petrolifere russe.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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