Alla vigilia della International Roma Day, la Commissione europea torna a puntare i riflettori sulla condizione delle comunità rom in Europa, tra riconoscimento del loro contributo storico e culturale e la denuncia di disuguaglianze ancora radicate.

In una dichiarazione congiunta, la vicepresidente esecutiva Roxana Mînzatu e i commissari Hadja Lahbib e Dubravka Šuica Kos (nota come Kos) hanno sottolineato come i Rom rappresentino “una parte integrante dell’identità europea”, ricordando una presenza secolare nel continente.

Con una popolazione stimata tra i 10 e i 12 milioni di persone, di cui circa 6 milioni all’interno dell’Unione, i Rom costituiscono la più grande minoranza etnica europea. Un dato che, per Bruxelles, rende ancora più evidente il paradosso tra il loro peso demografico e il livello di esclusione sociale che continuano a subire.

Secondo la Commissione, circa il 70% dei Rom nell’Ue è a rischio povertà, un indicatore che fotografa un divario strutturale rispetto al resto della popolazione europea.

Discriminazione sistemica e accesso limitato ai servizi

Nel documento, l’esecutivo europeo denuncia la persistenza dell’antiziganismo e delle disuguaglianze strutturali. Molte famiglie rom continuano ad affrontare ostacoli significativi nell’accesso a servizi essenziali come istruzione, sanità, occupazione e alloggi.

Una condizione che, sottolinea Bruxelles, non incide solo sulle comunità interessate ma rappresenta anche un freno più ampio allo sviluppo sociale, economico e democratico dell’Unione.

Il quadro strategico UE 2020–2030

Per affrontare queste criticità, la Commissione richiama il EU Roma Strategic Framework for Equality, Inclusion and Participation 2020–2030, che fissa obiettivi vincolanti per gli Stati membri: riduzione del divario di povertà, miglioramento dell’accesso ai servizi essenziali e superamento della segregazione scolastica.

A supporto, Bruxelles mobilita anche strumenti finanziari come il Citizens, Equality, Rights and Values programme e il European Social Fund Plus, destinati a contrastare la discriminazione e promuovere l’inclusione.

L’impegno europeo si estende anche ai Paesi candidati e partner. Stati come la Turchia e quelli dei Balcani occidentali stanno allineando le proprie strategie nazionali al quadro europeo, mentre iniziative analoghe sono in corso anche in Ucraina e Moldova.

L’appello agli Stati membri

La Commissione invita ora governi nazionali e Paesi partner ad accelerare l’attuazione delle strategie, sottolineando la necessità di tradurre gli impegni politici in risultati concreti.

L’obiettivo dichiarato resta quello di costruire una “Unione dell’uguaglianza”, fondata sul rispetto dei diritti fondamentali e capace di garantire pari opportunità a tutti i cittadini, indipendentemente dall’origine etnica.

Un traguardo ancora lontano, ma che Bruxelles indica come imprescindibile per la tenuta sociale e democratica dell’Europa.

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