In una drammatica escalation di quella ormai definita la “rapina bancaria di San Marino”, l’investitore bulgaro Assen Milkov Christov e la sua società Starcom Holding AD hanno oggi formalmente avviato un procedimento di arbitrato internazionale contro la Repubblica di San Marino.
L’avviso di garanzia di 11 pagine, visionato da EUalive e inviato mercoledì dallo studio legale londinese Pinsent Masons al segretario di Stato per gli Affari Esteri di San Marino Luca Beccari, alla presidente della Banca Centrale Catia Tomasetti e al direttore dell’Agenzia di Informazione Finanziaria (AIF) Nicola Muccioli, richiama l’articolo 10 del Trattato bilaterale sugli investimenti (BIT) tra Bulgaria e San Marino.
Il documento rivendica almeno 150 milioni di euro di danni e concede al micro-Stato sei mesi per raggiungere una soluzione amichevole prima che possa essere avviato l’arbitrato – molto probabilmente presso l’ICSID o secondo le regole UNCITRAL.
Il deposito segna la prima volta in cui un investitore straniero minaccia apertamente un arbitrato basato su trattato contro San Marino per la gestione di una grande operazione bancaria. Arriva esattamente cinque mesi dopo che EUalive.net aveva rivelato la storia del congelamento inspiegato di 15 milioni di euro che Starcom aveva depositato presso Banca di San Marino (BSM) nell’ambito di una prevista acquisizione del 51%.
Investimento protetto, aspettative infrante
L’avviso descrive in dettaglio come l’operazione si sia sgretolata. Starcom era stata attivamente invitata da Ente Cassa di Faetano (ECF), azionista di controllo della BSM, a ricapitalizzare la banca.
Dopo mesi di due diligence formale, approvazioni dei consigli di amministrazione, votazioni degli azionisti e interlocuzioni con le autorità di vigilanza, gli investitori hanno depositato 15 milioni di euro nel sistema bancario sammarinese su esplicita richiesta delle autorità – incluso un deposito confirmatorio immediato di 1,425 milioni di euro e il restante importo detenuto direttamente presso BSM a un tasso d’interesse irrisorio dell’1%.
Poi, nell’ottobre 2025, tutto è cambiato. Sono stati avviati procedimenti penali contro Christov, è stato emesso un mandato di arresto internazionale e la Banca Centrale ha rifiutato l’autorizzazione. Quando Starcom ha tentato di ritirare i propri fondi, l’AIF è intervenuta con ordini di sospensione e con un rapporto datato 7 novembre 2025 che gli investitori descrivono come “diffamatorio” e basato più sulla forma che sulla sostanza.
Il caso penale è stato successivamente ampliato includendo accuse di riciclaggio di denaro e persino di “reati contro lo Stato” – accuse in parte annullate in appello ma che hanno lasciato i 15 milioni congelati e Christov soggetto a restrizioni personali.
L’Avviso sostiene che la condotta di San Marino costituisca molteplici violazioni del BIT: dell’articolo 2 (Trattamento giusto ed equo e piena protezione e sicurezza), dell’articolo 5 (Espropriazione) e dell’articolo 7 (Libero trasferimento dei fondi): impedimento alla rimpatriazione del capitale legato all’investimento senza alcun accertamento definitivo di illegalità.
Gli investitori sostengono che le misure non fossero autentica regolazione, bensì “intimidazione amministrativa” in un micro-Stato dove il potere è fortemente concentrato.
Christov: “I primi sei mesi sono molto importanti”
“Oggi avviamo un processo, e i primi sei mesi sono molto importanti”, ha dichiarato Christov. Ha più volte insistito di non essere contro San Marino in sé, ma contro quella che definisce la “cricca” – una piccola cerchia che, secondo lui, utilizzerebbe le istituzioni del Paese per fini privati.
In base al BIT, San Marino nei prossimi sei mesi èuò avviare negoziati in buona fede. Se non si raggiungerà un accordo, Starcom potrà procedere all’arbitrato, dove il risarcimento potenziale potrebbe superare i 150 milioni di euro tenendo conto dei mancati profitti, del danno reputazionale, dei costi legali e dell’impatto continuativo del mandato di arresto.
Per San Marino il tempismo è delicato. Il Paese sta ancora negoziando una più profonda integrazione con l’Unione, un accordo che richiederebbe standard più elevati in materia di stato di diritto e vigilanza. Un caso di alto profilo in materia di trattati sugli investimenti – soprattutto con accuse di congelamento arbitrario dei fondi e uso improprio di procedimenti penali – potrebbe complicare tali negoziati e danneggiare la reputazione del micro-Stato nei circuiti finanziari internazionali.
L’avviso evita accuratamente di anticipare l’esito dei procedimenti penali ancora pendenti a San Marino. Si concentra invece sulle misure regolatorie e di enforcement adottate dalla Banca Centrale, dall’AIF e dai tribunali, sostenendo che questi organi statali abbiano complessivamente neutralizzato un investimento legittimo senza giustificazione.
Se San Marino sceglierà di negoziare o di contestare la richiesta in arbitrato sarà osservato attentamente non solo a Sofia e a Bruxelles, ma nell’intera comunità finanziaria europea. Per un Paese il cui settore bancario dipende fortemente dalla fiducia esterna, la posta in gioco difficilmente potrebbe essere più alta.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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