I ministri degli Esteri di Belgio, Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Malta, Paesi Bassi, Portogallo e Regno Unito, insieme all’Alto rappresentante dell’Unione europea, hanno espresso “pieno sostegno al Governo e al popolo libanese”, che “ancora una volta subiscono le drammatiche conseguenze di una guerra che non è la loro”. È quanto emerge da una dichiarazione congiunta diffusa dalla Farnesina nel pieno dell’offensiva israeliana che sta coinvolgendo il Libano meridionale e colpendo anche la Forza ad interim delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL). Nella dichiarazione i firmatari esprimono anche “condoglianze alle famiglie delle vittime” e “solidarietà alla popolazione civile colpita da questa guerra, sia in Libano che in Israele”.
Negli ultimi due giorni, almeno tre militari indonesiani dell’UNIFIL sono stati uccisi, mentre una pattuglia polacca è incappata in una trappola esplosiva. Tra gli episodi più gravi figura l’esplosione all’interno della base UNIFIL di Ettaib, nel settore orientale, costata la vita a un cadetto indonesiano, seguita il giorno successivo da un altro attacco contro un convoglio logistico vicino a Bani Hayan, in cui sono morti altri due Caschi Blu indonesiani e altri due sono rimasti feriti.
Nella dichiarazione i ministri indicano con nettezza la responsabilità politica della crisi, affermando che “la responsabilità di questa situazione ricade su Hezbollah”, condannando “fermamente gli attacchi di Hezbollah a sostegno dell’Iran contro Israele, che devono cessare immediatamente”. Allo stesso tempo, il documento insiste sulla necessità di evitare un ulteriore allargamento dello scontro, chiarendo che “la priorità è evitare un’ulteriore escalation del conflitto regionale con l’Iran”.
La dichiarazione mette quindi l’accento sul rafforzamento delle istituzioni libanesi. I firmatari sostengono le “decisioni storiche e coraggiose adottate dal Governo libanese” e affermano che “non c’è altro modo per salvaguardare il Libano dalle interferenze straniere se non rafforzando il suo Stato, le sue istituzioni e la sua sovranità”. In questa cornice, chiedono “negoziati politici diretti tra Libano e Israele”, ritenuti necessari per porre fine in modo duraturo al conflitto e creare “le condizioni per una coesistenza pacifica nella regione”.
Il sostegno europeo passa anche attraverso un impegno a favore delle istituzioni di sicurezza libanesi. Il testo incoraggia Beirut ad andare avanti con “misure concrete e irreversibili” per ripristinare la propria sovranità su tutto il territorio nazionale, “compreso il monopolio statale sulle armi”.
Nello stesso passaggio, i ministri si impegnano a sostenere le Forze armate libanesi e le Forze di sicurezza libanesi, collegando questo sostegno anche alla futura conferenza internazionale di supporto, quando le condizioni lo permetteranno.
La dichiarazione chiede a tutte le parti di “ridurre immediatamente la tensione” e di tornare all’accordo di cessazione delle ostilità e alla risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza dell’ONU. I firmatari chiedono inoltre la protezione della popolazione civile, del personale umanitario, delle forze di peacekeeping e delle infrastrutture civili, citando esplicitamente “aeroporti, porti e ponti in tutto il paese”. Il testo esprime anche forte preoccupazione per “lo sfollamento forzato di oltre un milione di persone in Libano”.
Nella dichiarazione congiunta si invita, inoltre, infatti lo Stato ebraico a “evitare un ulteriore allargamento del conflitto” compresa la nuova “operazione di terra in territorio libanese”, ribadendo “con forza che l’integrità territoriale del Libano deve essere rispettata”.
I ministri ribadiscono il fermo sostegno alla missione UNIFIL, il cui mandato nel Libano meridionale viene definito oggetto di “fermo sostegno”, sottolineando la necessità che i canali di coordinamento preventivo per la gestione del conflitto restino aperti e condannando “con forza tutti i recenti attacchi contro i contingenti dell’UNIFIL, che hanno causato perdite inaccettabili tra i Caschi Blu negli ultimi giorni”. Da qui l’esortazione a tutte le parti affinché garantiscano “in ogni circostanza” la sicurezza del personale e delle strutture della missione ONU.
UNIFIL dentro il fuoco incrociato
Situata lungo la linea di demarcazione tra Israele e Libano e con il mandato di far rispettare la Risoluzione delle Nazioni Unite 1701, la missione UNIFIL si è trovata continuamente nel fuoco incrociato tra il movimento sciita Hezbollah e Israele da quando Tel Aviv ha iniziato la campagna militare prima nella Striscia di Gaza e in seguito nel Libano meridionale in risposta agli attentati del 7 ottobre del 2023.
Con la nuova guerra lanciata contro l’Iran lo scorso 28 febbraio, il movimento sciita sostenuto da Teheran ha deciso di riprendere gli attacchi contro Israele, nonostante la sua forza sia particolarmente compromessa dopo l’uccisione del proprio leader Ansar Nasrallah nel settembre 2024 e la successiva offensiva di terra israeliana, riportando nuovamente UNIFIL al centro del fuoco incrociato.
Come sottolineato dal capo del dipartimento delle Nazioni Unite per le operazioni di pace, Jean-Pierre Lacroix, la situazione operativa della missione è diventata estremamente critica. Il funzionario ONU ha condannato “fermamente questi incidenti inaccettabili” e ha ribadito che “i caschi blu non devono mai essere presi di mira”, mentre UNIFIL sta ancora cercando di chiarire l’origine di alcune esplosioni. Nel caso di Bani Hayan, viene anche riferito che l’evacuazione di due feriti è stata temporaneamente impossibile per l’assenza di garanzie di sicurezza da parte delle Forze di difesa israeliane.
UNIFIL è stata al centro di altri episodi che hanno alimentato critiche alle operazioni condotte da Israele nel sud del Libano. Nei giorni scorsi un convoglio UNIFIL vicino al quartier generale di Nakura, nel settore occidentale, è stato raggiunto da sei colpi di avvertimento sparati da elementi delle IDF, con il danneggiamento di un veicolo. Durante il rientro, inoltre, un carro armato Merkava israeliano avrebbe sparato con il cannone principale, con un proiettile esploso a circa 15 metri da un mezzo della forza di reazione rapida dell’UNIFIL.
Su questo punto, il portavoce del Segretariato generale delle Nazioni Unite, Stéphane Dujarric, ha affermato che “gli attacchi contro le forze di pace” rappresentano “una grave violazione del diritto internazionale umanitario e della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza” e che “possono configurarsi come crimini di guerra”, aggiungendo che è necessario garantire che i responsabili ne rispondano. Lo stesso portavoce ha ricordato che la posizione delle strutture ONU è perfettamente nota a tutte le parti coinvolte nel conflitto.
Nonostante tutto, l’ONU segnala che il mandato della missione resta pienamente valido. Lacroix osserva che la capacità operativa dell’UNIFIL è “gravemente limitata” dalle ostilità in corso, ma chiarisce che si tratta di “un’operazione autorizzata dal Consiglio di Sicurezza” e che quindi la missione “ha il dovere di rimanere”. Nella sua valutazione, l’intensificarsi della presenza delle IDF, gli attacchi in diverse aree del Libano e gli ordini di evacuazione dei civili suggeriscono il tentativo di Israele di ampliare la zona cuscinetto nel Libano meridionale.
[a cura di Simone Cantarini]

