L’alta rappresentante dell’Unione europea è arrivata alla riunione dei ministri degli Esteri del G7 con un messaggio chiaro: il mondo ha bisogno di uscire dalle guerre, in Ucraina e in Medio Oriente, e non di un’ulteriore escalation. Kallas non ha nascosto la propria preoccupazione per la direzione dei negoziati di pace che coinvolgono Stati Uniti.

L’incontro dei ministri degli Esteri del G7 nella località francese di Vaux-de-Cernay è stato dominato dalle crisi armate globali. L’alta rappresentante ha sottolineato che le conseguenze dei conflitti in corso colpiscono l’intera comunità internazionale.

“Dobbiamo uscire da questa guerra, non intensificarla ulteriormente, perché le conseguenze per tutti nel mondo sono molto gravi”, ha affermato, aggiungendo che la Russia sta intensificando le azioni contro la popolazione civile ucraina.

In questo contesto, Kallas ha invitato ad aumentare il sostegno all’Ucraina e ad accrescere la pressione su Mosca “affinché ponga fine a questa guerra e negozi realmente in buona fede”.

“Gli attacchi russi contro i civili ucraini e le infrastrutture civili aumentano di giorno in giorno e non possiamo semplicemente ignorarlo”, ha sottolineato.

Un ulteriore fattore che complica la situazione è, secondo Kallas, la dinamica dei mercati delle materie prime.

“L’aumento dei prezzi del petrolio consente alla Russia di finanziare nuovamente questa guerra, il che è davvero negativo”, ha osservato, suggerendo che la pressione per abbassare i prezzi delle risorse energetiche potrebbe essere uno degli strumenti di sostegno a Kyiv.

La trappola territoriale russa

Kallas ha fatto riferimento anche alle dichiarazioni del presidente Volodymyr Zelensky, secondo cui gli Stati Uniti eserciterebbero pressioni su Kyiv affinché accetti concessioni territoriali nei negoziati di pace. Secondo la diplomazia europea, un simile approccio è altamente preoccupante e rientra in uno schema ben noto dell’azione russa.

“La Russia cerca davvero di ottenere al tavolo negoziale obiettivi che non è riuscita a raggiungere militarmente. Questo è il manuale negoziale russo: chiedono qualcosa che non è mai appartenuto loro. È una trappola nella quale non dovremmo cadere, se vogliamo davvero una soluzione duratura a questa guerra”, ha dichiarato.

Secondo lei, la condizione per una reale fine del conflitto sono concessioni chiare da parte russa. “Se noi, insieme agli americani, esercitassimo pressione sulla Russia, potremmo porre fine a questa guerra e garantire una pace duratura nel lungo periodo”, ha aggiunto.

Kallas ha inoltre richiamato l’attenzione sui legami tra la Russia e l’Iran. “La Russia aiuta l’Iran condividendo informazioni di intelligence e sostenendolo tecnologicamente, il che gli consente di condurre operazioni militari nella regione. Queste due guerre sono strettamente collegate”, ha affermato.

Il suo messaggio ai partner americani è stato inequivocabile: limitare il ruolo della Russia può avere un impatto diretto sulla stabilizzazione della situazione in Medio Oriente.

Libano: un milione di sfollati, appello al dialogo

La leader della diplomazia europea ha fatto riferimento anche alla situazione in Libano, sottolineando le drammatiche conseguenze del conflitto per la popolazione civile.

“Oltre un milione di persone è attualmente sfollato. Hezbollah ha trascinato la nazione libanese in questa guerra”, ha dichiarato, invitando sia Israele sia Hezbollah a cessare le ostilità e ad avviare negoziati di pace.

Kallas ha sottolineato che, nonostante le profonde divergenze tra le parti, una soluzione diplomatica resta l’unica via d’uscita dalla crisi.

“Non è facile, ma crediamo profondamente che alla fine debba emergere una soluzione diplomatica”, ha concluso.

L’obiettivo della diplomazia europea è – come ha ribadito – interrompere il “ciclo delle guerre” e creare le condizioni per una pace duratura, capace di ridurre le minacce nella regione, comprese quelle legate alle attività dell’Iran.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

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