L’Unione europea alza i propri muri esterni e si avvicina alle posizioni statunitensi. L’approvazione dell’avvio dei negoziati sul regolamento sui rimpatri da parte del Parlamento europeo segna un netto spostamento a destra delle politiche migratorie dell’Ue.

Un Parlamento spaccato ha dato il via libera con 389 voti a favore, 206 contrari e 32 astensioni. Decisiva l’alleanza tra il Partito popolare europeo (PPE) e i gruppi della destra estrema. Non a caso, alla proclamazione dell’”approved” da parte della Presidente Roberta Metsola, dai banchi della destra sono partiti applausi e standing ovation, tra cui quella del co-presidente dei Conservatori europei, Nicola Procaccini.

“Un’alleanza politica profondamente preoccupante”, l’ha definita il gruppo dei Socialisti e Democratici, criticando l’intesa tra popolari ed estrema destra.

Il testo approvato dà mandato al Parlamento europeo di avviare immediatamente i negoziati con il Consiglio UE sul nuovo quadro giuridico per il rimpatrio delle persone che non hanno il diritto di soggiornare nell’UE.

Europa fortezza, cosa prevede 

Il testo, votato ad inizio mese in commissione LIBE e confermato questa mattina dai deputati riuniti in plenaria a Bruxelles, obbliga gli Stati membri a emettere un ordine di espulsione per ogni cittadino di paese terzo senza diritto di soggiorno.

Le decisioni confluiranno in un “provvedimento europeo di rimpatrio”, valido in tutta l’area Schengen: entro il 2027 ogni Paese dovrà riconoscere ed eseguire le espulsioni decise da un altro Stato europeo.

Il testo rafforza anche le misure coercitive. I migranti dovranno cooperare con le autorità, pena il trattenimento amministrativo nei casi di rischio fuga o mancata collaborazione, con la possibilità di essere detenuti fino a 24 mesi e, come extrema ratio, potrà riguardare anche minori e famiglie.

Si amplia inoltre la possibilità di rimpatrio verso Paesi terzi, inclusi quelli che accettano migranti sulla base di accordi con l’Ue (i cosiddetti “hub”), come nel caso del centro in Albania, molto ammirato dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Per chi non rispetta l’ordine di espulsione scatterà il divieto di reingresso, anche permanente nei casi più gravi.

Dure le critiche di 20 ONG – fra cui Save the Children, Intersos, Caritas e Oxfam -, che hanno avvertito che la proposta “mette seriamente a rischio minori e famiglie”, denunciando l’assenza di criteri chiari per valutare l’interesse superiore del minore. Nel mirino soprattutto la detenzione fino a 24 mesi anche per bambini e minori non accompagnati e la possibilità di rimpatri verso Paesi senza adeguate garanzie.

Le organizzazioni avvertono inoltre che il regolamento potrebbe ampliare il limbo legale per molti minori e aprire a violazioni della Carta dei diritti fondamentali dell’UE.

Il PPE guarda a destra quando si tratta di diritti

La decisione di oggi dei popolari di schierarsi con i gruppi della destra europea – Patriots, ESN ed ECR – conferma la tendenza che il PPE ha assunto nella seconda legislatura von der Leyen.

Nonostante alcune contrarietà interne rispetto al testo approvato oggi, i risultati finali delle votazioni mostrano un PPE pressocché compatto nel supporto al politiche migratorie sempre più stringenti. Non sono serviti a niente gli appelli dei Socialisti a rivedere le proprie posizioni e alleanze con i gruppi più estremi dell’aula, richiamando il ruolo dei popolari a difesa della democrazia e dei valori europei, e nemmeno il bombardamento di email, coordinato dai Verdi, rivolto agli eurodeputati di destra.

L’asse a destra non si limita alla migrazione, ma si estende anche ai dossier sulla semplificazione normativa – i pacchetti Omnibus – e ai diritti, come dimostra la spaccatura interna al PPE sull’iniziativa dei cittadini “My Voice, My Choice” per garantire l’accesso all’aborto sicuro nell’Unione, in cui la compagine dei popolari si è divisa fra chi era a favore e chi contrario.

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