Taglio immediato delle accise, sostegno mirato ai settori più esposti e stretta sulla speculazione. Con un Consiglio dei ministri convocato in serata il 18 marzo, il governo italiano ha varato un decreto legge per contenere l’impatto dell’aumento dei prezzi di benzina e gasolio, spinti dalle tensioni sui mercati energetici legate alla crisi in Medio Oriente.

Il provvedimento – dal valore complessivo di oltre mezzo miliardo di euro – rappresenta un intervento emergenziale e temporaneo, mentre a Bruxelles si discute senza ancora una linea comune.

Il cuore del decreto è una riduzione temporanea delle accise che si traduce in un taglio di circa 25 centesimi al litro per benzina e diesel “per tutti”. La misura, secondo quanto riportato da Reuters, avrà una durata iniziale di circa 20 giorni, con effetto immediato anche grazie alla riduzione dell’Iva collegata.

L’obiettivo è frenare rapidamente l’impennata dei prezzi e riportare i carburanti sotto livelli più sostenibili, in una fase di forte volatilità legata alla crisi energetica globale.

Accanto al taglio generalizzato, il governo ha inserito un pacchetto di 608 milioni di euro di agevolazioni fiscali per il settore dell’autotrasporto, per compensare l’aumento del costo del diesel.

La logica è evitare che il rincaro dei carburanti si trasferisca lungo la filiera, con effetti su inflazione e prezzi al consumo. Restano inoltre misure dedicate ad altri comparti energivori, come la pesca, già previsti nei dettagli del decreto.

Il decreto introduce anche un rafforzamento dei meccanismi di controllo sui prezzi, con misure anti-speculazione che mirano a individuare e sanzionare rialzi anomali lungo la filiera.

L’intervento si inserisce in una strategia più ampia che include il confronto con le compagnie petrolifere e un monitoraggio rafforzato dei margini, per garantire che il calo dei costi venga trasferito ai consumatori.

Misura temporanea in attesa di Bruxelles

Sul piano europeo, Roma spinge inoltre per un intervento più strutturale: tra le richieste italiane figura anche un possibile congelamento del sistema ETS, per attenuare il costo dell’energia nel breve periodo.

Il governo ha chiarito in una nota che si tratta di un intervento a tempo, in attesa di sviluppi sia sul fronte geopolitico sia a livello UE. Il tema è infatti sul tavolo del Consiglio europeo del 19 marzo, dove si discute di una possibile “toolbox” di misure comuni.

Al momento, tuttavia, non esiste una decisione vincolante condivisa tra gli Stati membri. La Commissione europea ha già escluso interventi più radicali come un tetto generalizzato ai prezzi del gas, orientandosi piuttosto verso strumenti fiscali e aiuti mirati.

L’Europa si muove in ordine sparso

Se l’Italia punta su un taglio fiscale immediato, il resto dell’Unione procede con strategie diverse, spesso divergenti.

La Francia ha invece scelto una linea più interventista sul piano dei controlli. Il governo ha avviato centinaia di verifiche sui distributori per individuare eventuali aumenti ingiustificati, puntando su una strategia di deterrenza piuttosto che su un intervento fiscale diretto. L’obiettivo è dimostrare che lo Stato vigila sulla formazione dei prezzi, anche alla luce della forte sensibilità sociale sul tema dei carburanti.

L’Austria ha annunciato il 18 marzo una riduzione della tassa su benzina e diesel di 5 centesimi al litro, con l’obiettivo di arrivare a un calo complessivo di circa 10 centesimi grazie anche a un possibile tetto ai margini dei distributori. Il meccanismo scatterebbe se i margini superassero del 50% i livelli pre-crisi e dovrebbe restare in vigore fino a fine anno, previa approvazione parlamentare.

L’Ungheria ha già reintrodotto un tetto ai prezzi: dal 9 marzo la benzina è fissata a 595 fiorini al litro e il diesel a 615 fiorini, per i veicoli immatricolati nel Paese. Il governo Orbán ha inoltre deciso di utilizzare le riserve petrolifere statali per garantire l’offerta, tornando a una strategia fortemente interventista.

La Slovacchia ha adottato un approccio diverso, concentrato sulla gestione dell’offerta. Per 30 giorni i distributori possono limitare le vendite di diesel a un pieno più 10 litri, ridurre le esportazioni e applicare prezzi più elevati ai veicoli con targa estera, ancorandoli ai livelli medi dei Paesi vicini. Bratislava ha inoltre già rilasciato riserve statali per sostenere il sistema interno. Le misure riguardano il diesel, non la benzina.

In Polonia, al momento, non risultano interventi governativi diretti comparabili. Tuttavia, il principale raffinatore nazionale, Orlen, ha ridotto i propri margini per contenere l’impatto sui consumatori, in un’azione che resta però distinta da una misura pubblica.

L’Irlanda si trova ancora in fase di valutazione: il governo ha indicato l’intenzione di intervenire con misure mirate nel breve termine, ma senza aver ancora definito un pacchetto concreto. Le opzioni allo studio includono sostegno ai settori più colpiti e controlli su eventuali abusi nei prezzi.

Il Portogallo ha optato per una riduzione mirata delle accise sul gasolio, con uno sconto di circa 3,5 centesimi al litro, accompagnato dalla restituzione dell’extra gettito Iva derivante dall’aumento dei prezzi. Si tratta di un intervento limitato ma immediato, pensato per attenuare gli effetti più acuti dei rincari.

La Germania mantiene invece una linea di non intervento diretto. Berlino ha scelto di monitorare l’andamento dei prezzi e i margini lungo la filiera, evitando misure fiscali o regolatorie invasive. La scelta riflette una tradizione economica orientata a lasciare al mercato il compito di riequilibrare i prezzi nel medio periodo, anche per evitare effetti distorsivi.

Infine, la Grecia ha introdotto un limite ai margini di profitto nella distribuzione, accompagnato da sanzioni severe per gli operatori che superano le soglie stabilite. Una misura che mira a contenere fenomeni speculativi in un contesto economico particolarmente sensibile agli shock energetici.

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