L’Italia “non partecipa e non prenderà parte alla guerra”. Lo ribadisce un comunicato stampa diffuso dal Quirinale al termine del Consiglio supremo di difesa, riunito oggi al Palazzo del Quirinale sotto la presidenza di Sergio Mattarella. Un Consiglio durato oltre due ore, che giunge mentre la guerra iniziata lo scorso 28 febbraio da Stati Uniti e Israele contro l’Iran prosegue ormai da 14 giorni e all’orizzonte non si profila alcuna possibilità di confronto e dialogo.

Il Consiglio, si legge nella nota, mette in guardia dalla “crisi dell’ordine internazionale, incentrato sull’ONU”, sottolineando come “la moltiplicazione delle iniziative unilaterali indebolisce il sistema multilaterale” proprio mentre si aggravano le tensioni in Medio Oriente e nel Mediterraneo.

Alla riunione hanno partecipato, oltre al capo dello Stato, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i ministri Antonio Tajani, Matteo Piantedosi, Guido Crosetto, Giancarlo Giorgetti e Adolfo Urso, insieme al capo di Stato maggiore della Difesa Luciano Portolano.

Il Consiglio, si legge nella nota, “ha analizzato lo scenario di crisi che si è determinato con la nuova guerra in corso a seguito dell’azione militare degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran”, manifestando “grande preoccupazione per i gravi effetti destabilizzanti che questa crisi sta producendo nell’intera regione del Vicino Medio Oriente e nell’area del Mediterraneo”.

Il comunicato diramato dal Quirinale ricorda “l’attuale contesto di instabilità – irresponsabilmente aperto dall’aggressione della Russia all’Ucraina -”, segnato da “progressive lacerazioni della pacifica convivenza internazionale”, “l’indebolimento delle istituzioni multilaterali” e “le numerose violazioni del diritto internazionale”. In questo scenario, si legge, “l’Italia è impegnata a ricercare e sostenere ogni sforzo che riporti in primo piano la via negoziale e diplomatica”.

“Nel pieno rispetto dell’Articolo 11 della Costituzione”, prosegue la nota, il Consiglio “esprime forte preoccupazione per il moltiplicarsi di conflitti, in particolare nell’area mediterranea e nel Medio Oriente, dove sono in gioco nostri interessi strategici vitali”. Il Consiglio supremo di difesa sottolinea che, alla luce di ciò, “l’Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra, come ha ribadito il Presidente del Consiglio in Parlamento”.

Il Consiglio “ha preso atto favorevolmente” che le Camere si sono pronunciate “sulle richieste ricevute da parte dei Paesi amici ed alleati di assistenza nella loro difesa” e anche “sulla necessità che l’utilizzo delle infrastrutture militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi avvenga nel rispetto del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti”, un perimetro che “include fra l’altro attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico”. Inoltre, aggiunge la nota diramata dal Quirinale, “eventuali richieste che dovessero eccedere il perimetro delle attività già disciplinate dagli accordi citati saranno sottoposte al Parlamento”.

Il Consiglio ha poi esaminato le linee illustrate dal governo per affrontare la crisi “nel Mediterraneo, in Medio Oriente e nei Paesi del Golfo”, a partire “dall’impegno per la messa in sicurezza delle migliaia di cittadini italiani presenti nella regione” e dalla decisione “di fornire sostegno e assistenza ai Paesi del Golfo, amici e importanti partner strategici dell’Italia”, anche “a tutela dei numerosi militari italiani presenti in quelle aree, in base a missioni in atto e già autorizzate dal Parlamento”.

Il Consiglio “ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa assunta dal Governo di operare insieme ai principali alleati europei, in particolare Francia, Germania e Regno Unito, per coordinare le iniziative sul piano della difesa degli interessi comuni e su quello più generale della sicurezza”. Un richiamo che arriva, osserva il comunicato, “anche in considerazione dell’allarme per i missili lanciati verso Cipro – territorio dell’Unione Europea – e verso la Turchia – territorio dell’Alleanza Atlantica – e intercettati dalle difese NATO nel Mediterraneo orientale”, oltre che dei “rischi che il conflitto in Iran sta producendo sul piano della sicurezza economica ed energetica, sia a livello nazionale che internazionale”.

Sul piano della sicurezza marittima ed energetica, la nota precisa che “il Consiglio valuta gravi le azioni dell’Iran per ostacolare la libera navigazione nello Stretto di Hormuz”. Allo stesso tempo richiama il rischio che “l’estensione del conflitto ad opera dell’Iran” possa “aprire spazi a forme di guerra ibrida e a gravissime iniziative di organizzazioni terroristiche”.

C’è poi il tema umanitario, con la condanna degli “attacchi a civili, di cui troppo sovente sono vittime bambini come nel caso della strage della scuola di Minab”.

Durante la riunione è stata affrontata anche la situazione in Libano, dove non si fermano i raid aerei israeliani contro le roccaforti del movimento sciita filo-iraniano Hezbollah. In merito, il Consiglio “chiede a Israele di astenersi da reazioni spropositate alle comunque inaccettabili azioni di Hezbollah che hanno trascinato il Libano in un nuovo drammatico conflitto”.

Nella nota si osserva che “come sempre il prezzo più alto lo pagano le popolazioni civili, con numerose vittime e centinaia di migliaia di cittadini evacuati dal Sud del Libano e altrettanti dalle aree sciite di Beirut”. Secondo gli ultimi aggiornamenti forniti dalla stampa libanese, i raid avrebbero già ucciso 680 persone e provocato 800.000 sfollati.

Il comunicato definisce inoltre “allarmanti le continue gravi violazioni della risoluzione n. 1701 del 2006” e stigmatizza “il ripetersi di inammissibili attacchi da parte israeliana al contingente di UNIFIL, attualmente a guida italiana”. Anche alla luce “delle decisioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU di concludere la missione UNIFIL”, per il Consiglio “resta ineludibile garantire la sicurezza della Linea Blu, favorendo l’incremento delle capacità delle Forze Armate Libanesi”.

Il Consiglio ha anche espresso “condanna per l’aggressione ai militari italiani a Erbil in Iraq” e rivolto “sentimenti di intensa vicinanza e gratitudine a tutti i militari impegnati nelle varie operazioni in Italia e all’estero”, con un riferimento particolare ai militari italiani impegnati “nella missione UNIFIL nel sud del Libano” e a quelli presenti “nei Paesi del Golfo”, per “l’esemplare professionalità manifestata nell’assolvimento del loro compito”.

C’è però un punto che ti segnalo: nella prima frase di contesto scrivi “la guerra iniziata lo scorso 28 febbraio da Stati Uniti e Russia contro l’Iran”, mentre nel comunicato si parla di “Stati Uniti e Israele contro l’Iran”. Quello sembra più un refuso di contenuto che grammaticale.

[a cura di Simone Cantarini]

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