Il gruppo automobilistico tedesco Volkswagen ha annunciato che entro il 2030 circa 50.000 posti di lavoro saranno eliminati in Germania, mentre la redditività scende ai livelli più bassi dall’epoca dello scandalo diesel. Il piano è stato annunciato dall’amministratore delegato Oliver Blume nella lettera agli azionisti che accompagna i risultati annuali del gruppo.

La decisione è arrivata dopo un anno finanziario particolarmente difficile. Nel 2025 il risultato operativo di Volkswagen si è più che dimezzato, scendendo a 8,9 miliardi di euro, mentre il fatturato è rimasto sostanzialmente stabile intorno ai 322 miliardi.

Il calo dei profitti ha riportato i margini del gruppo su livelli paragonabili a quelli registrati durante lo scandalo sulle emissioni diesel di un decennio fa. Allora, la United States Environmental Protection Agency scoprì che il gruppo Volkswagen aveva installato un software in grado di falsare i test sulle emissioni dei motori diesel, riducendo artificialmente i valori registrati nei controlli ufficiali. Lo scandalo coinvolse circa 11 milioni di veicoli nel mondo e provocò gravi conseguenze economiche e reputazionali.

Secondo il gruppo di Wolfsburg, i tagli interesseranno diversi marchi del conglomerato, tra cui Audi, Porsche e la divisione software Cariad. Già alla fine del 2024 Volkswagen aveva raggiunto un accordo con i sindacati per ridurre di 35.000 unità la forza lavoro del marchio principale entro la fine del decennio; l’obiettivo complessivo è stato ora ampliato.

Il piano di riduzione dei costi riflette le difficoltà strutturali che colpiscono l’industria automobilistica europea. Volkswagen è alle prese con una crescente concorrenza sul mercato cinese, oggi il più grande mercato automobilistico al mondo, dove i produttori locali di veicoli elettrici stanno guadagnando terreno.

Al tempo stesso, il gruppo deve affrontare nuove tensioni commerciali e politiche. I dazi statunitensi sulle importazioni di automobili e componenti, insieme alla volatilità dei mercati energetici e delle materie prime, hanno pesato sui conti dell’azienda e reso più incerta la pianificazione industriale.

Un ulteriore elemento di difficoltà riguarda il rallentamento della domanda di veicoli elettrici di fascia alta. La controllata Porsche, per anni uno dei motori della redditività del gruppo, ha visto crollare i profitti e ha deciso di rallentare temporaneamente la transizione verso l’elettrico per continuare a vendere modelli a combustione più a lungo del previsto.

La riduzione dell’organico si inserisce in un programma più ampio di riorganizzazione industriale. Volkswagen punta a ridurre i costi complessivi fino al 20% entro il 2028, rafforzando le sinergie tra i marchi e centralizzando alcune funzioni di sviluppo, ingegneria e acquisti. Secondo il direttore finanziario Arno Antlitz, il livello di redditività attuale “non è sufficiente nel lungo periodo” e rende necessario un ulteriore contenimento dei costi.

La crisi di Volkswagen viene osservata con attenzione anche a Bruxelles, perché riflette le tensioni che attraversano l’intero settore automobilistico europeo. La transizione verso l’elettrico, la competizione globale e l’aumento dei costi industriali stanno spingendo molte aziende a rivedere i propri modelli produttivi e organizzativi.

In Germania, cuore industriale dell’automotive europeo, il settore sta già registrando una riduzione significativa dell’occupazione e ulteriori tagli sono previsti nei prossimi anni.

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