L’Assemblea degli esperti della Repubblica islamica dell’Iran ha annunciato ufficialmente lunedì mattina della nuova guida suprema ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei che succede al padre Ali Khamenei ucciso in un raid israelo-statunitense a Teheran il 28 febbraio scorso. Mojtaba Khamenei è il terzo leader della Rivoluzione islamica dopo il già citato padre e il fondatore della Repubblica Ruhollah Khomeini.
Come affermato dall’agenzia di stampa iraniana Mehr, in una dichiarazione rilasciata domenica sera, l’Assemblea degli esperti ha affermato che “subito dopo il martirio dell’ayatollah Seyyed Ali Khamenei, e nonostante le condizioni di guerra, le minacce nemiche e un bombardamento degli uffici dell’Assemblea, non ha esitato a scegliere un nuovo leader”.
Nella nota, il corpo clericale sostiene “non ha esitato un minuto” nella scelta di un nuovo leader, nonostante “la brutale aggressione della criminale America e del malvagio regime sionista”.
Mojtaba, un religioso di medio rango con stretti legami con l’influente Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) dell’Iran, era da tempo considerato da alcuni elementi dell’establishment al potere in Iran un potenziale successore del padre. Sebbene l’ideologia dominante in Iran disapprovi il principio della successione ereditaria, egli gode di un forte seguito all’interno dell’IRGC e dell’ufficio ancora influente del suo defunto padre.
Figura misteriosa anche all’interno dell’Iran e considerato vicino ai Guardiani della rivoluzione iraniana (i cosiddetti pasdaran) Khamenei ha consolidato negli anni il proprio peso politico all’ombra del padre, fino a diventare una figura centrale nei rapporti con gli apparati di sicurezza e con il vasto sistema economico che ruota attorno a essi. È stato inoltre associato al fronte più ostile ai riformatori favorevoli a un dialogo con l’Occidente per contenere il programma nucleare iraniano.
I suoi rapporti stretti con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica (IRGC) gli avrebbero garantito ulteriore influenza all’interno del sistema politico e di sicurezza del Paese. Secondo analisi diffuse dai media arabi e statunitensi, avrebbe progressivamente rafforzato il proprio ruolo dietro le quinte anche come una sorta di “custode” del padre.
La Guida Suprema mantiene il controllo finale sulle principali questioni di Stato, dalla politica estera al dossier nucleare. Le potenze occidentali puntano a impedire a Teheran di arrivare all’arma atomica, mentre la Repubblica islamica continua a sostenere che il proprio programma abbia esclusivamente finalità civili.
Un’eventuale ascesa di Mojtaba potrebbe però incontrare resistenze interne. Negli ultimi anni una parte della società iraniana ha mostrato di essere pronta a mobilitarsi in massa per chiedere maggiori libertà, nonostante le dure repressioni messe in atto dalle autorità.
Chi è Mojtaba Khamenei
Nato nel 1969 nella città santa sciita di Mashhad, Mojtaba è cresciuto negli anni in cui il padre guidava l’opposizione allo Scià. Da giovane prese parte alla lunga e sanguinosa guerra tra Iran e Iraq (1980-1988).
La sua formazione religiosa si è svolta nei seminari conservatori di Qom, centro della teologia sciita in Iran, dove ha ottenuto il titolo clericale di Hojjatoleslam. Pur non avendo mai ricoperto incarichi ufficiali nella Repubblica islamica, è apparso in occasioni pubbliche accanto ai fedelissimi del sistema, intervenendo però molto raramente in prima persona.
Il suo ruolo è da tempo controverso. I critici respingono infatti qualunque ipotesi di successione di tipo dinastico in un Paese nato dalla rivoluzione del 1979 che rovesciò una monarchia appoggiata dagli Stati Uniti.
Nel 2019 il Dipartimento del Tesoro americano ha imposto sanzioni contro Mojtaba, sostenendo che agisse per conto della Guida Suprema “in veste ufficiale”, pur senza essere mai stato eletto né nominato a un incarico governativo, al di fuori delle attività svolte nell’ufficio del padre. Secondo quanto riportato nel provvedimento, Khamenei gli avrebbe già delegato parte delle proprie responsabilità. Sempre secondo la ricostruzione americana, Mojtaba avrebbe lavorato a stretto contatto con la Forza Quds dell’IRGC e con i Basij, la milizia religiosa affiliata ai Guardiani della Rivoluzione, per sostenere sia le ambizioni regionali del padre sia gli obiettivi repressivi sul piano interno.
Il suo nome è tornato al centro delle contestazioni popolari soprattutto durante le proteste del 2022, scoppiate dopo la morte di una giovane donna mentre era in custodia della polizia, in seguito all’arresto per una presunta violazione delle rigide norme sull’abbigliamento imposte dalla Repubblica islamica.
Nel 2024 ha inoltre circolato ampiamente un video in cui annunciava la sospensione dei corsi di giurisprudenza islamica che teneva a Qom, alimentando nuove speculazioni sul suo ruolo e sulle sue prospettive.
Mojtaba assomiglia molto al padre e porta il turbante nero dei sayyid, segno della discendenza familiare ricondotta al profeta Maometto.
I detrattori sostengono tuttavia che non disponga delle credenziali religiose necessarie per diventare Guida Suprema: il titolo di Hojjatoleslam è infatti inferiore a quello di Ayatollah, detenuto sia da suo padre sia da Ruhollah Khomeini, fondatore della Repubblica islamica.
Nonostante questo, il suo nome ha continuato a circolare tra i possibili successori, soprattutto dopo la morte nel 2024, in un incidente in elicottero, dell’ex presidente Ebrahim Raisi, considerato uno degli altri candidati più accreditati.
Un cablogramma diplomatico statunitense del 2007, poi diffuso da WikiLeaks, riportava tre fonti iraniane secondo cui Mojtaba rappresentava uno dei canali più efficaci per arrivare direttamente a Khamenei. Per lungo tempo gli è stata inoltre attribuita un’influenza decisiva nell’improvvisa ascesa di Mahmoud Ahmadinejad, eletto presidente nel 2005.
Mojtaba sostenne Ahmadinejad anche nel 2009, quando ottenne un secondo mandato in un voto fortemente contestato, che provocò proteste antigovernative poi soffocate con la violenza dai Basij e da altre forze di sicurezza. Mehdi Karroubi, religioso moderato e candidato a quelle elezioni, scrisse allora a Khamenei accusando Mojtaba di aver avuto un ruolo nel sostegno ad Ahmadinejad. La Guida Suprema respinse l’accusa.
La moglie di Mojtaba, rimasta uccisa nei raid aerei di sabato scorso, era figlia di Gholam-Ali Haddad-Adel, figura di primo piano del fronte ultraconservatore ed ex presidente del Parlamento.
[a cura di Simone Cantarini]

