L’Iran mette in guardia i Paesi europei dall’unirsi al conflitto con Israele e Stati Uniti, dopo che Germania, Regno Unito e Francia hanno dichiarato che potrebbero adottare “azioni difensive” per distruggere le capacità di lancio missilistico dell’Iran.

Secondo quanto riporta il sito Theran Times, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha affermato che l’Iran considererà “qualsiasi azione militare europea come un atto di guerra che richiede una risposta”. Posizione ribadita in conferenza stampa anche dal portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baqaei, secondo cui “qualsiasi atto del genere contro l’Iran sarebbe considerato una complicità con gli aggressori”.

Nella risposta agli attacchi avviati lo scorso 28 febbraio da Stati Uniti e Iran che hanno decimato la leadership di Teheran, compresa la guida suprema Alì Khamanei, l’Iran sta dimostrando che anche le città le città europee potrebbero essere colpite dalla guerra in Medio Oriente, mentre decine di migliaia di cittadini UE cercano di fuggire dalla regione.

A preoccupare maggiormente le capitali e la leadership UE sono eventuali attacchi contro basi militari di Stati Uniti e Regno Unito sul proprio territorio. Poco dopo la mezzanotte di lunedì 2 marzo, un attacco di droni ha colpito una pista di atterraggio della base militare britannica di Akrotiri, sull’Isola di Cipro, come confermato dallo stesso presidente cipriota Nikos Christodoulides, spingendo Nicosia ad annullare una riunione informale dei ministri degli Affari dell’UE che era prevista più tardi lo stesso giorno.

Cipro, che attualmente detiene la presidenza di turno dell’UE, ha indicato come motivazione ufficiale “questo sviluppo imprevisto che purtroppo ha avuto ripercussioni sui voli odierni per Cipro”. Altri due droni e due missili balistici lanciati in direzione di Cipro sono stati intercettati, hanno affermato le autorità cipriote e britanniche.

La Grecia ha annunciato che invierà due fregate e due caccia F-16 a Cipro. Secondo la Cyprus News Agency, anche la Francia intende inviare sistemi antimissile e antidrone a Cipro. Il sito cipriota precisa che il presidente francese Emmanuel Macron ha informato l’omologo cipriota Nikos Christodoulides della decisione, che prevede anche l’invio di una fregata francese nella regione. Da parte sua, il Regno Unito, è pronto a inviare una nave da guerra a Cipro, secondo il quotidiano The Times.

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L’UE ancora incerta su quale risposta dare

Finora, la risposta dell’UE si è concentrata esclusivamente sull’impatto sui cittadini dell’UE in Medio Oriente, soprattutto dopo che Teheran ha lanciato un’ondata di contrattacchi in tutta la regione, e sulle ricadute dell’aumento dei prezzi dell’energia, dell’interruzione dei trasporti aerei e marittimi e di un potenziale afflusso di rifugiati.

Intanto, aumentano le pressioni per comprendere se a seguito dell’episodio di Cipro – il Paese in questo momento più vicino alla crisi – vi possa essere l’eventualità di un’attivazione dell’articolo 42, paragrafo 7, del trattato sull’Unione europea ovvero la cosiddetta “clausola di difesa reciproca” in caso di minacce esterne a un Paese europeo.

Per il momento la Commissione europea ha escluso, allo stato attuale, discussioni sull’attivazione dell’articolo 42, paragrafo 7. Rispondendo lunedì alle domande dei giornalisti, la portavoce capo della Commissione UE, Paula Pinho, ha precisato che la questione potrà essere oggetto di confronto nei prossimi giorni nelle sedi politiche previste, ma che “non vi è alcuna discussione in corso” sull’attivazione della clausola.

Lunedì, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha tenuto una riunione del Collegio dei commissari – riunito in formato “Security College” – in cui è stato fatto il punto sull’evoluzione della crisi in Iran e in Medio Oriente e sulle possibili ricadute per l’Unione europea. In una nota diramata da Bruxelles, emerge per ora una linea di azione centrata su due priorità: sostenere gli Stati membri e proteggere i cittadini europei dalle conseguenze degli sviluppi in corso nella regione.

Sul piano operativo, la Commissione ha affermato di stare rafforzando il supporto alle operazioni di evacuazione e rimpatrio, anche attraverso il Meccanismo di protezione civile dell’UE e il Centro di coordinamento della risposta alle emergenze (ERCC), in stretto raccordo con le Delegazioni dell’Unione sul terreno. L’obiettivo è facilitare la cooperazione tra capitali e garantire una risposta coordinata in caso di ulteriore deterioramento della situazione.

Particolare attenzione è riservata ai rischi di interruzione dei trasporti, in particolare attorno allo Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso. Bruxelles ha intensificato il monitoraggio delle rotte marittime e aeree e sta rafforzando il coordinamento con compagnie aeree, armatori e autorità nazionali, in un contesto segnato da crescenti tensioni e possibili effetti a catena sulle catene logistiche.

Sul fronte energetico, la Commissione ha affermato di seguire da vicino l’andamento dei prezzi e delle forniture e ha annunciato la convocazione di una Task Force energia con gli Stati membri, in collegamento con l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), con una prima riunione prevista già questa settimana. L’obiettivo è prevenire shock sui mercati e coordinare eventuali misure di risposta.

Per quanto riguarda la sicurezza interna, Bruxelles ha affermato di mantenere un livello di vigilanza elevato e una cooperazione stretta con Europol e con le autorità nazionali rispetto a possibili rischi per la sicurezza all’interno dell’Unione. Infine, sul dossier migratorio, la Commissione intende rafforzare la preparazione attraverso un monitoraggio più ravvicinato dei flussi e una cooperazione intensificata con le agenzie competenti delle Nazioni Unite e con i Paesi partner.

Prima della riunione del Collegio, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha preso posizione pubblicamente sulla crisi, delineando il quadro politico entro cui si sarebbe svolto il “Security College”.

“La situazione in Medio Oriente resta volatile”, ha affermato, indicando tre punti chiave. “Primo, c’è una rinnovata speranza per il popolo iraniano, che soffre da tempo. Sosteniamo con forza il suo diritto a determinare il proprio futuro”. In secondo luogo, ha sottolineato la necessità di “fare tutto il possibile per de-escalare e impedire che il conflitto si estenda”, aggiungendo che “l’Iran deve cessare i suoi attacchi sconsiderati e indiscriminati contro i suoi vicini e contro Paesi sovrani”. Terzo elemento, la stabilità regionale: “L’unica soluzione duratura è una soluzione diplomatica”, che implichi “una transizione credibile per l’Iran, che includa l’arresto sia del programma nucleare sia di quello balistico, nonché la fine delle azioni destabilizzanti nella regione”.

A livello di Paesi UE vi è forte divisione. In questi giorni, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha mantenuto una posizione pragmatica, nel tentativo di evitare scontri con Trump sull’Iran alla vigilia del suo incontro con il presidente americano in programma martedì alla Casa Bianca. “Non faremo la predica ai nostri partner sui loro attacchi militari contro l’Iran”, ha affermato.

Tra i Paesi UE che hanno preso una posizione netta nei confronti dell’escalation provocata da Stati Uniti e Israele figura la Spagna con la leadership che in questi giorni ha continuato a denunciare l’illegalità e l’imprudenza dell’attacco unilaterale di Trump. “Siamo di fronte a un’escalation militare dalle conseguenze imprevedibili, conseguenze che stiamo già vedendo sotto i nostri occhi: lo Stretto di Hormuz completamente paralizzato, l’aumento del prezzo del petrolio e l’estensione della guerra”, ha affermato lunedì il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez. Secondo quanto riferiscono i media spagnoli, gli aerei statunitensi hanno abbandonato la Spagna meridionale dopo che il governo spagnolo ha dichiarato che le sue basi non possono essere utilizzate per attacchi contro l’Iran.

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Una situazione in continua evoluzione

La situazione sul campo è in continua evoluzione. Secondo quanto riportato dal quotidiano panarabo Asharq Al Awsat, l’escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran sta assumendo proporzioni sempre più ampie con conseguenti ricadute regionali e globali. La Mezzaluna Rossa iraniana ha dichiarato che gli attacchi aerei statunitensi e israeliani hanno ucciso almeno 787 persone in Iran dall’inizio della guerra. Il bilancio è stato diffuso tramite un messaggio su X, mentre nella capitale Teheran esplosioni sono state udite per tutta la notte fino alle prime ore del mattino, con testimoni che riferiscono di voli aerei sopra la città; non è stato immediatamente chiarito quali obiettivi siano stati colpiti.

Sul fronte delle ritorsioni, Teheran avrebbe colpito martedì con due droni l’ambasciata statunitense nella capitale saudita Riyadh, dopo che lunedì i frammenti di altri due velivoli senza pilota intercettati dai sistemi antiaerei hanno provocato un incendio nella raffineria di Ras Tanura, uno dei più importanti centri di esportazione del petrolio al mondo, di proprietà della Saudi Aramco.

Secondo il ministero della Difesa saudita, l’attacco all’ambasciata statunitense a Riyadh ha provocato un “incendio limitato” e danni lievi. L’ambasciata ha invitato i cittadini americani a evitare il complesso. L’episodio segue un attacco alla sede diplomatica statunitense in Kuwait, che ha annunciato la chiusura fino a nuovo avviso. Il Dipartimento di Stato USA ha ordinato l’evacuazione del personale non essenziale e dei familiari in Kuwait, Bahrein, Iraq, Qatar, Giordania ed Emirati Arabi Uniti.

Gli attacchi non hanno risparmiato le infrastrutture energetiche del Qatar, Paese che in questi anni si è dimostrato un prezioso partner dell’Iran, agendo insieme all’Oman in qualità di mediatore. Martedì, il colosso energetico qatariota QatarEnergy ha deciso di sospendere temporaneamente la produzione di gas naturale liquefatto (GNL) e prodotti associati dopo gli attacchi militari ai suoi impianti nelle città industriali di Ras Laffan e Mesaieed. L’azienda ha dichiarato che continuerà a fornire aggiornamenti alle parti interessate non appena saranno disponibili ulteriori informazioni. L’entità dell’interruzione e il potenziale impatto sulla fornitura di GNL non sono ancora stati resi noti, con conseguenze significative sull’Europa. Il Qatar fornice circa il 12–14% delle importazioni europee di GNL.

Parallelamente, Israele ha intensificato gli attacchi contro Hezbollah in Libano, avviando al contempo una nuova operazione di terra nel sud del Paese. Esplosioni e colonne di fumo sono state segnalate nei sobborghi meridionali di Beirut, mentre l’esercito israeliano ha dichiarato che le proprie forze stanno “operando nel Libano meridionale”. L’agenzia di stampa nazionale libanese ha riferito che l’esercito di Beirut sta evacuando alcune postazioni lungo il confine.

Sempre secondo i media arabi, l’ampliamento delle rappresaglie iraniane nel Golfo e l’intensità degli attacchi israeliani e americani, uniti all’assenza di un chiaro piano di uscita, lasciano presagire un conflitto potenzialmente prolungato. Tra gli obiettivi recenti figurerebbero anche due data center di Amazon negli Emirati Arabi Uniti e un impatto di drone nei pressi di un altro centro in Bahrein, oltre ai già citati attacchi contro impianti energetici in Qatar e Arabia Saudita e contro diverse navi nello Stretto di Hormuz.

La minaccia sullo Stretto — attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale — resta uno dei punti più sensibili. Il generale di brigata iraniano Ebrahim Jabbari, consigliere dei Guardiani della Rivoluzione, ha dichiarato che “lo Stretto di Hormuz è chiuso”, minacciando di colpire qualsiasi nave tenti di attraversarlo. Le tensioni hanno già provocato un’impennata dei prezzi internazionali di petrolio e gas.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha definito l’offensiva solo l’inizio di una campagna “incessante” che potrebbe durare dalle quattro alle cinque settimane, aggiungendo di essere pronto “ad andare ben oltre”. In un messaggio sui social media ha affermato che gli Stati Uniti dispongono di una “riserva praticamente illimitata” di munizioni e armamenti di alta qualità preposizionati nella regione, sostenendo che le guerre possono essere combattute “per sempre” utilizzando tali risorse.

 

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