Le frodi su Iva e dazi stanno diventando uno dei pilastri dell’economia criminale nell’Unione europea. È il quadro che emerge dall’ultimo rapporto annuale della European Public Prosecutor’s Office (EPPO), che al 31 dicembre 2025 contava 3.602 indagini attive, con un danno stimato complessivo di 67,27 miliardi di euro ai bilanci dell’UE e degli Stati membri. Un importo quasi triplicato rispetto all’anno precedente.

Oltre due terzi del danno – 45,01 miliardi – riguarda le entrate, in particolare frodi Iva e doganali. Le indagini aperte su questo fronte sono 981, pari al 27% dei casi attivi, ma responsabili del 67% del danno totale stimato.

Secondo la procuratrice capo europea Laura Kövesi, si tratta di “un’industria criminale ignorata o tollerata troppo a lungo”, che garantisce profitti elevati a fronte di rischi relativamente contenuti.

Nel 2025 l’EPPO ha aperto 2.030 nuove indagini (+35%), con un danno stimato di 48,7 miliardi, e ha gestito 6.966 segnalazioni di reato. Il tasso di condanna nei casi definiti si avvicina al 95%, con 275 atti di accusa depositati (+34%) e oltre un miliardo di euro in ordini di congelamento concessi dai giudici.

Le frodi sulla spesa – fondi, sovvenzioni e aiuti europei – restano maggioritarie per numero (2.450 casi, pari al 68% del totale), ma pesano meno in termini economici: 18,67 miliardi di euro stimati. Tra queste, crescono in modo significativo le indagini legate al dispositivo per la ripresa e la resilienza, con 512 casi attivi, in aumento del 66,7% rispetto al 2024.

Il caso Italia: quasi 29 miliardi di danni stimati

In questo quadro, l’Italia si conferma uno dei principali fronti operativi dell’EPPO.

Al 31 dicembre 2025 risultano 991 indagini attive nel Paese, con un danno stimato complessivo di 28,71 miliardi di euro. Nel solo 2025 sono state aperte 635 nuove indagini sulle 2000 totali a livello europeo, sulla base di 792 segnalazioni ricevute – in larga parte provenienti dalle autorità nazionali.

Anche in Italia il peso maggiore ricade sulle frodi legate alle entrate. I casi attivi su Iva e dogane sono 310, con un danno stimato di 25,83 miliardi di euro. Le frodi sulla spesa sono 637, per un danno di 2,68 miliardi, a cui si aggiungono 18 casi di corruzione connessa (51,9 milioni) e 44 casi classificati come altre tipologie di frode.

Particolarmente rilevante è il capitolo legato al Pnrr: le indagini attive sulla Recovery and Resilience Facility sono 331, il numero più alto tra i programmi di finanziamento monitorati in Italia. Seguono i programmi agricoli e di sviluppo rurale (147 casi) e quelli di sviluppo regionale e urbano (42).

Sul piano giudiziario, 279 procedimenti sono in fase dibattimentale e 20 in appello. Nel 2025 si sono registrate 41 decisioni di primo grado, con 29 condanne (70 persone condannate) e 8 assoluzioni. I giudici hanno concesso ordini di congelamento per 370,65 milioni di euro, mentre i beni effettivamente sequestrati ammontano a 59,74 milioni.

In Italia operano 21 procuratori europei delegati, affiancati da 54 assistenti e 49 investigatori dedicati. Le indagini con dimensione transfrontaliera sono 240, a conferma del carattere strutturalmente europeo delle frodi perseguite.

Il quadro complessivo restituisce l’immagine di un sistema criminale che si sposta sempre più verso il commercio di beni formalmente legali – importazioni, Iva, dazi – sfruttando la complessità delle catene transnazionali. Per Bruxelles, il contrasto a queste dinamiche non è solo una questione di tutela del bilancio, ma di sicurezza economica e credibilità istituzionale dell’Unione.

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