Nella giornata di ieri (5 novembre), Trenčín, in Slovacchia, è stata teatro di una visita particolarmente significativa. La Capitale europea della cultura ha accolto tutti e quattro i presidenti dei Paesi del Gruppo di Visegrád (V4). Per la prima volta nella storia, al loro vertice ha partecipato anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

L’incontro di due giorni è stato organizzato dalla parte slovacca, che attualmente detiene la presidenza del V4. Su invito del presidente slovacco Peter Pellegrini sono arrivati il presidente ceco Petr Pavel, il presidente polacco Karol Nawrocki e il presidente ungherese András Baka.

Durante la conferenza stampa in cui ha presentato i risultati dei colloqui, Pellegrini ha sottolineato con soddisfazione che, dopo 35 anni di esistenza, il V4 è diventato uno strumento attraverso il quale l’Europa centro-orientale può far valere i propri interessi all’interno dell’Unione.

Ha accolto con favore il fatto che il gruppo abbia recentemente ritrovato dinamismo. Negli ultimi anni, infatti, si era parlato del V4 come di un’organizzazione “clinicamente morta”. I singoli Stati avevano assunto posizioni molto diverse, soprattutto riguardo alla guerra in Ucraina.

“I governi del V4 possono cambiare, ma il nostro interesse strategico comune per migliorare la vita dei nostri cittadini dovrebbe essere sempre al primo posto”, ha dichiarato Pellegrini.

Durante l’incontro di ieri (5 novembre), i quattro presidenti hanno concordato su alcune priorità: l’allargamento dell’Unione europea, il sostegno all’Ucraina e agli sforzi per la pace, nonché la riduzione dei prezzi dell’energia.

Un’Unione più grande, un’Unione più forte

Nella dichiarazione finale congiunta, i presidenti hanno concordato che l’adesione di nuovi Stati all’Unione rappresenta “uno degli investimenti più strategici per la sicurezza e il futuro sviluppo dell’Europa”.

Hanno comunicato alla presidente della Commissione che l’Unione deve rimanere aperta all’ingresso di nuovi membri nonostante tutte le difficoltà che sta affrontando. In particolare, hanno espresso il loro sostegno all’adesione del Montenegro, il Paese attualmente più vicino a raggiungere questo obiettivo.

Hanno tuttavia insistito sul fatto che il processo di adesione debba basarsi sul rispetto dei singoli requisiti: secondo loro, ciò significa nessuna scorciatoia e nessun trattamento preferenziale per un Paese a scapito di un altro.

“Ogni Paese deve soddisfare questi criteri rigorosi, così come li abbiamo soddisfatti tutti prima di essere ammessi nell’Unione europea”, ha osservato Pellegrini.

I presidenti hanno inoltre espresso a Ursula von der Leyen le loro riserve sull’attuale sistema del cosiddetto coupling. Con questo sistema, i Paesi candidati procedono insieme nel processo di integrazione, come coppia o come gruppo. Attualmente riguarda, ad esempio, Moldova e Ucraina. I presidenti del V4 sottolineano tuttavia che ogni Stato procede a una velocità diversa.

“Aiuteremo ciascuno di questi Paesi nel proprio processo di adesione, ma probabilmente non potrà funzionare in modo tale che un Paese rallenti l’altro o che l’ingresso di un Paese sia subordinato all’ingresso dell’altro. Non sarebbe corretto né equo”, ha dichiarato il presidente slovacco.

L’Ucraina merita sostegno, l’Europa ha bisogno di un negoziatore

Per quanto riguarda l’Ucraina, i leader hanno sottolineato la necessità di proseguire con l’assistenza europea, rispettando al contempo la politica di sicurezza e gli interessi di tutti gli Stati membri dell’Unione.

Secondo loro, l’integrazione europea dell’Ucraina dovrebbe basarsi sia sull’attuazione delle riforme necessarie sia sulla sua ricostruzione. Il V4 è pronto a contribuire in questo ambito.

Secondo Pellegrini, i quattro presidenti hanno espresso il loro sostegno alle discussioni volte a individuare nuove soluzioni diplomatiche, compresa l’ipotesi di una squadra negoziale europea con la Russia che tratti con Vladimir Putin per porre fine alla guerra.

Il quotidiano britannico The Telegraph ha recentemente scritto che proprio il presidente ceco Petr Pavel figurerebbe tra i cinque candidati presi in considerazione per il ruolo di principale negoziatore.

A Trenčín, Pavel ha dichiarato che si tratta di una deduzione giornalistica e che non ha tale ambizione, pur affermando che, qualora fosse necessario, sarebbe disposto a contribuire con la propria esperienza. “Spetta però agli Stati europei decidere chi considerano il loro rappresentante”, ha sottolineato.

Parlando dell’Ucraina, Pavel ha sottolineato la necessità di compiere maggiori sforzi per raggiungere una posizione europea comune. Secondo lui, è necessario chiarire quale dovrebbe essere la posizione dell’Unione europea, chi dovrebbe negoziare a suo nome e chi dovrebbe difendere i suoi interessi.

Ha ribadito che attualmente esistono numerose iniziative diverse che cercano di partecipare ai negoziati sulla pace in Ucraina. Tuttavia, queste iniziative non sono coordinate né ricondotte a una struttura comune. Secondo Pavel, non ci si può quindi sorprendere del fatto che non producano l’effetto che ci si aspetterebbe. “All’intero processo mancano un coordinamento chiaro, trasparenza e informazione”, ha osservato il presidente ceco.

Considerato che la questione riguarda la sicurezza europea, secondo lui è davvero “sconcertante” che, al quinto anno di guerra, non esista ancora un meccanismo che consenta all’Unione di partecipare a un processo che la riguarda direttamente.

“Sarebbe ingenuo aspettarsi che tutti i Paesi europei concordino su come procedere e su chi debba rappresentarli. Dovremo probabilmente affrontare diversi round di colloqui informali e molto aperti, nei quali dovremo dirci con grande franchezza e senza giri di parole che o siamo in grado di raggiungere rapidamente un accordo almeno nell’ambito della cosiddetta coalizione dei volenterosi, oppure saranno gli altri a decidere per noi, senza di noi”, ha osservato.

Un’Unione che deve competere meglio nel mondo

I presidenti hanno infine concordato sulla necessità di incentivare le imprese a rimanere in Europa anziché trasferirsi in altre parti del mondo. In questo modo, potranno essere mantenuti anche i posti di lavoro.

Secondo loro, tuttavia, ciò non sarà possibile senza prezzi dell’energia accessibili, che sono invece aumentati considerevolmente a causa dei conflitti geopolitici.

“Oggi è difficile immaginare una produzione industriale senza energia a prezzi accessibili. E per il V4 si tratta di un problema particolarmente grave, dato che siamo tra i Paesi più industrializzati dell’Unione. L’industria è il motore delle economie dei nostri quattro Paesi, e i nostri Paesi sono il principale motore industriale dell’intera Europa”, ha sottolineato Pellegrini.

Secondo i presidenti, l’Unione deve affrontare gli elevati prezzi dell’energia attraverso misure coordinate a livello europeo e nazionale, combinando interventi immediati con soluzioni a lungo termine.

Hanno chiesto investimenti nelle infrastrutture energetiche, nelle interconnessioni transfrontaliere, nello stoccaggio dell’energia e in diverse fonti energetiche, compresa l’energia nucleare e altre tecnologie a basse emissioni di carbonio.

Dopo i colloqui, von der Leyen ha reagito alla posizione comune del V4 su X. Ha dichiarato che l’allargamento è una necessità geopolitica e che i Paesi del V4 rappresentano una dimostrazione del successo dell’allargamento dell’Unione.

Secondo la presidente, l’Unione sta lavorando per ridurre gli elevati prezzi dell’energia accelerando la transizione verso l’energia pulita, diversificando le forniture e aggregando la domanda.

Per quanto riguarda l’Ucraina, ha sottolineato che il continuo sostegno militare è indispensabile e che il V4 svolgerà un ruolo fondamentale nella sua integrazione nell’Unione europea.

Foto di: Riunione dei leader del V4 con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen [Petr Pavel, X]

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUBrief disponibile qui.

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