Lunedì sera (2 novembre) sono scoppiati scontri nei pressi di una casa privata a Petropavlivska Borshchahivka, nella regione di Kyiv, utilizzata come punto di dispiegamento temporaneo per i militari dell’unità 3121 della Guardia Nazionale ucraina, subordinata al 1º Corpo d’armata Azov. Sui social media, si sono rapidamente diffuse accuse secondo cui uomini armati avrebbero trattenuto illegalmente circa 40 persone nel seminterrato dell’edificio, sottoponendole a torture, con segnalazioni di morti o feriti gravi.
Si sono radunate delle folle, tra cui parenti e altre persone, provocando scontri con la polizia e i membri della Guardia Nazionale. Sono stati danneggiati veicoli, alcuni autobus sono stati bloccati, sono stati lanciati oggetti ed è stato utilizzato gas lacrimogeno. Sul posto è arrivato il capo dell’Ufficio del Presidente, Kyrylo Budanov, che è entrato nei locali insieme ad altre persone e ha successivamente dichiarato che non c’erano ostaggi.
Cos’era realmente l’edificio
Le dichiarazioni della Guardia Nazionale e di Azov hanno confermato che la casa era utilizzata temporaneamente per l’accoglienza e la sistemazione di personale mobilitato e di alcuni soldati assenti senza autorizzazione, in attesa del trasferimento alle rispettive unità: una pratica utilizzata per la gestione e il successivo smistamento del personale in condizioni di guerra. All’interno erano presenti circa 14-18 persone.
Quattro militari hanno avuto bisogno di cure mediche e sono stati trasportati in ospedale; il comandante della Guardia Nazionale, Oleksandr Pivnenko, e altre persone hanno dichiarato che si erano recati autonomamente verso l’ambulanza. La polizia e i funzionari hanno negato l’esistenza di una detenzione illegale o di una “camera di tortura”. Non è stata confermata alcuna vittima.
Budanov ha osservato che esistono numerosi siti temporanei di questo tipo e ha chiesto un’indagine sulle circostanze delle assenze non autorizzate. L’Ufficio investigativo statale e altri organismi hanno aperto delle indagini; l’ombudsman militare ha riferito che il personale era al sicuro e riceveva assistenza.
Uno dei principali elementi che hanno alimentato le accuse iniziali è stata Valentyna Moloda, arrivata sul posto a bordo di un’ambulanza presentandosi come medico e proprietaria della struttura “Med-Prestizh”. Le indagini giornalistiche, tra cui quelle di Suspilne e Slidstvo.Info, hanno identificato la donna come proprietaria di una clinica di chirurgia plastica e medicina estetica, e non come operatrice del pronto soccorso.
La clinica indicata aveva cessato l’attività in precedenza e i veicoli a essa collegati erano stati venduti. Lei e alcuni suoi collaboratori avevano già promosso in passato narrazioni legate a proteste; successivamente è stata arrestata, mentre secondo alcune ricostruzioni avrebbe effettuato in precedenza attività di ricognizione del sito.
Il 14enne: non una vittima della mobilitazione forzata
Durante il caos, un ragazzo di 14 anni è stato trovato all’interno dell’area, avvolto in una coperta e apparentemente sotto shock. Un video dell’agenzia UNIAN lo mostra mentre parla con Budanov: il ragazzo dice di avere 14 anni e di essere arrivato insieme agli “altri ragazzi”, senza spiegare come fosse entrato. Budanov ha chiamato la sorella del ragazzo, ha chiesto alla folla di lasciarla passare e successivamente lei ha riportato il giovane a casa.
I propagandisti russi e gli account a loro vicini hanno immediatamente presentato il ragazzo come un bambino mobilitato con la forza e torturato, trattenuto contro la propria volontà. La narrazione è stata rilanciata anche dalla co-leader dell’AfD tedesca Alice Weidel, che ha condiviso accuse riguardanti una “camera di tortura di Zelensky” nella quale sarebbero stati detenuti oltre 40 uomini, il più giovane dei quali avrebbe avuto 14 anni, chiedendo al governo tedesco di sollevare la questione durante la visita del presidente Zelensky a Berlino prevista per martedì.
Le ricostruzioni dei media ucraini e le prove video contraddicono questa versione. Ulteriori filmati mostrano lo stesso ragazzo – riconoscibile dai pantaloni verdi e dalle scarpe da ginnastica bianche e nere – precedentemente seduto sul muro o sulla recinzione in mattoni accanto alla polizia antisommossa. Il ragazzo lanciava oggetti, agitava le gambe e urlava minacce in russo, tra cui “Mio padre vi farà un culo così”, rivolte alle persone presenti nell’area. Successivamente è saltato, o è caduto, all’interno della proprietà durante gli scontri. Faceva parte della folla coinvolta nei disordini e non era un detenuto trattenuto per lungo tempo; era entrato nell’area solo poco prima.
Un corrispondente di Suspilne ha successivamente incontrato nei pressi del luogo un ragazzo del posto dall’aspetto simile, che si trovava in bicicletta e ha negato di essere quello apparso nel video con Budanov.
Lo schema della propaganda
La narrazione di una detenzione di massa, di torture e della vittimizzazione di un minore rientra in uno schema ricorrente delle operazioni di informazione russe, finalizzate a screditare la mobilitazione ucraina, le istituzioni e la leadership del Paese. Le prime accuse diffuse sui social hanno esagerato il numero delle persone coinvolte e le condizioni in cui si trovavano; i video del ragazzo sul muro e le sue stesse dichiarazioni sono stati minimizzati o ignorati, a favore della rappresentazione di una “vittima salvata”.
I media ucraini hanno ricostruito la cronologia degli eventi, l’utilizzo temporaneo dell’edificio da parte dei militari, il ruolo della presunta “dottoressa”, la partecipazione attiva del ragazzo agli scontri e l’assenza di una struttura destinata alla tortura. I funzionari, tra cui Budanov, hanno descritto gli eventi come anomali e meritevoli di un’indagine sia sugli scontri sia sulle condizioni che portano alle assenze non autorizzate, respingendo al contempo le accuse di presa di ostaggi e torture.
Le indagini sugli scontri, su eventuali comportamenti illeciti e sull’origine delle accuse successivamente amplificate sono ancora in corso.
L’affermazione centrale della propaganda – secondo cui un ragazzo di 14 anni sarebbe stato mobilitato con la forza e torturato in una struttura segreta nella regione di Kyiv – non trova riscontro nelle prove disponibili, nei video, nelle dichiarazioni del ragazzo e nelle ricostruzioni dei media ucraini presenti sul luogo degli eventi.
Foto di: Palazzo del Cremlino a Mosca, Russia [A. Savin, via Wikimedia Commons]
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

