I cambiamenti climatici stanno incidendo sempre più profondamente sulla vita dei cittadini europei, costringendo i Paesi e le istituzioni UE a confrontarsi con una trasformazione strutturale dei rischi. Secondo stime della Commissione UE i danni economici provocati dagli eventi climatici estremi nell’Unione europea sono aumentati di cinque volte rispetto agli anni Ottanta, passando da meno di 10 miliardi di euro all’anno a una media di circa 50 miliardi nell’ultimo quadriennio. Soltanto durante l’estate del 2026, il costo complessivo degli eventi estremi avrebbe superato i 100 miliardi di euro, mentre le malattie legate al caldo avrebbero provocato oltre 35mila morti in Europa. Per far fronte a questa situazione in continuo peggioramento, la Commissione UE ha presentato martedì il nuovo Quadro europeo per la resilienza climatica (EU Framework for Climate Resilience), con il quale Bruxelles intende rafforzare la capacità degli Stati membri di anticipare, prevenire e gestire i rischi derivanti dall’aumento delle temperature.

“Abbiamo definito giustamente la scorsa estate come l’estate della verità”, ha affermato il commissario europeo per il Clima, l’Azzeramento delle emissioni nette e la Crescita pulita, Wopke Hoekstra, intervenendo in conferenza stampa al fianco della vicepresidente dell’esecutivo comunitario per la Transizione pulita, giusta e competitiva, Teresa Ribera. L’ex ministro degli Esteri olandese ha ricordato che gli incendi hanno interessato circa 700mila ettari di territorio e che la siccità ha compromesso la navigazione su importanti vie fluviali europee, tra cui il Reno e il Danubio.

“Le stime differiscono leggermente, ma la maggior parte degli esperti valuta che i costi dell’intera estate abbiano superato i 100 miliardi di euro”, ha spiegato il commissario olandese.

Secondo Hoekstra, l’Europa deve ormai confrontarsi con una trasformazione strutturale dei rischi climatici. “Se osserviamo gli ultimi quattro anni, l’UE ha perso circa 50 miliardi di euro all’anno a causa degli eventi climatici estremi. Una cifra molto più elevata rispetto agli anni Ottanta, quando i danni erano inferiori a 10 miliardi. Un aumento di cinque volte in pochi decenni”, ha sottolineato.

Per questo, ha aggiunto, non è più sufficiente concentrarsi esclusivamente sulla riduzione delle emissioni e sulla transizione verso l’energia pulita: occorre anche preparare infrastrutture, territori e sistemi economici alle conseguenze dei cambiamenti climatici.

“Anche se non dovrebbe essere normale, questa è la nuova normalità”, ha dichiarato Hoekstra, avvertendo che fenomeni analoghi si ripeteranno e potrebbero diventare ancora più intensi.

Una legge europea sulla resilienza climatica

Il nuovo framework presentato dalla Commissione prevede un cambiamento nell’approccio europeo all’adattamento climatico, introducendo la valutazione dei rischi fin dalla fase di elaborazione delle politiche pubbliche e di progettazione degli investimenti, anziché limitarsi a intervenire ex post, ovvero semplicemente dopo il verificarsi delle catastrofi.

Al centro del pacchetto figura una proposta di legge europea sulla resilienza climatica (Climate Resilience Law), destinata a creare un riferimento comune per la pianificazione e la gestione dei rischi negli Stati membri.

Il primo elemento illustrato da Hoekstra riguarda l’introduzione di una traiettoria condivisa del riscaldamento globale, da utilizzare come base nelle decisioni relative alle infrastrutture, agli investimenti e alla gestione del territorio.

Secondo le evidenze scientifiche richiamate dalla Commissione, il pianeta si trova su una traiettoria che potrebbe portare a un aumento della temperatura media globale rispetto ai livelli preindustriali di 1,5°C entro il 2030, 2°C entro il 2050 e 3°C entro il 2100.

Questi valori non rappresentano nuovi obiettivi climatici dell’Unione, ma uno scenario comune di riferimento per valutare i rischi futuri.

“Concentriamo gran parte dei nostri sforzi sul raggiungimento dell’obiettivo di 1,5°C. Tuttavia, la scienza ci dice che potremmo andare verso un riscaldamento globale di 3°C entro la fine del secolo”, ha osservato Hoekstra.

Secondo il commissario, questa prospettiva deve essere tenuta in considerazione quando si progettano città, ponti e infrastrutture e quando si pianifica la gestione dell’acqua, dei terreni e delle altre risorse.

Come esempio concreto, Hoekstra ha citato la Spagna, tradizionalmente esposta a siccità e ondate di calore, ma colpita negli ultimi anni anche da precipitazioni intense che hanno sovraccaricato le reti fognarie, provocando lo scarico nei fiumi e nel mare di acque meteoriche mescolate a reflui non trattati e sostanze inquinanti.

Città come Barcellona, Madrid e Alicante hanno iniziato ad affrontare questi rischi attraverso bacini per la raccolta delle acque piovane, pavimentazioni permeabili e spazi verdi progettati per essere temporaneamente allagati, riducendo il deflusso superficiale e migliorando la capacità di trattenere l’acqua.

L’obiettivo della Commissione è rendere questo tipo di valutazioni più sistematiche e coordinate a livello europeo.

Responsabilità più chiare per la gestione dei rischi

Il secondo elemento presente nel framework riguarda la definizione delle responsabilità delle autorità pubbliche. La Commissione intende chiedere agli Stati membri di identificare chiaramente quali istituzioni e amministrazioni siano responsabili della prevenzione e della gestione dei rischi climatici nei principali settori di intervento.

“Immaginate di vivere in una città europea e che il vostro quartiere sia stato colpito da un’alluvione o da incendi boschivi. L’ultima cosa che vorreste vedere è una discussione tra politici su chi avrebbe dovuto assumersi la responsabilità”, ha spiegato Hoekstra.

Bruxelles non intende stabilire direttamente quale autorità debba occuparsi dei singoli rischi, ma chiederà ai governi di attribuire le competenze in modo chiaro e trasparente.

La proposta legislativa prevede inoltre una semplificazione degli obblighi nazionali attraverso l’introduzione di un unico piano strategico per la resilienza climatica, accompagnato da una valutazione dei rischi più regolari e comparabili tra gli Stati membri, con l’obiettivo di migliorare il coordinamento delle politiche di prevenzione, riducendo al tempo stesso gli oneri amministrativi.

Solo un quarto dei danni climatici è coperto dalle assicurazioni

Il terzo elemento del nuovo quadro riguarda gli strumenti concreti per sostenere cittadini, imprese e amministrazioni nella gestione delle conseguenze dei cambiamenti climatici.

Tra le principali iniziative annunciate figura la creazione di una Climate Insurance Alliance, un’alleanza europea per affrontare il divario nella copertura assicurativa dei danni provocati dalle catastrofi naturali.

Secondo Hoekstra, soltanto un quarto delle perdite economiche derivanti dalle catastrofi è attualmente coperto dalle assicurazioni private. “È una cifra impressionante”, ha osservato il commissario, spiegando che la limitata diffusione delle coperture assicurative comporta spesso il trasferimento dei costi sui bilanci pubblici nazionali, che finiscono per svolgere il ruolo di assicuratori di ultima istanza.

L’iniziativa intende quindi favorire una maggiore diffusione delle assicurazioni, incentivare la prevenzione dei rischi e rafforzare la capacità del settore assicurativo di assorbire le perdite provocate dagli eventi estremi.

La Commissione ha inoltre annunciato un piano europeo per le ondate di calore (European Heatwave Plan), con l’obiettivo di aiutare città, regioni e comunità locali a prepararsi a temperature estive sempre più elevate.

Sarà avviata anche un’iniziativa per individuare i 100 territori europei maggiormente vulnerabili ai cambiamenti climatici, ai quali destinare particolare attenzione nell’elaborazione delle misure di adattamento.

Il pacchetto comprende inoltre una futura iniziativa europea sull’acqua e un gruppo consultivo sulla preparazione alle catastrofi, denominato PreparEU Advisory Group. Queste misure saranno sviluppate e presentate separatamente.

Una piattaforma digitale per conoscere i rischi climatici

Il quarto elemento del framework riguarda la messa a disposizione di nuovi strumenti digitali per valutare l’esposizione ai rischi climatici.

Tra questi figura lo European Climate Viewer, sviluppato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF), che consentirà di visualizzare su una mappa interattiva i pericoli climatici previsti nelle diverse aree del continente.

Lo strumento utilizzerà i dati del servizio europeo Copernicus sui cambiamenti climatici e sarà progressivamente potenziato grazie alle capacità di supercalcolo dell’iniziativa Destination Earth.

Secondo Hoekstra, la piattaforma permetterà alle amministrazioni pubbliche e alle imprese di individuare le vulnerabilità delle infrastrutture e delle attività economiche, migliorando la pianificazione degli interventi.

Il commissario ha citato l’esempio di una piccola impresa che produce asfalto per la costruzione di strade: attraverso il Climate Viewer, l’azienda potrà conoscere le temperature massime previste nella propria regione nel medio e lungo periodo, sviluppando materiali capaci di resistere meglio al caldo.

La piattaforma europea comprenderà anche il Navigator of Climate Resilience Tools, sviluppato dall’Agenzia europea dell’ambiente, per individuare gli strumenti più adatti ai diversi territori e settori economici, e il Solutions Explorer, che raccoglierà le soluzioni sperimentate attraverso la missione europea sull’adattamento ai cambiamenti climatici.

Clima, la BEI raddoppia i finanziamenti per l’adattamento: piano da 30 miliardi entro il 2030

Investimenti per 70 miliardi all’anno, il contributo della BEI

Il nuovo quadro europeo prevede anche una maggiore mobilitazione di investimenti pubblici e privati. Secondo le stime della Commissione, per adattare le infrastrutture e l’economia europea alle future condizioni climatiche saranno necessari circa 70 miliardi di euro all’anno.

Bruxelles sottolinea che il rendimento degli investimenti nell’adattamento può superare di dieci volte le somme impiegate, considerando i danni economici che potrebbero essere evitati.

Hoekstra ha ricordato che nell’attuale quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea sono già previsti circa 30 miliardi di euro per interventi legati alla resilienza climatica.

Nella proposta della Commissione per il prossimo bilancio pluriennale, le spese per l’adattamento contribuiranno inoltre al raggiungimento dell’obiettivo complessivo del 35% delle risorse da destinare al clima e all’ambiente.

Il commissario ha richiamato anche il nuovo piano della Banca europea per gli investimenti (BEI), presentato il 22 ottobre, che prevede almeno 30 miliardi di euro di finanziamenti per l’adattamento climatico tra il 2026 e il 2030, il doppio rispetto al quinquennio precedente.

“È un contributo davvero molto utile”, ha osservato Hoekstra, ringraziando la presidente della BEI, Nadia Calviño, per la collaborazione con la Commissione.

Secondo Bruxelles, la crescente domanda di tecnologie e soluzioni per l’adattamento rappresenta anche un’opportunità industriale. Il mercato mondiale del settore potrebbe quadruplicare, raggiungendo un valore di 3.500 miliardi di euro entro il 2050.

L’Europa non è sufficientemente preparata

La vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la Transizione pulita, giusta e competitiva, Teresa Ribera, ha sottolineato che la riduzione delle emissioni rimane il primo strumento per contrastare i cambiamenti climatici, ma non può più rappresentare l’unica risposta. “La prima e più efficace misura di adattamento ai cambiamenti climatici è affrontarne le cause profonde. Ma anche mentre lavoriamo intensamente per ridurre le emissioni, dobbiamo prepararci agli effetti del cambiamento climatico, che non sono né equi né distribuiti uniformemente”, ha dichiarato Ribera.

“L’Europa non è sufficientemente preparata, ed è nostra responsabilità ridurre al minimo i costi e le sofferenze che questo comporta”, ha aggiunto, spiegando che l’introduzione di una traiettoria comune di riscaldamento globale permetterà agli Stati membri di valutare in modo più coerente i rischi e programmare gli interventi.

Secondo la vicepresidente, il nuovo framework contribuirà a migliorare la preparazione, chiarire le responsabilità e fornire strumenti concreti alle autorità pubbliche, alle imprese e alle comunità locali, prestando particolare attenzione ai territori e ai cittadini più vulnerabili.

Le prossime tappe

A seguito della presentazione del Quadro, la Commissione europea avvierà immediatamente l’attuazione delle iniziative previste, mentre diversi strumenti saranno sviluppati e presentati nel corso del 2027 e negli anni successivi.

Bruxelles ha inoltre annunciato l’intenzione di proporre nel 2028 un piano strategico europeo sulla resilienza climatica, per coordinare ulteriormente gli interventi a livello dell’Unione.

“Questo quadro europeo per la resilienza climatica è il primo del suo genere al mondo”, ha sostenuto Hoekstra, sottolineando che l’iniziativa rappresenta soltanto l’inizio di un processo più ampio.

Il commissario ha ribadito che la prevenzione è economicamente preferibile alla gestione delle conseguenze delle catastrofi: “È molto meglio effettuare gli investimenti in anticipo piuttosto che affrontare successivamente la sofferenza e gli orrori delle ondate di calore e delle alluvioni”. Secondo Hoekstra, se si investe oggi è possibile un maggiore risparmio in futuro, proteggendo allo stesso tempo “i nostri cittadini”.

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