Il segretario generale della NATO Mark Rutte ha difeso il ruolo del presidente statunitense Donald Trump nel rafforzamento dell’Alleanza, sostenendo che le sue pressioni sugli alleati abbiano contribuito a renderla “più forte e più sicura”.
Intervenendo alla presentazione del rapporto annuale 2025 presso la sede dell’organizzazione a Bruxelles, Rutte ha affermato che senza l’azione di Trump i Paesi membri non avrebbero raggiunto l’obiettivo del 2% del PIL in spesa per la difesa. Un traguardo che oggi, secondo il rapporto, è stato finalmente centrato da tutti gli alleati, inclusi Paesi tradizionalmente in ritardo come Spagna, Belgio e Italia.
“Non credo che l’intera NATO sarebbe arrivata al 2% entro il 2025 senza l’attuale amministrazione statunitense”, ha dichiarato Rutte. Il segretario generale ha inoltre sottolineato come il nuovo obiettivo del 5% del PIL, concordato in un vertice tenutosi lo scorso anno a L’Aia, rappresenti un salto di qualità, con una quota significativa destinata alle capacità militari operative.
Le parole di Rutte arrivano però in un contesto politico complesso. In diversi Paesi europei, il segretario generale è stato criticato per una linea considerata eccessivamente accomodante nei confronti di Washington e poco attenta alle sensibilità degli alleati europei.
Le tensioni sono emerse chiaramente durante la conferenza stampa, quando Rutte è stato incalzato sull’affidabilità degli Stati Uniti, anche alla luce di dichiarazioni controverse e delle recenti dinamiche internazionali. Tra queste, l’escalation militare con l’Iran e le minacce legate alla Groenlandia, territorio di un Paese alleato.
Rutte è apparso favorevole all’operazione militare in corso guidata dagli Stati Uniti insieme a Israele contro l’Iran, suggerendo che “ciò che gli Stati Uniti stanno facendo ora è degradare le capacità militari” del Paese mediorientale. L’Iran è tornato anche nel rapporto dell’Organizzazione, quale attore esterno che, con Cina e Corea del Nord, sta sostenendo l’invasione russa in Ucraina, principale minaccia alla sicurezza euro-atlantica.
Parallelamente, cresce la preoccupazione per la sicurezza energetica globale. Gli attacchi iraniani nello Stretto di Hormuz – snodo cruciale per circa un quinto del petrolio mondiale – hanno riacceso il dibattito su un possibile intervento internazionale per garantire la libertà di navigazione.
In questo contesto, Rutte ha nuovamente fatto presente la frustrazione di Trump per la mancata disponibilità dei Paesi europei. Il segretario generale della NATO ha avuto buone parole per Paesi come tra Francia, Germania e Regno Unito, che starebbero già lavorando a piani operativi, insieme ad altri partner come il Giappone per assistere nella regione e contribuire alla riapertura della rotta.
Tuttavia, nell’Unione europea prevale cautela. I leader, riuniti al vertice del Consiglio europeo, hanno minimizzato il lavoro lodato da Rutte, chiarendo che un eventuale intervento sarebbe possibile solo al di fuori di una fase di conflitto aperto.

