Il presidente finlandese Alexander Stubb ha parlato lunedì agli studenti del College of Europe di Bruges, descrivendo quella attuale come “un’era oscura”, caratterizzata da molteplici guerre e dalla competizione tra Stati Uniti e Cina, in un contesto nel quale le grandi potenze stanno calpestando l’ordine internazionale basato sulle regole.

Nel suo intervento, pronunciato lunedì 26 ottobre davanti agli studenti del prestigioso istituto, che lo stesso presidente finlandese ha frequentato in gioventù, Stubb ha affermato che l’era successiva alla Guerra Fredda è giunta al termine e che il mondo si trova ora ad affrontare un momento cruciale, paragonabile a quelli della fine della Prima guerra mondiale nel 1918, della Seconda guerra mondiale nel 1945 e della caduta del comunismo nel 1989.

Pur animato da un approccio “ottimista”, secondo il presidente finlandese vi sarebbero oggi “molti motivi per essere pessimisti”.

Stubb ha ricordato di aver iniziato i propri studi “in un’epoca di luce”, osservando come gli studenti di oggi si trovino a iniziare il proprio percorso “in un’epoca di oscurità”. Per il presidente finlandese, trent’anni fa si poteva affermare che “le tre principali cause di morte per l’umanità, malattie, carestie e guerre, erano state sconfitte”. Oggi, invece, non è più possibile sostenere questa affermazione, poiché “la luce ha ceduto il passo alle tenebre”.

Dalla cooperazione al conflitto, la crisi dell’ordine internazionale

Secondo Stubb, il sistema internazionale attraversa una fase di profonda trasformazione, caratterizzata dal progressivo indebolimento delle istituzioni multilaterali e dall’impiego delle interdipendenze economiche e tecnologiche come strumenti di pressione geopolitica.

“Siamo passati dalla cooperazione al conflitto, dalla competizione regolamentata alle transazioni”, ha osservato, descrivendo un mondo nel quale la competizione tra le grandi potenze ha finito per calpestare l’ordine internazionale fondato sulle regole.

Il presidente finlandese ha richiamato le violazioni della Carta delle Nazioni Unite da parte della Russia, le decisioni degli Stati Uniti di abbandonare organizzazioni internazionali come l’Organizzazione mondiale della sanità e le sanzioni statunitensi contro la Corte penale internazionale, oltre alle controversie commerciali che coinvolgono la Cina nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio.

Anche il commercio, l’energia e la tecnologia, tradizionalmente considerati strumenti di integrazione, vengono oggi utilizzati per esercitare potere e accentuare le divisioni tra gli Stati.

Stubb ha indicato nello Stretto di Hormuz e nel Mar Nero due esempi di come i passaggi strategici per il commercio internazionale possano trasformarsi in strumenti di conflitto dalle conseguenze globali.

“Secondo alcune stime, oggi sono in corso 65 conflitti o guerre, più che in qualsiasi altro momento dalla Seconda guerra mondiale”, ha affermato, sottolineando come anche le Nazioni Unite abbiano progressivamente perso centralità nei processi di mediazione.

Gli Stati Uniti, la Russia e la sicurezza europea

Un ruolo centrale nella riflessione del presidente finlandese è stato riservato alle relazioni transatlantiche e alle conseguenze della guerra russa contro l’Ucraina.

Stubb ha osservato che l’Europa si trova oggi sottoposta a una duplice pressione: quella militare proveniente dalla Russia e quella politica esercitata dagli Stati Uniti.

Secondo il presidente finlandese, proprio queste circostanze stanno contribuendo a rendere l’Unione europea più autonoma e consapevole del proprio ruolo geopolitico.

Ripercorrendo le relazioni transatlantiche degli ultimi decenni, Stubb ha evidenziato una differenza tra l’approccio delle precedenti amministrazioni statunitensi e quello attuale. In passato, ha ricordato, Washington cercava innanzitutto un mandato delle Nazioni Unite e, in sua assenza, consultava gli alleati per costruire coalizioni internazionali. “Oggi, purtroppo, non fa né l’una né l’altra cosa”, ha affermato.

Guardando al futuro della sicurezza europea, il presidente finlandese ha sottolineato come un eventuale accordo per porre fine alla guerra in Ucraina dovrà essere accompagnato dalla costruzione di un nuovo sistema di sicurezza continentale.

“La questione fondamentale per tutti noi è creare una struttura di sicurezza europea che garantisca che la Russia non attacchi più i suoi vicini”, ha dichiarato.

La NATO continuerà a rappresentare il principale pilastro della difesa europea, ma secondo Stubb sarà necessario sviluppare anche meccanismi di rafforzamento della fiducia e strumenti diplomatici capaci di prevenire nuove aggressioni.

Il presidente finlandese ha richiamato l’esperienza degli Accordi di Helsinki del 1975, riconoscendo al tempo stesso che l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) non è stata abbastanza forte da impedire le aggressioni russe contro la Georgia nel 2008 e l’Ucraina nel 2014 e nel 2022.

“La sicurezza globale dipenderà anche da ciò che le grandi potenze, ovvero Stati Uniti e Cina, finiranno per fare. Sceglieranno la cooperazione o il confronto?”, ha aggiunto.

Un’Unione europea con 40 Stati membri, compreso il Regno Unito

Nonostante il quadro internazionale descritto, Stubb ha invitato gli studenti a guardare con fiducia al futuro dell’integrazione europea, indicando nell’allargamento una delle principali opportunità strategiche per l’Unione.

“L’allargamento è la più importante politica estera dell’UE”, ha affermato, delineando una prospettiva nella quale, entro trent’anni, l’Unione europea potrebbe passare dagli attuali 27 a circa 40 Stati membri.

Nella visione del presidente finlandese, la futura Unione dovrebbe comprendere tutti i Paesi dei Balcani occidentali, l’Ucraina e la Moldavia, ma anche Islanda, Norvegia, Svizzera e Regno Unito, che potrebbe quindi rientrare nell’organizzazione dopo la Brexit.

Stubb ha inoltre prospettato la possibilità che il Canada diventi almeno un membro associato, mentre l’eventuale adesione di Turchia, Armenia, Azerbaigian e Georgia dipenderà dall’evoluzione politica e istituzionale di questi Paesi.

Il presidente finlandese ha riconosciuto che una simile prospettiva possa apparire irrealistica, invitando però a considerare i profondi cambiamenti attraversati dall’integrazione europea negli ultimi decenni.

Secondo Stubb, anche trent’anni fa sarebbe stato difficile immaginare un’Unione composta da 27 Paesi, dotata di una moneta comune e di competenze esclusive in settori come il commercio, la concorrenza e la politica monetaria.

“Nei prossimi trent’anni aspettatevi quindi che l’UE si approfondisca e si allarghi”, ha affermato, osservando che il processo di integrazione europea procede spesso attraverso tre fasi: “crisi, caos e soluzioni subottimali”.

Intelligenza artificiale, la sfida per le nuove generazioni

Tra i principali fattori destinati a trasformare l’Europa nei prossimi decenni, il presidente finlandese ha individuato anche l’intelligenza artificiale, sottolineandone le conseguenze per l’economia, la politica, il mondo del lavoro, la ricerca scientifica e la sicurezza.

Stubb ha invitato gli studenti a prepararsi a un futuro nel quale le carriere professionali saranno sempre meno lineari e richiederanno una maggiore capacità di adattamento.

“Usate l’intelligenza artificiale come uno strumento, ma non permettetele di sostituire la vostra capacità di pensare”, ha dichiarato.

Secondo il presidente finlandese, la competizione tecnologica è inevitabile, ma deve essere accompagnata dalla cooperazione internazionale e dalla definizione di regole capaci di garantire che l’intelligenza artificiale venga sviluppata nell’interesse dell’umanità.

Stubb ha inoltre respinto l’idea che rallentare lo sviluppo tecnologico possa rappresentare una soluzione realistica, sostenendo invece la necessità di stabilire garanzie e meccanismi di controllo condivisi tra governi e imprese.

Per l’Europa, ha spiegato, sarà fondamentale mantenere un ruolo competitivo lungo l’intera filiera dell’intelligenza artificiale, dall’energia alle infrastrutture, dai semiconduttori alla capacità di calcolo, fino ai dati e alle applicazioni.

“Sono stufo di sentire denigrare l’Unione europea”

Nelle conclusioni del suo intervento, Stubb ha respinto la narrazione di un’Europa inevitabilmente destinata al declino rispetto agli Stati Uniti e alla Cina.

“Sono stufo di sentire denigrare l’Unione europea”, ha affermato, criticando quanti sostengono che il continente abbia ormai perso la competizione economica e tecnologica con le altre grandi potenze.

“Non sono assolutamente d’accordo”, ha aggiunto, ricordando i risultati conseguiti dall’integrazione europea negli ultimi trent’anni in termini di democrazia, stabilità e benessere.

Per il presidente finlandese, l’Unione deve continuare a difendere i propri valori, adattando però la politica estera alle trasformazioni dell’ordine globale attraverso quello che ha definito un “realismo basato sui valori”.

Da qui l’invito rivolto agli studenti del College of Europe a non lasciarsi sopraffare dal pessimismo e a contribuire alla costruzione di una nuova fase di integrazione e cooperazione internazionale.

“Il fatto che stiamo vivendo in un’era di oscurità significa che dovrete lavorare più duramente di quanto abbia fatto io, per condurci fuori dalle tenebre e verso un’era di luce”, ha concluso.

[A cura di Simone Cantarini]

Didascalia: il presidente finlandese Alexander Stubb. Fonte, presidenza finlandese.

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