Il Parlamento europeo ha approvato la propria posizione negoziale sulle nuove misure di semplificazione della normativa europea sui rifiuti, proponendo di limitare alle micro e piccole imprese l’esenzione dall’obbligo di nominare un rappresentante autorizzato in ciascuno Stato membro nel quale commercializzano i propri prodotti. Una scelta più restrittiva rispetto alla proposta iniziale della Commissione europea, che punta a ridurre gli oneri amministrativi per le aziende operanti nel mercato unico.

Le modifiche riguardano diversi settori, tra cui imballaggi, batterie, prodotti tessili, calzature, apparecchiature elettriche ed elettroniche e prodotti di plastica monouso. I due provvedimenti approvati dall’Eurocamera, rispettivamente un regolamento e una direttiva, rientrano nel pacchetto Environmental Omnibus, presentato dalla Commissione il 10 dicembre 2025 per semplificare la legislazione ambientale europea e ridurre i costi burocratici a carico delle imprese.

Il principale elemento di divergenza tra Parlamento e Commissione riguarda la platea delle aziende beneficiarie. L’esecutivo europeo aveva proposto di sospendere l’obbligo di designare un rappresentante autorizzato per le imprese stabilite nell’Unione che vendono prodotti in altri Stati membri, indipendentemente dalle loro dimensioni. Gli eurodeputati hanno invece deciso di circoscrivere questa possibilità alle aziende con meno di 50 dipendenti e un fatturato annuo o un totale di bilancio non superiore a 10 milioni di euro. La sospensione avrebbe inoltre carattere temporaneo, fino al 2035 oppure fino all’adozione di una normativa europea più organica sull’economia circolare, il Circular Economy Act, che la Commissione dovrebbe presentare entro la fine del 2026.

Cosa prevede la normativa europea sui rifiuti

Attualmente, il sistema europeo di responsabilità estesa del produttore (Extended Producer Responsibility, EPR) impone alle imprese che immettono prodotti sul mercato di contribuire finanziariamente alla gestione dei rifiuti generati dagli stessi prodotti una volta giunti al termine del loro ciclo di vita.

Il meccanismo prevede il pagamento di contributi destinati a finanziare la raccolta, la selezione, il trattamento e il riciclaggio dei rifiuti. Le aziende che commercializzano prodotti in altri Paesi dell’Unione sono inoltre tenute, nei casi previsti dalla normativa settoriale, a nominare rappresentanti autorizzati per garantire il rispetto degli obblighi nazionali.

Secondo la Commissione, la frammentazione delle procedure amministrative e la necessità di nominare rappresentanti in diversi Stati membri costituiscono un ostacolo alle attività transfrontaliere, soprattutto per le aziende più piccole, che devono sostenere costi aggiuntivi per operare nel mercato unico.

La posizione approvata dal Parlamento interviene esclusivamente su quest’ultimo adempimento, senza modificare gli altri obblighi previsti dal sistema EPR. Anche le imprese che potranno beneficiare dell’esenzione continueranno quindi a essere responsabili dei contributi finanziari per il trattamento e il riciclaggio dei rifiuti e del rispetto delle disposizioni sulla loro prevenzione.

Per ridurre ulteriormente gli oneri amministrativi, gli eurodeputati chiedono anche una maggiore cooperazione tra gli Stati membri attraverso lo scambio di informazioni, l’introduzione di sistemi digitali interoperabili e l’armonizzazione degli obblighi di comunicazione dei dati a carico delle imprese.

Ter Laak: “Responsabilità ambientali e opportunità economiche possono andare di pari passo”

La relatrice del provvedimento, l’eurodeputata olandese del Partito popolare europeo (PPE) Ingeborg ter Laak, ha sottolineato la necessità di trovare un equilibrio tra la semplificazione amministrativa e il mantenimento degli obiettivi ambientali dell’Unione.

“Affinché le imprese europee possano crescere e vendere i propri prodotti, è necessario ridurre gli oneri amministrativi superflui senza compromettere le nostre ambizioni ambientali”, ha dichiarato.

“È evidente che le aziende debbano assumersi la responsabilità dei rifiuti che producono e che i prodotti debbano essere raccolti e riciclati correttamente. Dovremmo raggiungere questi obiettivi senza creare ostacoli inutili per le imprese che vogliamo vedere avere successo in Europa”, ha aggiunto la relatrice.

“Possiamo dimostrare che le responsabilità ambientali possono andare di pari passo con le opportunità economiche”, ha concluso Ter Laak.

Via libera a larga maggioranza, ora la parola al Consiglio

La posizione del Parlamento sui rifiuti delle batterie e degli imballaggi è stata approvata con 616 voti favorevoli, 9 contrari e 39 astensioni. Il secondo provvedimento, relativo ai rifiuti tessili, alle calzature, alle apparecchiature elettroniche e alla plastica monouso, ha ottenuto 612 voti favorevoli, 8 contrari e 39 astensioni.

Il voto definisce il mandato negoziale dell’Eurocamera, ma non conclude l’iter legislativo. Una volta che anche il Consiglio dell’Unione europea avrà adottato la propria posizione, potranno iniziare i negoziati interistituzionali, i cosiddetti triloghi, per raggiungere un accordo sulla formulazione definitiva delle due normative.

La decisione si inserisce nel più ampio dibattito europeo sulla semplificazione delle regole ambientali e sul rafforzamento della competitività delle imprese. La Commissione punta a ridurre i costi burocratici senza modificare gli obiettivi delle politiche ambientali, mentre il Parlamento, con la posizione appena approvata, sceglie di concentrare le agevolazioni sulle aziende di minori dimensioni.

Un ulteriore passaggio sarà rappresentato dal futuro Circular Economy Act, con il quale Bruxelles intende affrontare in maniera più strutturale la frammentazione delle normative nazionali, favorendo la creazione di un mercato unico dei rifiuti e delle materie prime seconde.

[A cura di Simone Cantarini]

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