Martedì il Parlamento rumeno ha concesso la fiducia al nuovo governo guidato dal diplomatico filoeuropeo Luca Niculescu, ponendo fine a oltre cinque mesi di stallo politico. Il 55enne indipendente ha ottenuto 280 voti a favore e 58 contro, superando ampiamente i 233 necessari per la fiducia.

Il governo riunisce rappresentanti del Partito Socialdemocratico (PSD) di centro-sinistra, la principale forza politica rumena, ed esperti indipendenti. Mentri i liberali del primo ministro ad interim uscente Ilie Bolojan e l’Alleanza Democratica degli Ungheresi in Romania (UDMR) che hanno sostenuto il governo in Parlamento non entreranno a far parte dell’esecutivo.

Il voto pone fine a una prolungata situazione di stallo iniziata con il crollo della coalizione filoeuropea a maggio, ma non garantisce la stabilità politica. L’Alleanza per l’Unione dei Rumeni (AUR), di estrema destra, che negli ultimi mesi ha guidato i sondaggi con un sostegno che sfiora il 40%, si è opposta al nuovo governo definendolo un «governo fantoccio».

“La Romania ha bisogno di un governo con pieni poteri dopo tanti mesi di crisi politica”, ha dichiarato Niculescu in Parlamento prima del voto.

“Viviamo in un mondo sempre più incerto. C’è una guerra ai confini della Romania e le minacce alla sicurezza europea sono maggiori rispetto a qualche anno fa”, ha aggiunto.

Un compromesso dopo quattro tentativi di formazione di un governo

Niculescu è il quarto candidato designato dal presidente centrista e filoeuropeo Nicușor Dan per tentare di formare un governo dopo le ultime elezioni. Dan ha scelto il diplomatico 55enne all’inizio di questo mese, sostenendo che la sua esperienza diplomatica gli offrisse le migliori possibilità di assicurarsi una maggioranza parlamentare.

Ex ambasciatore in Francia, Niculescu ha ricoperto di recente la carica di segretario di Stato presso il ministero degli Esteri, dove era responsabile della candidatura della Romania all’adesione all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Prima di entrare nella carriera diplomatica, ha lavorato come giornalista, ricoprendo tra l’altro il ruolo di caporedattore del servizio rumeno di Radio France Internationale, di conduttore televisivo e di corrispondente per i media francesi.

Il nuovo governo conta 18 ministri, tra cui due ministri delegati. 11 candidati provengono dal PSD, mentre 7 sono indipendenti. Il partito controllerà diversi portafogli chiave, tra cui i ministeri dell’Interno, dei Trasporti, della Giustizia, della Difesa, dell’Economia, dell’Agricoltura, del Lavoro e della Salute. I candidati indipendenti sono destinati a guidare i ministeri delle Finanze, degli Affari esteri, dell’Energia, dell’Istruzione e della Cultura.

La composizione riflette un compromesso volto a ripristinare un governo funzionante senza coinvolgere nell’esecutivo tutti i partiti che ne hanno sostenuto l’investitura parlamentare.

I liberali di Bolojan si sono impegnati a passare all’opposizione nonostante abbiano appoggiato il voto pur di superare lo stallo. Egli ha descritto il loro sostegno come un «voto di necessità», sostenendo che la Romania ha bisogno di un governo funzionante per evitare il collasso delle istituzioni pubbliche e dei servizi essenziali.

I liberali hanno inoltre chiesto il proseguimento delle riforme, la riduzione della spesa pubblica e la tutela degli investimenti pubblici. Bolojan ha criticato il PSD per il suo ruolo nella crisi politica e ha avvertito che il suo partito avrebbe monitorato attentamente l’operato del nuovo governo.

Anche l’UDMR ha sostenuto il governo, mentre l’Unione “Salva la Romania” (USR), di centro-destra, si è opposta, criticando il ritorno al potere del PSD e avvertendo che ciò potrebbe ostacolare le riforme.

Pressioni economiche e l’estrema destra in ascesa

La crisi politica è seguita al crollo della coalizione quadripartitica filoeuropea guidata da Bolojan, che è stata abbattuta il 5 maggio da una mozione di sfiducia sostenuta dal PSD, dall’AUR e dal gruppo PACE – Prima Romania. La controversia verteva sulle misure di austerità e sui disaccordi in materia di politica economica.

Il Paese era già alle prese con l’instabilità politica dopo l’annullamento delle elezioni presidenziali del dicembre 2024, a seguito delle accuse di interferenza russa. Le elezioni parlamentari tenutesi quello stesso mese hanno prodotto un parlamento frammentato, con i partiti di estrema destra che hanno conquistato circa un terzo dei seggi.

Da allora, i negoziati per la formazione di un nuovo governo sono stati complicati da controversie sulla gestione economica, sul ritorno al potere del PSD e sulla scelta del primo ministro. La prolungata situazione di stallo ha coinciso con pressioni sulle finanze pubbliche della Romania, con l’aumento dei costi di finanziamento dello Stato e con preoccupazioni riguardo al suo rating creditizio sovrano.

Il presidente Dan ha escluso sia un governo che coinvolga l’estrema destra sia elezioni anticipate, sostenendo che un altro voto prolungherebbe la crisi e aumenterebbe la pressione sulle finanze pubbliche.

L’AUR, guidata da George Simion, ha respinto il nuovo governo e ha chiesto le elezioni. Simion ha accusato i partiti che sostengono Niculescu di aver inscenato per mesi disaccordi politici prima di unirsi per sostenere il governo. Ha inoltre avvertito che il governo avrebbe impoverito la popolazione e ha criticato l’aumento dei prezzi dell’energia e il deprezzamento del leu rumeno rispetto all’euro.

L’ottimo risultato ottenuto dal partito nei sondaggi sottolinea la sfida politica che attende la nuova amministrazione nel tentativo di ripristinare la fiducia nel governo e affrontare le preoccupazioni economiche.

Un mandato fragile

L’approvazione parlamentare del governo non appiana le divergenze che hanno portato alla caduta del governo precedente. Sia il PSD che i Liberali hanno fatto sapere che rivaluteranno il proprio sostegno nei prossimi mesi, lasciando il governo esposto a nuove tensioni tra i socialdemocratici e i ministri indipendenti.

L’analista politico Sergiu Mișcoiu ha dichiarato all’AFP che già in primavera potrebbe emergere un’altra ondata di conflitti, in particolare tra i ministri del PSD e gli esperti indipendenti presenti nel governo.

“Il primo ministro dovrà agire in gran parte come un pompiere: spegnere gli incendi e cercare di portare avanti le cose nelle circostanze attuali”, ha affermato Mișcoiu.

Niculescu ha presentato la combinazione di rappresentanti di partito ed esperti indipendenti come una formula insolita ma adeguata alla situazione attuale della Romania.

Il PSD ha inoltre dichiarato che valuterà l’operato del governo dopo i primi sei mesi di mandato. Il partito ha chiesto che il bilancio dello Stato per il 2027 venga redatto entro il 1° dicembre e che si evitino ulteriori aumenti delle imposte.

Articolo tradotto da Luca Gualco. Leggi qui la versione originale su EUAlive.

, , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *