I quattro Paesi del Gruppo di Visegrád (V4) chiedono alla Commissione europea maggiore flessibilità nell’utilizzo dei fondi UE per sostenere le imprese alle prese con gli elevati prezzi dell’energia, una revisione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS), investimenti nelle infrastrutture per diversificare gli approvvigionamenti di gas e petrolio e il riconoscimento della neutralità tecnologica nella futura politica energetica europea. Richieste avanzate nel corso dell’incontro di Bratislava con il commissario europeo all’Energia, Dan Jørgensen, che ha riconosciuto la gravità della crisi, avvertendo che il prossimo inverno sarà “molto difficile” per cittadini e imprese europee.
Il confronto ha riunito i ministri dell’Energia di Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, i quattro Paesi che compongono il Gruppo di Visegrád, un’alleanza politica, economica e culturale informale dell’Europa centrale. Al centro della riunione tre questioni: prezzi elevati dell’energia, sicurezza degli approvvigionamenti e futuro della politica energetica europea dopo il 2030.
La posizione dei V4 è stata illustrata dalla vicepremier e ministra dell’Economia slovacca, Denisa Saková, che ha insistito sulla necessità di ridurre i costi energetici per salvaguardare la competitività industriale della regione. Secondo Saková, le imprese europee devono sostenere prezzi dell’energia spesso molto più elevati rispetto a quelli dei concorrenti negli Stati Uniti e in Asia, una differenza che rischia di compromettere gli investimenti e la capacità produttiva del continente.
“Non possiamo aspettarci che le nostre industrie effettuino grandi investimenti nell’elettrificazione se, una volta completati, si trovano a dover affrontare prezzi dell’energia elevati”, ha osservato la vicepremier.
Più fondi europei per le imprese e revisione dell’ETS
Una delle principali richieste avanzate a Bruxelles riguarda la possibilità di utilizzare con maggiore flessibilità le risorse europee, comprese quelle della politica di coesione e del Fondo per la modernizzazione, per sostenere le industrie maggiormente esposte ai costi energetici.
L’obiettivo è evitare che gli interventi si traducano in un ulteriore aggravio permanente per i bilanci nazionali. “Tutti e quattro i Paesi del V4 vogliono sostenere l’industria, ma non intendono imporre un onere di lungo periodo ai propri bilanci. Per questo vogliamo utilizzare anche i fondi europei”, ha spiegato Saková.
I quattro governi chiedono inoltre che i futuri programmi europei destinati alla competitività e alla decarbonizzazione industriale possano contribuire non soltanto al finanziamento degli investimenti, ma anche alla copertura di una parte dei costi operativi sostenuti dalle aziende.
Un altro punto centrale riguarda il sistema europeo di scambio delle quote di emissione. Saková ha accolto favorevolmente il riferimento al riesame delle quote contenuto, secondo quanto da lei sottolineato, nelle conclusioni del Consiglio europeo della scorsa settimana.
“Sono lieta che le conclusioni del Consiglio europeo contengano la richiesta di riesaminare le quote di emissione, perché rappresentano un grande onere per la nostra industria, così come l’ETS2 lo è per la popolazione”, ha affermato.
La vicepremier ha quindi auspicato una soluzione europea capace di rispondere alle crisi energetiche ricorrenti e al conseguente aumento dei prezzi. Le richieste dei V4 si inseriscono nel più ampio confronto tra gli Stati membri sul rapporto tra politiche climatiche, competitività industriale e costi dell’energia. Dall’incontro non è tuttavia emerso un accordo con la Commissione su modifiche specifiche al sistema ETS.
Consiglio europeo: ancora nessun accordo sul bilancio, si cerca quello sugli ETS
Gas russo, i V4 chiedono nuove rotte e investimenti nelle infrastrutture
Il secondo grande tema affrontato a Bratislava riguarda la sicurezza degli approvvigionamenti e le conseguenze dell’eliminazione delle importazioni di gas russo.
Saková ha ricordato che, con l’attuazione del divieto europeo sulle forniture russe, diventerà necessario individuare nuovi contratti e rafforzare le infrastrutture energetiche per garantire la sicurezza della regione.
“Vogliamo firmare nuovi contratti di diversificazione, ma diversificazione e sicurezza energetica significano anche disporre di rotte adeguate per le forniture di petrolio e gas nella regione del V4”, ha spiegato.
La vicepremier ha sottolineato che la Slovacchia, tradizionalmente un punto di ingresso delle forniture russe di petrolio e gas verso l’Europa centrale, si trova oggi in una posizione diversa rispetto al passato.
“Insieme all’Ungheria siamo tra i Paesi che devono affrontare maggiori difficoltà nel soddisfare i requisiti di diversificazione che ci vengono richiesti”, ha affermato.
Per questa ragione, Bratislava intende discutere con la Commissione la possibilità di utilizzare i finanziamenti europei, anche nell’ambito del prossimo periodo di programmazione, per aumentare la capacità delle infrastrutture di trasporto di petrolio e gas nella regione.
Su questo punto Jørgensen ha riconosciuto le difficoltà affrontate da alcuni Stati membri nell’attuazione della strategia REPowerEU, che prevede l’eliminazione delle importazioni di gas russo.
“Questa è una sfida per alcuni Paesi. Lo sappiamo molto bene ed è anche per questo che stiamo cercando di fornire tutto l’aiuto possibile da parte della Commissione”, ha assicurato.
Il commissario ha inoltre sottolineato l’importanza della solidarietà regionale, giudicando positivamente la cooperazione tra i Paesi dell’Europa centrale in materia di sicurezza energetica.
Jørgensen: “Prezzi estremamente elevati, ci aspetta un inverno difficile”
La gravità della situazione energetica europea è stata riconosciuta dallo stesso commissario Jørgensen, che ha messo in guardia dalle conseguenze delle tensioni geopolitiche sui costi sostenuti da famiglie e imprese.
“Stiamo attraversando un momento molto difficile. Non c’è dubbio che la situazione geopolitica mondiale stia influenzando anche la vita dei cittadini dei vostri quattro Paesi e dell’Unione europea nel suo complesso”, ha dichiarato.
“Stiamo registrando prezzi dell’energia estremamente elevati, che i cittadini avvertono ogni giorno quando fanno rifornimento, pagano le bollette o accendono il riscaldamento. Ci avviciniamo a un inverno che sarà molto difficile per molti dei nostri cittadini. Le nostre imprese faticano a competere, quindi la situazione è estremamente grave”, ha aggiunto.
Il tema è stato affrontato anche dai capi di Stato e di governo dell’Unione durante il Consiglio europeo della scorsa settimana. “I nostri leader hanno concluso che dobbiamo valutare ulteriori sforzi per ridurre i prezzi, ed è quello che stiamo facendo”, ha spiegato il commissario, evidenziando l’importanza del confronto con i quattro Paesi dell’Europa centrale.
Jørgensen ha tuttavia invitato a distinguere gli interventi necessari per affrontare l’emergenza dalle scelte strategiche di lungo periodo.
“Dobbiamo assicurarci di aiutare i nostri cittadini nel miglior modo possibile. Dobbiamo farlo attraverso misure mirate e temporanee, per non rischiare di compromettere la nostra strategia di lungo termine”, ha affermato.
Prezzi elevati e dipendenza dai mercati internazionali
Le tensioni geopolitiche e la dipendenza dalle importazioni continuano a pesare sulla competitività industriale europea, con forti differenze di prezzo tra gli Stati membri. Il 19 ottobre, il gas naturale al TTF di Amsterdam ha oscillato intorno agli 89 euro/MWh, mentre sul mercato elettrico all’ingrosso il PUN Index GME italiano si è attestato a 262,63 euro/MWh. Prezzi elevati anche in Ungheria, dove la media giornaliera day-ahead ha raggiunto 292,39 euro/MWh, e in Slovacchia (253,03 euro/MWh), contro i 213,63 euro/MWh della Repubblica Ceca e i 204,58 euro/MWh della Polonia. Ancora più marcata la differenza con la Finlandia, dove il prezzo medio giornaliero si è fermato a 22,61 euro/MWh. A preoccupare è anche il livello degli stoccaggi di gas europei, pieni per circa il 74%, mentre in Germania si fermano al 61%, in vista dell’aumento dei consumi invernali.
A preoccupare è anche il livello degli stoccaggi di gas europei, pieni per circa il 74%, mentre in Germania si fermano al 61%, in vista dell’aumento dei consumi invernali.
Jørgensen ha ricordato che, dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, l’Europa ha compiuto progressi significativi nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento e nella riduzione dei consumi. “Oggi siamo sotto molti aspetti meglio preparati rispetto al 2022, quando la Russia ha avviato la sua terribile invasione su vasta scala dell’Ucraina. Abbiamo diversificato maggiormente le nostre fonti energetiche, siamo più efficienti dal punto di vista energetico e utilizziamo il 18% di gas in meno rispetto al 2022”, ha ricordato.
Senza questi interventi, ha aggiunto, l’Unione si troverebbe oggi in una situazione ancora più difficile. I risultati raggiunti non sono però sufficienti a mettere al riparo cittadini e imprese dalle conseguenze delle crisi internazionali. “Prima dipendevamo dalla Russia e ora stiamo uscendo da questa dipendenza. È una buona cosa. Ma la situazione attuale dimostra che oggi dipendiamo dal mercato globale e che una crisi in Medio Oriente può avere conseguenze sui cittadini qui a Bratislava”, ha osservato Jørgensen.
Il problema, secondo il commissario, è rappresentato dall’eccessiva dipendenza europea dalle importazioni energetiche.
“Come è possibile che accada? Accade perché importiamo troppo. Quindi la nostra strategia è chiara: dobbiamo liberarci da questa dipendenza”.
Per raggiungere questo obiettivo, Bruxelles intende continuare a puntare sulle energie rinnovabili, sul nucleare, sulla diversificazione degli approvvigionamenti e sull’efficienza energetica.
Dopo il 2030, i V4 chiedono neutralità tecnologica e pari trattamento per il nucleare
La riunione di Bratislava ha consentito di affrontare anche il futuro della politica energetica europea dopo il 2030, con particolare attenzione al principio della neutralità tecnologica.
Saková ha spiegato che i quattro Paesi chiedono alla Commissione di riconoscere le specificità dei diversi sistemi energetici nazionali e di garantire a ciascuno Stato membro la possibilità di definire il proprio mix energetico in funzione delle caratteristiche geografiche e industriali.
“Riteniamo che ogni Paese debba avere la possibilità di preparare il proprio mix energetico tenendo conto della posizione geografica e della struttura industriale”, ha dichiarato.
La vicepremier ha richiamato in particolare il ruolo del nucleare nella produzione elettrica slovacca, ricordando che, secondo i dati da lei citati, l’85% dell’elettricità nazionale proviene da fonti decarbonizzate.
Saková ha inoltre sottolineato il paradosso rappresentato dagli elevati prezzi dell’elettricità pagati nella regione, nonostante la Slovacchia disponga di una produzione largamente decarbonizzata ed esporti energia elettrica.
“Chiediamo alla Commissione europea di mettere il nucleare sullo stesso piano delle altre fonti energetiche, indipendentemente dal fatto che in un Paese prevalga il nucleare, l’eolico oppure il solare”, ha affermato.
La ministra ha ricordato che la Slovacchia aderisce all’alleanza europea per il nucleare e considera questa tecnologia una componente essenziale della propria sicurezza energetica.
Anche Jørgensen ha riconosciuto l’importanza della questione.
“La neutralità tecnologica è stata una questione centrale nell’agenda di tutti gli Stati membri e naturalmente ne terrò conto”, ha assicurato il commissario.
Jørgensen ha inoltre richiamato la necessità di rafforzare le connessioni energetiche tra i Paesi europei, affinché tutti possano beneficiare della transizione.
“Abbiamo bisogno di essere connessi in Europa, in modo che tutti i Paesi possano beneficiare della transizione. Dobbiamo assicurarci di realizzarla in un modo che consenta alle nostre industrie di adattarsi e diventare più competitive”, ha sottolineato.
Decarbonizzazione e sicurezza energetica restano priorità europee
Nella parte conclusiva dell’intervento, Jørgensen ha insistito sulla necessità di considerare la politica energetica non soltanto come una questione economica, ma anche come una componente essenziale della sicurezza europea.
“Viviamo in tempi turbolenti. La politica energetica riguarda la vita quotidiana dei nostri cittadini e delle nostre imprese, perché i prezzi sono troppo elevati. Ma riguarda anche la nostra sicurezza, perché in un mondo turbolento come quello in cui viviamo, la sicurezza energetica è anche la sicurezza delle nostre società nel loro complesso”, ha dichiarato.
Il commissario ha infine ribadito che la decarbonizzazione rimane una priorità dell’agenda politica europea, richiamando anche i problemi provocati durante l’estate dalle temperature record, che hanno avuto ripercussioni sul funzionamento di alcune centrali nucleari europee, comprese quelle della regione.
“Tutti questi problemi sono estremamente gravi. La buona notizia è che conosciamo la via d’uscita e che le soluzioni esistono”, ha concluso.

