Il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre si è concluso a Bruxelles senza un accordo sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea, con una nuova richiesta di finanziamenti da parte dell’Ucraina e profonde divisioni tra gli Stati membri sulle politiche energetiche e migratorie. I Ventisette hanno invece trovato un terreno comune sulla necessità di rafforzare gli strumenti di difesa commerciale dell’UE, soprattutto per contrastare le distorsioni del mercato provocate dalla concorrenza cinese.

I due giorni di negoziazioni a Bruxelles hanno evidenziato le difficoltà dei leader UE nel conciliare le nuove priorità strategiche, dalla difesa alla competitività industriale, con la volontà di diversi governi di contenere la spesa comunitaria. Sullo sfondo, il deterioramento della situazione internazionale, la guerra in Ucraina e le tensioni con Washington, ulteriormente aggravate dalla decisione dell’amministrazione Trump di allentare temporaneamente le sanzioni sul diesel russo.

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Bilancio UE, tramonta la proposta irlandese. Ora tocca a Costa

Il principale nodo politico resta il quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034. La proposta presentata dalla presidenza irlandese del Consiglio UE il 10 ottobre scorso e che prevede una riduzione complessiva di 141 miliardi di euro rispetto al progetto iniziale della Commissione europea, non è riuscita a ottenere il consenso necessario. Secondo quanto ricostruito da Euronews, la scatola negoziale irlandese è ormai politicamente superata, dopo che il confronto tra i governi ha confermato la distanza tra i Paesi cosiddetti “frugali”, favorevoli a una riduzione della spesa, e gli “Amici della coesione”, prevalentemente dell’Europa meridionale e orientale, contrari a un ridimensionamento dei finanziamenti destinati all’agricoltura e alle politiche regionali.

A prendere in mano il negoziato sarà ora il presidente del Consiglio europeo António Costa, incaricato dai leader di lavorare a un nuovo compromesso. L’obiettivo indicato nelle conclusioni ufficiali resta ancora quello di raggiungere un’intesa entro la fine del 2026, così da consentire l’approvazione degli atti legislativi nel corso del 2027 e garantire la continuità dei finanziamenti europei dal gennaio 2028. Tuttavia, il rispetto di questa scadenza appare sempre più incerto. Costa dovrebbe presentare una nuova proposta nelle prossime settimane, possibilmente prima del vertice straordinario del 26 novembre, intervenendo su tre aspetti particolarmente controversi: il livello dei contributi nazionali, il sistema delle nuove risorse proprie e il ripristino degli strumenti di flessibilità ridimensionati dalla presidenza irlandese.

La questione non riguarda soltanto le dimensioni complessive del bilancio, ma anche la ripartizione delle risorse tra le politiche tradizionali dell’Unione e le nuove priorità, dalla difesa alla competitività. Un equilibrio che continua a dividere i governi, mentre il Parlamento europeo insiste sulla necessità di un bilancio più ambizioso.

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Ucraina, Zelensky chiede altri 70 miliardi. L’UE critica Trump

Il sostegno all’Ucraina è stato uno dei temi dominanti della seconda giornata del vertice, segnata dalla partecipazione del presidente Volodymyr Zelensky e dalle crescenti tensioni con l’amministrazione statunitense.

Zelensky ha chiesto ai leader europei ulteriori 70 miliardi di euro di assistenza finanziaria e militare per il 2027, una cifra che mette in discussione le precedenti previsioni secondo cui il prestito europeo da 90 miliardi avrebbe dovuto coprire le esigenze ucraine per il biennio 2026-2027.

La nuova richiesta apre un problema politico e finanziario per Bruxelles. Infatti, il ricorso a ulteriore debito comune incontra la resistenza di alcuni governi, mentre continua a dividere gli Stati membri l’ipotesi di utilizzare i beni russi immobilizzati nell’Unione. Un’altra possibilità sarebbe quella di aumentare i contributi bilaterali, con il rischio però di concentrare gli oneri sui Paesi maggiormente disponibili a sostenere Kyiv.

Nelle conclusioni, il Consiglio europeo ha chiesto alla Commissione e al Fondo monetario internazionale una valutazione aggiornata delle necessità finanziarie e militari dell’Ucraina, ribadendo l’impegno a garantire la continuità del sostegno.

I leader hanno inoltre accolto favorevolmente lo sblocco di 6,6 miliardi di euro nell’ambito dello Strumento europeo per la pace e l’accordo per prorogare e rivedere il mandato della missione europea di assistenza militare all’Ucraina.

Il confronto è stato segnato anche dalle critiche alla decisione del presidente americano Donald Trump di sospendere temporaneamente le sanzioni sul diesel russo. Una scelta contestata dai leader europei e dallo stesso Zelensky, secondo il quale l’allentamento della pressione economica su Mosca rischia di favorire il proseguimento della guerra.

Il Consiglio europeo ha espresso formalmente rammarico per la decisione statunitense, ribadendo la necessità di ridurre le entrate energetiche della Russia, contrastare l’elusione delle sanzioni e rafforzare le misure contro la cosiddetta flotta ombra utilizzata da Mosca per esportare petrolio.

Migranti, tentativo di distensione tra Meloni e Sánchez

Anche il dossier migratorio ha confermato le divisioni tra i Ventisette, nonostante un tentativo di riavvicinamento tra Italia e Spagna dopo le tensioni degli ultimi mesi.

Sempre secondo quanto ricostruito da Euronews, Roma e Madrid hanno compiuto un primo passo verso il superamento della controversia sui controlli alle frontiere introdotti in seguito alla crisi di Ceuta. L’Italia ha prorogato di una settimana le proprie misure temporanee, allineandone la scadenza a quella dei controlli spagnoli del 22 ottobre, mentre i ministri dell’Interno dei due Paesi dovrebbero concordare soluzioni alternative.

Il clima più conciliante tra Giorgia Meloni e Pedro Sánchez non ha tuttavia impedito nuove tensioni sulla politica migratoria spagnola. La premier danese Mette Frederiksen ha criticato il programma di regolarizzazione di circa 600 mila migranti previsto da Madrid, chiedendo alla Commissione europea di esaminarne le conseguenze per gli altri Stati membri.

Prima della discussione formale, Meloni, Frederiksen e il primo ministro olandese Rob Jetten hanno promosso un incontro informale con altri 17 leader europei per discutere di soluzioni innovative nella gestione dei flussi migratori. Italia, Danimarca e Polonia hanno inoltre cercato di inserire nelle conclusioni un riferimento esplicito alla necessità di evitare misure che possano incentivare l’immigrazione irregolare. La formulazione non è stata però accolta.

Il testo finale si limita a registrare l’intenzione della Commissione di lavorare con gli Stati membri allo sviluppo di un quadro di emergenza e ad affrontare le diverse forme di strumentalizzazione della migrazione. Una soluzione di compromesso che rinvia a un successivo vertice le questioni più controverse.

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Energia, l’Italia chiede misure contro il caro prezzi. Scontro sul sistema ETS

Il costo dell’energia ha provocato uno dei confronti più accesi del vertice, mettendo in evidenza le divergenze tra i governi sul rapporto tra competitività industriale e politiche climatiche. Italia, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia hanno sostenuto la necessità di nuovi interventi per contenere le oscillazioni dei prezzi dell’elettricità e rivedere alcuni aspetti del sistema europeo di scambio delle quote di emissione, l’ETS.

La richiesta ha incontrato le resistenze dei Paesi nordici, in particolare Finlandia, Danimarca e Svezia, contrari a indebolire uno degli strumenti centrali della politica climatica europea.

In conclusione, è prevalsa una formulazione di compromesso. Il Consiglio europeo ha invitato la Commissione a valutare ulteriori misure di breve periodo per contrastare l’aumento dei prezzi energetici, tenendo conto delle differenti condizioni dei mercati nazionali.

I leader hanno inoltre chiesto di accelerare l’esame della riserva stabilizzatrice del mercato delle emissioni, con l’obiettivo di ridurre l’eccessiva volatilità dei prezzi della CO2. Per quanto riguarda l’ETS, il testo ribadisce contemporaneamente la necessità di garantire prezzi del carbonio prevedibili e di preservare il ruolo del sistema nella transizione energetica.

Bruxelles dovrà anche aggiornare la valutazione dell’impatto dell’ETS2, il nuovo sistema relativo ai combustibili utilizzati principalmente negli edifici e nel trasporto stradale, con particolare attenzione alle misure di salvaguardia.

Tra le altre indicazioni figura il sostegno al possibile prolungamento del quadro temporaneo sugli aiuti di Stato per i settori industriali maggiormente esposti, al rafforzamento della capacità delle raffinerie europee e agli acquisti aggregati di energia su base volontaria.

Cina, Bruxelles prepara nuovi strumenti di difesa commerciale

Se su bilancio ed energia sono emerse profonde divergenze, i leader hanno però mostrato una maggiore convergenza sulla necessità di difendere l’industria europea dalle distorsioni della concorrenza internazionale, con particolare attenzione alla Cina, anche alla luce della recente missione del commissario al Commercio, Maros Sefcovic.

Il confronto si è concentrato sugli squilibri commerciali e sulle sovraccapacità produttive cinesi, che esercitano una pressione crescente su diversi settori industriali europei, in particolare chimica e macchinari.

Secondo Euronews, i governi hanno sollecitato la Commissione a predisporre nuovi strumenti di difesa commerciale, tra cui possibili salvaguardie, quote e dazi, per reagire più rapidamente alle importazioni considerate dannose per la produzione europea.

La discussione arriva pochi giorni dopo i colloqui commerciali tra Bruxelles e Pechino, che hanno portato a un primo accordo per moderare le esportazioni cinesi di veicoli ibridi verso il mercato europeo.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha sostenuto la necessità di rafforzare gli strumenti contro i sussidi eccessivi, le sovraccapacità produttive e le distorsioni valutarie che alterano le condizioni della concorrenza internazionale. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha confermato l’intenzione dell’esecutivo europeo di lavorare a nuove misure, mentre restano allo studio strumenti per favorire la diversificazione dei fornitori di materie prime strategiche e forme di solidarietà tra Stati membri in caso di ritorsioni commerciali.

Nelle conclusioni ufficiali, i Ventisette hanno chiesto alla Commissione di perseguire un dialogo orientato ai risultati sugli squilibri macroeconomici globali e di rafforzare con urgenza gli strumenti a disposizione dell’Unione.

Difesa, Medio Oriente e Corte penale internazionale

Il Consiglio europeo ha affrontato anche gli altri dossier di politica estera e sicurezza, chiedendo di accelerare il rafforzamento delle capacità di difesa europee, in particolare sul fronte orientale, e di contrastare gli attacchi ibridi e le incursioni di droni.

Sul Medio Oriente, i leader hanno condannato l’escalation militare e gli attacchi iraniani contro i Paesi della regione, riaffermando la necessità di garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Per Gaza hanno chiesto a Israele di assicurare l’accesso degli aiuti umanitari e hanno ribadito il sostegno alla soluzione dei due Stati, condannando l’espansione degli insediamenti illegali in Cisgiordania.

Particolarmente significativa anche la posizione sulle sanzioni statunitensi alla Corte penale internazionale. I Ventisette hanno invitato Washington a revocarle e chiesto alla Commissione di contribuire alla protezione della Corte, anche attenuando le conseguenze delle misure per le imprese europee che le forniscono servizi.

[a cura di Simone Cantarini]

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