Un lungo silenzio, uno sguardo agli appunti sul leggio e un sorriso ironico, prima che la sala stampa scoppiasse a ridere. È stata questa la risposta del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy a una domanda di Sky News sul suo rapporto con il presidente USA, Donald Trump, durante la conferenza stampa seguita al suo intervento al Consiglio europeo di Bruxelles, venerdì 16 ottobre. Una “non risposta” quella del presidente ucraino che vale molto di più di molte spiegazioni su un rapporto che ha visto in questi mesi il presidente americano cambiare più volte campo, usando la crisi ucraina anzitutto per risolvere i propri problemi interni. “È diventato il capro espiatorio delle difficoltà di Trump in vista delle elezioni di metà mandato?”, ha chiesto a Zelensky il giornalista di Sky News. Zelensky ha lasciato trascorrere alcuni secondi senza pronunciare una parola, guardando i cronisti, per poi limitarsi a osservare: “Questa è la mia risposta”.

L’episodio riassume il momento particolarmente delicato nei rapporti tra Kyiv e Washington, dopo le nuove critiche del presidente americano Donald Trump nei confronti dell’Ucraina e del suo leader. Trump ha definito “vergognosi” gli attacchi ucraini contro le raffinerie russe, attribuendo loro parte della responsabilità dell’aumento dei prezzi dei carburanti negli Stati Uniti, nonostante buona parte dei prodotti raffinati giunga proprio dai Paesi direttamente colpiti dalla crisi con l’Iran avviata da Washington e dallo Stato di Israele lo scorso 28 febbraio, mentre si avvicinano le elezioni di metà mandato. Il presidente americano ha inoltre messo in discussione la leadership di Zelensky, invitando l’Ucraina a scegliere una guida diversa per raggiungere la pace.

Le dichiarazioni di Trump sono state accolte favorevolmente dal Cremlino, che ha visto nelle critiche americane una conferma delle proprie posizioni. Mosca ha inoltre accusato Zelensky di voler proseguire il conflitto, attribuendo a Kyiv la responsabilità del mancato avanzamento dei negoziati, mentre continuano gli attacchi russi contro le infrastrutture energetiche ucraine. Una lettura respinta dal governo ucraino, secondo il quale è proprio la Russia a non mostrare alcuna disponibilità concreta a interrompere le ostilità.

La controversia è esplosa dopo l’annuncio da parte di Trump di una presunta tregua energetica tra Russia e Ucraina, che avrebbe dovuto fermare gli attacchi contro le rispettive infrastrutture. Kyiv ha sostenuto di non essere stata informata di un accordo tra Washington e Mosca e ha denunciato la prosecuzione dei bombardamenti russi contro la propria rete elettrica. In un’intervista al Financial Times pubblicata il 15 ottobre, Zelenskyy aveva dichiarato esaurita la pazienza dell’Ucraina, annunciando la fine della sospensione degli attacchi contro le raffinerie russe.

L’arrivo al Consiglio europeo del presidente ucraino era stato preceduto da una serie di incontri con i leader UE, mirati a ottenere ulteriore sostegno militare, soprattutto nella difesa aerea. Nel punto stampa congiunto prima della riunione con i capi di governo dell’UE e il leader ucraino, i presidenti António Costa e Ursula von der Leyen hanno ribadito il pieno sostegno dell’Unione all’Ucraina, escludendo qualsiasi allentamento delle sanzioni contro Mosca. “Non revocheremo alcuna sanzione finché la Russia non fermerà la guerra”, ha assicurato von der Leyen, accusando il Cremlino di non aver rispettato neppure per un minuto la tregua energetica proposta da Trump. Costa ha chiesto di aumentare la pressione sulla Russia per costringerla a negoziare. Zelensky, da parte sua, ha sollecitato nuovi aiuti per la difesa aerea e le infrastrutture energetiche, sottolineando la necessità di programmare il sostegno finanziario e militare europeo non soltanto per il 2026, ma anche per il 2027.

Il Belgio conferma il supporto all’Ucraina ma continua a tergiversare sull’utilizzo degli asset russi congelati

Zelensky difende la sua posizione dura contro Trump

Nella conferenza stampa organizzata dopo l’incontro i leader UE, Zelensky ha affrontato le sue recenti dichiarazioni relativi alla possibilità che le forze ucraine continuino a colpire gli impianti petroliferi russi nonostante le pressioni americane. Rispondendo alle domande dei giornalisti, il presidente ucraino ha evitato di fornire dettagli sulle prossime operazioni militari, lanciando però un avvertimento: “Succederanno delle cose. Vedrete”. Giovedì, in un’intervista al Financial Times, Zelensky aveva annunciato di considerare terminato il rispetto della tregua unilaterale annunciata da Trump, criticando duramente l’accordo sul diesel fra Washington e Mosca.

Il presidente ucraino ha inoltre difeso le proprie recenti dichiarazioni su Trump, al quale aveva attribuito una particolare simpatia per i leader autoritari e per le persone molto ricche. Secondo alcune indiscrezioni, diversi leader europei avrebbero dovuto manifestargli il proprio disappunto per quelle parole. Zelensky ha però smentito di aver ricevuto critiche durante il confronto con i Ventisette. “Ho sentito sostegno e soltanto sostegno da parte dei nostri colleghi europei”, ha assicurato, rivendicando come pienamente giustificata la propria posizione nei confronti del presidente americano.

Le tensioni con Washington riguardano anche la dipendenza delle forze armate ucraine dalle tecnologie statunitensi, a cominciare da Starlink. Dopo le limitazioni introdotte al funzionamento dei terminali satellitari impiegati per le operazioni militari, Zelensky ha confermato che il servizio è stato in larga parte ripristinato, ma non ha ancora recuperato la piena velocità operativa.

Il rallentamento delle connessioni ha avuto conseguenze soprattutto sull’impiego dei droni ucraini utilizzati per intercettare i velivoli russi a propulsione a reazione. Il presidente ha spiegato che il ministero della Difesa di Kyiv mantiene contatti quotidiani con Starlink e con le autorità americane per risolvere definitivamente il problema, esprimendo fiducia in un prossimo ripristino delle capacità precedenti.

La vicenda ha alimentato nuove preoccupazioni sull’affidabilità delle forniture tecnologiche statunitensi. Nei giorni scorsi Zelensky aveva sostenuto che le restrizioni non fossero riconducibili a un guasto tecnico, ma a una scelta politica. Elon Musk aveva replicato precisando che i sistemi Starshield sono sotto il controllo del governo degli Stati Uniti e che le decisioni sulle eventuali limitazioni operative spettano alle autorità militari americane e, in ultima istanza, al presidente. Anche la Polonia, che contribuisce a finanziare l’utilizzo di Starlink da parte dell’Ucraina, ha criticato le restrizioni.

Prosegue il pressing di Zelensky sugli alleati europei per rafforzare le difese aeree ucraine

L’Europa fornisca i Patriot all’Ucraina 

L’incertezza sul sostegno americano si riflette soprattutto sulla disponibilità di sistemi di difesa aerea, diventati la principale richiesta di Zelenskyy agli alleati europei. Durante la conferenza stampa, il presidente ucraino ha spiegato che le scorte europee di intercettori PAC-2 e PAC-3, utilizzati dai sistemi Patriot, sarebbero sufficienti a garantire almeno il fabbisogno minimo dell’Ucraina durante l’inverno. Il problema, secondo Kyiv, è che gran parte di questi missili viene attualmente destinata al Medio Oriente.

“La maggior parte dei missili PAC-2 e PAC-3 viene inviata in Medio Oriente”, ha dichiarato Zelensky. “Non è un segreto che in questo momento non siamo una priorità per questi missili”, ha aggiunto.

Kyiv sta cercando di raccogliere quantitativi anche limitati di intercettori dai diversi Paesi europei, nel tentativo di proteggere le proprie città e le infrastrutture energetiche dalla campagna di bombardamenti russi. Zelensky ha sottolineato che l’Ucraina non chiede necessariamente di ricevere tutte le disponibilità degli alleati, ma almeno le quantità indispensabili per superare l’inverno. Il presidente ucraino ha espresso particolare incomprensione per l’intesa energetica annunciata tra Stati Uniti e Russia, sostenendo che Kyiv non ne fosse stata informata. “È stata una sorpresa per tutti”, ha dichiarato. La richiesta ucraina, ha spiegato, era invece molto semplice: una tregua effettiva sugli attacchi alle infrastrutture energetiche. Ma Mosca, ha denunciato, ha continuato a bombardare la rete elettrica ucraina.

“Se continueranno ad attaccare la nostra rete energetica, dateci missili antibalistici affinché possa proteggere i nostri impianti energetici”, ha affermato Zelensky, aggiungendo di non aver ricevuto quanto richiesto e definendo “strana” la posizione americana.

Per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti, Kyiv punta anche allo sviluppo congiunto con i partner europei del sistema antimissile FREYJA. Secondo Zelensky, il progetto potrebbe offrire una soluzione più rapida ed economica da produrre rispetto ad alcune delle capacità attualmente disponibili, con benefici non soltanto per l’Ucraina ma anche per gli stessi Paesi europei.

In conferenza stampa, Zelensky ha inoltre affrontato il delicato tema delle risorse finanziarie necessarie a sostenere la guerra, mentre tra i leader europei si è riaperto al Consiglio europeo il dibattito sull’utilizzo di beni sovrani russi immobilizzati a sostegno dello sforzo bellico ucraino, nonostante la continua opposizione del Belgio a un piano che aveva già bloccato con successo lo scorso anno. Zelensky ha confermato di aver discusso con i leader europei anche degli asset russi congelati, ringraziando per la precedente decisione relativa a un prestito da 90 miliardi di euro. La priorità, ha spiegato, è impedire che Mosca possa tornare a disporre di quelle risorse prima che vengano utilizzate a sostegno dell’Ucraina.

[a cura di Simone Cantarini]

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