Una commissione nominata dal governo norvegese ha raccomandato di consentire al fondo sovrano del paese, che gestisce 2.300 miliardi di dollari, di investire nelle grandi aziende occidentali della difesa oggi escluse per il loro coinvolgimento nella produzione di armi nucleari. La proposta, presentata giovedì 15 ottobre, fa parte di una revisione più ampia delle regole etiche che disciplinano il fondo, il più grande al mondo. Se fosse adottata da governo e parlamento, potrebbe portare a investimenti per decine di miliardi di dollari nel settore.

La commissione è presieduta dall’ex governatore della banca centrale Svein Gjedrem e ha consegnato al ministro delle Finanze Jens Stoltenberg un rapporto di 434 pagine intitolato “En ansvarlig, finansiell forvaltning” (Una gestione finanziaria responsabile). Il criterio sulle armi nucleari non viene eliminato ma ridefinito: l’esclusione resterebbe, con una deroga per le aziende con sede in uno Stato dotato di armi nucleari riconosciuto dal Trattato di non proliferazione e alleato della Norvegia. Nel testo la commissione afferma che “diverse aziende europee e statunitensi che producono componenti per armi nucleari possono quindi essere reinserite”.

Le regole attuali impediscono al fondo di acquistare quote di società come Airbus, Boeing, BAE Systems e Lockheed Martin. L’elenco delle esclusioni comprende anche Safran, Thales, BWX Technologies, Northrop Grumman, Fluor, General Dynamics, Huntington Ingalls, Jacobs Solutions, L3Harris Technologies e L&T. Le aziende escluse per lo sviluppo o la produzione di armi nucleari o di loro componenti sono 14, e altri motivi di esclusione, come la valutazione della condotta aziendale, resterebbero applicabili.

Il rapporto prevede anche una modifica del processo decisionale. Il Consiglio etico resterebbe un organo indipendente, ma non potrebbe più raccomandare l’esclusione di singole società, decisione che spetterebbe alla banca centrale Norges Bank. La commissione indica inoltre una soglia alta per le esclusioni e suggerisce di ricorrere prima ai diritti di azionista.

Il contesto politico

Stoltenberg, ex segretario generale della Nato, aveva chiesto la revisione citando il mutato quadro di sicurezza globale e la dipendenza della Norvegia dall’ombrello nucleare dell’Alleanza. Il ministro ha richiamato anche la concentrazione del fondo in poche società, in gran parte grandi gruppi tecnologici statunitensi: le prime dieci valgono più del 20% del portafoglio azionario. Ha detto che la sua priorità è mantenere il fondo ampiamente diversificato, e ha definito un paradosso il fatto che aziende da cui la Norvegia acquista armi per miliardi siano escluse dal fondo perché producono anche armi nucleari.

La revisione segue la decisione presa lo scorso novembre di sospendere le raccomandazioni di esclusione del Consiglio etico, dopo le proteste dell’amministrazione Trump per il disinvestimento dalla Caterpillar, legato all’uso dei suoi mezzi a Gaza e in Cisgiordania. Il fondo finanzia circa un quarto della spesa pubblica norvegese, e le proposte dovrebbero confluire nella relazione annuale del governo sul fondo, attesa nella primavera del 2027.

La raccomandazione è stata approvata all’unanimità dalla commissione, in un quadro in cui pesano anche le polemiche sugli investimenti legati a Israele. Un editoriale del sito vg.no ha giudicato la direzione corretta, osservando che la Norvegia fa parte di un’alleanza che considera le armi nucleari centrali nella propria deterrenza.

La segretaria generale della Croce Rossa norvegese, Grete Herlofson, ha definito invece incomprensibile, sul piano etico e umanitario, investire in produttori di armi nucleari, avvertendo che la scelta indebolirebbe lo stigma internazionale su queste armi e ne aumenterebbe il rischio di impiego.

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