Hanno preso il via martedì le annuali esercitazioni di deterrenza nucleare della NATO, Steadfast Noon. Come annunciato la settimana scorsa durante un briefing con la stampa dal responsabile della politica nucleare dell’Alleanza atlantica, Nassima Barrows, le esercitazioni si tengono in Italia e vi partecipano 17 nazioni e la sua portata complessiva è in linea con le edizioni precedenti.
Secondo quanto si legge in una nota diramata dalla NATO, nell’esercitazione Steadfast Noon non vengono utilizzate armi vere e non è “è collegata agli eventi mondiali in corso e non è diretta contro alcun Paese”. L’esercitazione, precisa ancora l’Alleanza atlantica, “è un’attività di addestramento di routine, pianificata da tempo, che rientra negli sforzi della NATO per mantenere la prontezza operativa e testare le procedure che contribuiscono alla deterrenza e alla difesa dell’Alleanza”.
Il segretario Generale della NATO, Mark Rutte, ha sottolineato che “la NATO è un’Alleanza difensiva”, precisando che l’esercitazione aiuta a “garantire una capacità sicura, efficace e credibile per preservare la pace, prevenire la coercizione e scoraggiare l’aggressione”, inviando inoltre “un chiaro messaggio di unità e determinazione”.
Come sottolinea il sito statunitense specializzato in difesa Stars and Stripes, l’esercitazione si svolge inoltre sullo sfondo di un recente rapporto commissionato dal Comando europeo degli Stati Uniti, secondo il quale il Cremlino probabilmente darà priorità allo sviluppo di capacità nucleari offensive più sofisticate piuttosto che a un sostanziale ampliamento del proprio arsenale.
L’esercitazione Steadfast Noon prevede in genere l’impiego di decine di velivoli per esercitazioni pratiche di utilizzo di armi nucleari nell’arco di due settimane. Nell’ambito degli accordi di condivisione nucleare della NATO, gli Stati Uniti mantengono un arsenale di armi nucleari in diverse basi in Europa, mentre alcuni alleati europei forniscono aerei ed equipaggi addestrati per il loro trasporto in caso di conflitto nucleare.
NATO e Stati Uniti non hanno mai ufficialmente rivelato l’ubicazione degli arsenali, ma sarebbero situati in Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Turchia. Secondo quanto riportato a luglio dall’agenzia di stampa tedesca DPA, l’Alleanza atlantica starebbe valutando la possibilità di ampliare il proprio deterrente nucleare in Europa, includendo il possibile dispiegamento di ulteriori armi nucleari statunitensi, in particolare in Polonia, Finlandia e Lituania.
Le esercitazioni giungono a poche settimane dalla minaccia lanciata dalla Russia di ricorrere all’impiego di armi nucleari nel caso in cui l’alleanza occidentale tentasse di isolare Kaliningrad, un’exclave russa che si affaccia sul Mar Baltico.
Un rapporto pubblicato la scorsa settimana dal Royal United Services Institute, un think tank britannico specializzato in difesa, la Russia sta sviluppando armi ipersoniche, i missili a medio raggio e i sistemi progettati per interferire con i satelliti e difese missilistiche occidentali. Secondo il rapporto, tali capacità potrebbero fornire a Mosca ulteriori opzioni in caso di confronto con la NATO, inclusi attacchi contro basi militari e centri di comando.
Alcune di queste armi potrebbero essere dotate di testate nucleari a basso potenziale, progettate per essere utilizzate contro obiettivi militari piuttosto che contro le città. “È probabile che l’arsenale russo ritorni a un modello in qualche modo più simile, ma non identico, a quello sovietico, con una forte enfasi sulle capacità associate agli attacchi precoci”, si legge nel rapporto.

